Il Natale è quel momento dell’anno in cui anche la geopolitica dovrebbe essere ragionevole. Eppure la Calabria riesce nell’impresa: mentre migliaia di studenti, lavoratori e famiglie si preparano a tornare a casa per Natale, il collegamento Frecciarossa da Sibari rischia di fermarsi per settimane a causa dei lavori nella galleria Santomarco.
Nel bel mezzo di un autunno che già scricchiola sotto il peso di atavici ritardi, la genialata logistica servita su un piatto d’argento scatena le ire del sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi.
“Interrompere il Frecciarossa da Sibari proprio durante le festività natalizie – dichiara il primo cittadino ionico – descrive perfettamente la considerazione che RFI, Trenitalia e il Governo nazionale hanno della Calabria, ma soprattutto descrive l’inesistente competenza del governatore Occhiuto e del suo delegato, Gallo, in materia di trasporti“.
La manutenzione è necessaria, ma la programmazione resta un problema politico. “I lavori sono necessari, ma dovevano essere semplicemente programmati con un briciolo di criterio e responsabilità, due componenti sconosciute all’attuale classe dirigente regionale”.
Il conto, infatti, rischia di ricadere su studenti, lavoratori e famiglie, costretti a fare i conti con prezzi proibitivi e collegamenti interrotti proprio nel periodo dei rientri.
Ma il Frecciarossa è soltanto l’ultimo episodio di una storia infrastrutturale che la Calabria conosce fin troppo bene. Anche la manutenzione, quando manca una programmazione capace di tutelare i viaggiatori, finisce per trasformarsi in un problema politico.
La Ionica, la tela di Penelope
Sulla costa ionica, per esempio, l’elettrificazione della ferrovia sembra la tela di Penelope: pali installati, poi abbattuti e reistallati, cantieri aperti, sottostazioni da completare e cronoprogrammi da aggiornare mentre il traguardo, intanto, continua a spostarsi.
L’investimento per elettrificare le tratte Sibari-Crotone e Crotone-Catanzaro Lido ammonta a circa 438 milioni di euro. Nell’aprile 2026, rispondendo in Senato a interrogazioni sui lavori, il Governo ha riconosciuto rallentamenti legati a criticità progettuali, interferenze, espropri e adeguamenti necessari. L’attivazione delle opere è stata indicata a partire dal 2027.
Le difficoltà tecniche esistono e vanno affrontate. Ma dopo anni di attesa, la costa ionica continua a fare i conti con una ferrovia che non riesce ancora a offrire un servizio all’altezza delle esigenze di pendolari, turisti e imprese.
Senza una linea moderna, treni adeguati e collegamenti frequenti, la costa resta ostaggio dell’automobile e di una statale 106 che non ha certo bisogno di ulteriori carichi di traffico.
Peraltri, l’elettrificazione, da sola, non basta: deve tradursi in servizi migliori, tempi ragionevoli e collegamenti affidabili.
Baldino interroga Salvini: i treni per la Jonica non siano stagionali
La fragilità del sistema ferroviario ionico è al centro anche dell’iniziativa della deputata M5S Vittoria Baldino, che il 20 ottobre ha annunciato un’interrogazione al ministro Matteo Salvini. L’obiettivo è trasformare l’Intercity diretto Roma-Reggio Calabria, sperimentato durante l’estate, in un collegamento strutturale, anziché lasciarlo alla stagionalità.
Il servizio, attivo dal 6 luglio al 12 settembre, aveva collegato direttamente con la Capitale centri come Soverato, Roccella Jonica, Siderno e Locri. La ripresa prevista dal 19 dicembre sembrerebbe invece limitata alle festività natalizie.
Baldino chiede inoltre chiarimenti sul possibile trasferimento in Grecia di alcuni treni ibridi Hitachi HTR 412, adatti anche alle linee non elettrificate, e sui mezzi effettivamente disponibili per il Mezzogiorno.
Tra le proposte c’è l’estensione del modello degli Intercity a più sezioni alla direttrice Roma-Paola-Sibari-Crotone-Catanzaro Lido.
Il paradosso è dunque servito: si sperimentano collegamenti e poi si torna a discutere se mantenerli; si acquistano treni pensati anche per le linee non elettrificate e ci si interroga sul loro possibile impiego altrove.
In Calabria, persino la continuità del servizio ferroviario sembra dover superare un periodo di prova.
Alta velocità, il convitato di pietra si chiama Tarsia
Il capitolo più pesante resta quello dell’Alta velocità. Stasi insiste sul nodo di Tarsia, pensato per allargare il bacino d’utenza e collegare alla nuova rete ferroviaria il Cosentino, il Pollino e la fascia ionica.
“Il taglio dell’alta velocità e dei 10 miliardi di euro del fondo complementare al PNRR, operato dal Governo Meloni con il silenzio complice di Occhiuto – sottolinea – peserà come un macigno sullo sviluppo futuro della nostra terra. Un provvedimento scandaloso, frutto annunciato del taglio del nodo di Tarsia, che rappresenta solo la punta dell’iceberg”.
Insomma, il principio è semplice. Un treno velocissimo serve davvero se le persone riescono a raggiungerlo. Se per salire a bordo bisogna prima affrontare lunghi trasferimenti in automobile, una parte dell’utenza viene scoraggiata ancora prima di partire.
Tarsia avrebbe potuto rappresentare una risposta a questo problema: non un dettaglio tecnico, ma una scelta sul modo di collegare il territorio.
La polemica innescata dal sindaco di Corigliano Rossano investe anche la rappresentanza politica regionale, accusata di non opporsi con sufficiente forza alle decisioni di Roma: “Come fanno tutte le forze politiche di centrodestra calabresi a continuare a subire, in questo imbarazzante silenzio, tutto questo?”.
Una regione da collegare, non da attraversare
Frecciarossa sospeso, elettrificazione incompiuta, Intercity a rischio stagionalità e Alta velocità senza il nodo che avrebbe dovuto allargare il bacino d’utenza: non sono problemi identici, ma compongono lo stesso quadro.
La Calabria ha bisogno di “un Governo che lavori per renderla una terra da collegare e non una terra, nel migliore dei casi, da attraversare”, evidenzia ancora Stasi. È il punto che unisce le diverse partite: non basta progettare un’infrastruttura, bisogna renderla utile a chi vive nei territori.
Le responsabilità coinvolgono, secondo Stasi, Regione, Governo, RFI e Trenitalia, ciascuno per le proprie competenze. Ma il risultato finale è ciò che conta. “Sulle opere programmate e completate, sui servizi garantiti e sui diritti dei cittadini si misura il valore di una classe dirigente. Fermare il Frecciarossa a Natale, purtroppo, racconta molto più di cento inutili e vuoti reel”.














