Aveva già accusato falsamente un innocente di omicidio. E sull’incendio alla torrefazione Guglielmo le sue dichiarazioni non avevano trovato neppure riscontri minimi. È la valutazione contenuta in un’ordinanza di archiviazione del Tribunale di Catanzaro su Saverio Giampà, detto “Nerone”, oggi tra i testimoni al centro dell’ultima ricostruzione della Commissione parlamentare sulla morte di David Rossi.
Il documento, esaminato da Calabria7, è firmato dal giudice Luca Bonifacio e porta la data del 16 luglio 2025. Dispone l’archiviazione del procedimento a carico di Raffaele Carè, difeso dall’avvocato Antonio Ludovico, nell’inchiesta sull’incendio del 28 luglio 2022 allo stabilimento Guglielmo di Copanello, nel comune di Stalettì.
Le false accuse di omicidio richiamate dal gip
Nell’ordinanza Giampà viene indicato come l’unica fonte che attribuiva una responsabilità individuale a Carè. Bonifacio ricorda che aveva già fornito all’autorità giudiziaria “informazioni mendaci, accusando falsamente un innocente del reato di omicidio”.
Nella ricostruzione della richiesta del pubblico ministero, il provvedimento richiama una condanna per calunnia in concorso e false informazioni al pm pronunciata dalla Corte d’assise di Firenze. Si tratta di una sentenza datata 26 novembre 2002.
Da qui la necessità di valutare la credibilità della fonte “nel caso di specie” e “con estremo rigore”, alla luce dei precedenti giudizi negativi richiamati nelle carte.
L’incendio alla Guglielmo e la lettera anonima
L’inchiesta nasce dal rogo del 28 luglio 2022 nelle adiacenze esterne della torrefazione. Le immagini della videosorveglianza documentano un incendio doloso, innescato da un razzo per le segnalazioni di emergenza in mare, lanciato presumibilmente da una collinetta alle spalle dell’azienda.
Il successivo 25 agosto arriva all’Hotel Guglielmo di Catanzaro una lettera anonima indirizzata a Matteo Tubertini, consigliere delegato e socio della società. Il manoscritto indica presunti responsabili e ipotizza una regia legata alla concorrenza commerciale.
Il 9 dicembre 2022, durante un incontro in una gelateria di Bologna, Giampà si presenta a Tubertini come l’autore della lettera. Sentito dagli investigatori il 29 dicembre 2023, inizialmente nega di averla scritta, poi ne riconosce la paternità.
Le informazioni, osserva il gip, non provengono da un’esperienza diretta: Giampà sostiene di averle apprese da una “fonte confidenziale”, rendendo insondabile la loro origine e il percorso attraverso cui gli sarebbero arrivate.
Intercettazioni e tabulati senza conferme alle accuse
Gli investigatori svolgono intercettazioni, analizzano tabulati e filmati, raccolgono dichiarazioni. Il risultato indicato nell’ordinanza è chiaro: nessun riscontro minimo alle accuse rivolte a Carè. Il pubblico ministero rileva inoltre che gli accertamenti avvalorano la ricostruzione difensiva dell’indagato.
Neppure il monitoraggio di Carè offre conferme al racconto. Il giudice annota che l’uomo, ignaro delle intercettazioni, rivendicava la propria estraneità in modo ritenuto non sospetto.
Tra gli episodi esaminati figura anche il ritrovamento di un accendino a forma di cartuccia nella cassetta postale dell’abitazione bolognese di Tubertini. Giampà collega il fatto a Carè, ma l’analisi dell’utenza in uso all’indagato non rileva agganci alle celle di quel territorio nel periodo esaminato. Il gip conclude che la credibilità di Giampà appare “ictu oculi compromessa”. E nel caso Rossi? Dichiarazioni sconnesse e riferite de relato. Ma esaminiamo le carte.
Dal precedente Giampà alle accuse contro Mussari
È nella verifica delle fonti che il precedente Guglielmo si collega alle nuove accuse sulla morte di Rossi. L’ordinanza del 2025 riguarda un’altra inchiesta e non giudica le dichiarazioni sul caso Mps: documenta però una valutazione giudiziaria sull’attendibilità di Giampà.
Calabria7 ha esaminato anche due verbali di sommarie informazioni, redatti dal tenente colonnello Alessandro Fagnani, e un’annotazione di polizia giudiziaria firmata dal tenente colonnello Adolfo Gregori, del Ris di Roma. Gli atti recano timbri di arrivo alla Commissione del 16 ottobre 2026.
Nelle copie consultate l’identità dei dichiaranti è coperta da omissis. Non è quindi possibile attribuire automaticamente a Giampà ogni singolo passaggio. I brani leggibili consentono invece di individuare quali circostanze vengano riferite sul presunto coinvolgimento di Mussari.
Il presunto incontro con Ceccherelli
In uno dei verbali il dichiarante sostiene che Mussari e Gabriele Ceccherelli si sarebbero incontrati di persona, secondo le parole riportate nell’atto, “per prendere accordi su quanto si dovesse fare”.
L’affermazione è collocata fra ampie parti omissate. Nella porzione consultabile non è possibile leggere una data o un luogo dell’incontro, né ricostruire integralmente come la persona ascoltata ne sarebbe venuta a conoscenza.
Nella stessa deposizione compare un altro elemento: il dichiarante attribuisce a Mussari la volontà di gestire direttamente la vicenda perché legato da amicizia a Rossi. Sostiene che, conoscendo Nicolino Grande Aracri e persone a lui vicine, “non voleva che al citato dottor Rossi succedesse nulla di male”.
È dunque la stessa fonte a prospettare un coinvolgimento dell’ex presidente della banca e, contemporaneamente, ad attribuirgli l’intenzione di evitare conseguenze dannose per il manager. Entrambe le affermazioni appartengono al racconto raccolto dalla Commissione.
“Mussari era solo il tramite”
Il riferimento più esplicito al ruolo attribuito a Mussari arriva nella risposta a una domanda su come le persone indicate dal dichiarante avrebbero potuto entrare negli uffici di Mps la sera della morte di Rossi.
La persona ascoltata sostiene che ingresso e uscita sarebbero stati organizzati da “persone/dirigenti di Mps”. Quindi aggiunge: “Preciso che Mussari Giuseppe era solo il tramite e le persone che sarebbero entrate non dovevano essere riprese”. Secondo quel racconto, non ci sarebbe stato un appuntamento: Rossi non avrebbe atteso quelle persone.
“Tramite” è la definizione usata dal dichiarante. Nella comunicazione del 19 ottobre 2026, il presidente della Commissione Gianluca Vinci ha invece indicato per Mussari il presunto ruolo di mandante di un’azione intimidatoria che inizialmente non avrebbe dovuto provocare la morte di Rossi. Le due formulazioni provengono da atti diversi e vanno ricondotte ai rispettivi contesti.
Il finanziamento sportivo e il riferimento a Grande Aracri
Un altro passaggio riguarda il possibile movente economico. Alla domanda su un affare da decine di milioni di euro, la persona ascoltata attribuisce a Mussari l’affermazione secondo cui Nicolino Grande Aracri sarebbe intervenuto perché Mps aveva bloccato lo stanziamento di denaro a una società sportiva.
La ragione del blocco, sempre secondo il dichiarante, sarebbe stata legata ad anomalie riscontrate da Rossi sul finanziamento. La fonte sostiene inoltre che Grande Aracri e persone a lui vicine avessero una quota dell’affare.
Quando gli viene chiesto di identificare la società, però, il dichiarante non ne ricorda la denominazione: riferisce soltanto vaghi ricordi relativi a una squadra di pallacanestro.
Nei passaggi leggibili non viene identificata l’operazione bancaria. Il collegamento fra Mussari, il finanziamento e il presunto intervento di Grande Aracri resta un’affermazione della fonte, da verificare attraverso documenti e riscontri autonomi.
Nell’altro verbale il timore che qualcuno parlasse
Nel secondo verbale, che attesta la presenza di Vinci, viene attribuito a Mussari e Ceccherelli il timore reciproco che l’altro potesse parlare. Secondo il dichiarante, l’intenzione iniziale sarebbe stata soltanto quella di intimidire Rossi, mentre gli eventi sarebbero poi degenerati in un omicidio. La risposta sul ruolo materiale di Ceccherelli si apre con “Mi è stato riferito evidentemente dopo l’evento”.
La replica di Mussari: accuse respinte e azioni legali
Mussari ha definito le dichiarazioni del presidente Vinci “destituite di ogni fondamento” e annunciato iniziative giudiziarie a tutela della propria reputazione. Sui documenti ha aggiunto, al TgLa7: “Il loro contenuto è lunare”.














