Il contante della droga da movimentare, le imprese da rifornire di fatture false, i soldi da trasferire all’estero e una parte dei proventi da destinare agli esponenti della ’ndrangheta detenuti. La “banca occulta” ricostruita dalla Dda di Milano avrebbe tenuto insieme interessi criminali diversi attraverso un unico circuito finanziario, nascosto dietro la copertura di una società di autonoleggio a Pero, nell’hinterland milanese. Denaro, società fittizie, conti esteri e criptovalute erano gli strumenti a disposizione della struttura descritta dagli inquirenti. Con una capacità di rinnovarsi che il gip Luca Milani definisce “rigenerativa”: cambiavano gli schemi, nascevano nuove società, gli affari proseguivano.
La “triade” e i legami con le cosche calabresi
Secondo la ricostruzione accusatoria, al vertice dell’associazione ci sarebbero stati Giuseppe Piscioneri, Paolo Pelaggi e Luigi Mercadante, tutti destinatari della custodia cautelare in carcere. Gli investigatori descrivono una struttura guidata da due stabili referenti delle cosche della ’ndrangheta crotonese, già condannati in via definitiva nelle inchieste Infinito e Aemilia, e da un esponente legato al clan camorristico dei Casalesi. Piscioneri risulta già condannato come affiliato alla locale di ’ndrangheta di Pioltello. Per Pelaggi vengono richiamate precedenti condanne per reati fiscali e fallimentari aggravati dall’agevolazione mafiosa; Mercadante è già stato condannato come appartenente al clan dei Casalesi. Tra i destinatari della custodia in carcere figura anche Salvatore Morabito, che l’ordinanza indica come legato all’omonimo clan. La rete avrebbe operato con il supporto di complici cinesi e albanesi, mettendo in collegamento frodi fiscali, traffico di stupefacenti e riciclaggio internazionale. Nell’inchiesta compaiono inoltre rapporti con la Società foggiana, la cosiddetta Quarta mafia.
“Io sono il tredicesimo”: i rapporti rivendicati con i Bellocco
Gli uffici dell’autonoleggio, secondo i passaggi dell’ordinanza riportati dall’ANSA, erano diventati un punto di riferimento per persone di elevato spessore criminale e un luogo di incontro tra ’ndranghetisti. In un’intercettazione ambientale del 20 novembre 2025, Piscioneri si sarebbe vantato dei propri rapporti con i Bellocco, rivendicando una particolare vicinanza al defunto Giulio Bellocco: “Lui ha dodici fratelli (…) io sono il tredicesimo, per il bene che ci dividiamo”. È il legame rivendicato dall’indagato nella conversazione captata, uno dei passaggi con cui il gip ricostruisce il peso delle relazioni criminali all’interno della rete.
L’accusa all’ex autista: fotografava il registro degli indagati
I dettagli dell’ordinanza, riportati dall’ANSA, precisano le contestazioni nei confronti di Domenico Bruno, ex autista dell’ufficio gip milanese con mansioni di operatore giudiziario e incarichi nella gestione delle somme congelate e depositate nel Fondo unico giustizia. Nell’ordinanza del gip Luca Milani, Bruno viene indicato come l’autore materiale degli accessi abusivi al sistema informatico protetto del Tribunale, effettuati per acquisire “dati e informazioni coperti da segreto d’ufficio”, consultando l’elenco degli indagati. Il tramite sarebbe stato l’avvocato Rocco Romellano. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’avvocato avrebbe riferito a Bruno le richieste di Piscioneri sulle posizioni di alcuni coindagati. Le verifiche sarebbero state compiute nel dicembre 2025, quando l’inchiesta dei pm Grazia Colacicco e Pasquale Addesso era in corso. Per Bruno e Romellano sono stati disposti gli arresti domiciliari. L’ex autista, difeso dall’avvocato Roberto Grittini, era già coinvolto in un altro procedimento sulla gestione dei beni del Fondo unico giustizia ed era stato allontanato dall’ufficio in estate.














