21 Ottobre 2026
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“La verità non ha bisogno della gogna”: l’affondo della Camera Penale di Catanzaro sul caso David Rossi

I penalisti di Catanzaro contro i metodi della Commissione d'inchiesta: "Prima l'esposizione mediatica dell'accusa e poi l'ascolto di chi la subisce. Così si ribalta lo Stato di diritto"

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La Camera Penale di Catanzaro “Alfredo Cantàfora” esprime profondo sgomento per le modalità comunicative adottate dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi.
Gli avvocati penalisti contestano la sequenza temporale con cui sono state diffuse pesanti ipotesi di responsabilità verso persone determinate — tra cui l’avvocato Giuseppe Mussari, evocato persino come ipotetico mandante di un’azione intimidatoria — prima ancora di aver ascoltato i diretti interessati.
Un corto circuito garantista che rischia di trasformarsi in una condanna senza appello, come sottolinea con forza la nota del Consiglio Direttivo: “È proprio questa successione a suscitare una seria preoccupazione: prima la pubblica esposizione di un’ipotesi accusatoria, poi l’ascolto di chi ne è destinatario. Un ordine che rischia di rovesciare il senso stesso del confronto e di produrre, prima ancora di ogni accertamento, una condanna mediatica difficilmente reversibile”.

L’asimmetria della gogna e il valore della presunzione di innocenza

Senza entrare nel merito delle indagini, la Camera Penale pone l’accento sul rispetto dei principi costituzionali che devono guidare anche le istituzioni parlamentari. Chi ricopre ruoli di rilievo ha il dovere politico e morale di pesare le parole, poiché le dichiarazioni pubbliche hanno un impatto devastante sulla reputazione e sulla dignità delle persone, del tutto sproporzionato rispetto alla successiva fase di chiarimento.
Il testo evidenzia il drammatico divario tra la gogna pubblica e la giustizia formale: “L’ascolto successivo non cancella gli effetti di un’accusa già consegnata alla ribalta pubblica. La gogna mediatica ha tempi rapidissimi; la possibilità di chiarire i fatti e di recuperare una reputazione compromessa segue tempi assai diversi”.
“Nessuno – proseguono – può essere consegnato a una responsabilità pubblicamente rappresentata come definita prima che i fatti siano adeguatamente accertati.”

Garanzie e rigore per tutelare la democrazia

Far luce sulla tragica scomparsa dell’ex manager del Monte dei Paschi di Siena è una priorità, ma la ricerca della verità non può e non deve trasformarsi in uno spettacolo mediatico in cui i sospetti vengono scambiati per verdetti già scritti. Le garanzie difensive non rappresentano un intralcio alla giustizia, bensì la colonna portante di una società civile.
Il manifesto dei penalisti catanzaresi si chiude con un forte appello ai valori della democrazia costituzionale:
“La verità non ha bisogno della gogna. Ha bisogno di istituzioni rigorose, capaci di distinguere il sospetto dall’accertamento, l’ipotesi dalla responsabilità e la comunicazione pubblica dal giudizio”.
“Lo Stato di diritto si misura soprattutto quando le accuse sono gravi e l’attenzione pubblica è più intensa. È allora – concludono i penalisti catanzaresi – che le garanzie devono dimostrare tutta la loro forza, non come ostacoli alla ricerca della verità, ma come condizioni essenziali perché essa possa essere perseguita senza sacrificare la dignità delle persone.”

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