“Confermo di aver ricevuto sollecitazioni e confermo di aver attivato la Commissione per fare le opportune verifiche”. La presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, interviene a Vibo Valentia sulle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nelle proteste di autotrasportatori e agricoltori contro il caro carburante e il caro vita. “Non solo è un mio dovere ma è anche un obbligo della legge istitutiva della Commissione”, afferma. L’attività di verifica è dunque avviata, ma la presidente precisa che l’ipotesi di un condizionamento criminale deve ancora essere accertata: “Io non posso dire oggi che questo sia davvero avvenuto”.
“A tutela di chi scende in piazza abbiamo il dovere di fare chiarezza”
Colosimo richiama la propria esperienza politica per spiegare la posizione sulle mobilitazioni: “C’è poi un di più che riguarda la mia storia politica e la mia militanza che nasce proprio nelle manifestazioni di piazza”. “Sono quindi assolutamente abituata a sostenere le legittime proteste, però se c’è qualcuno che tenta di sfruttare la legittima protesta, e quel qualcuno non è nemmeno una persona con un casellario specchiato, questo cambia completamente lo scenario”, aggiunge.
L’obiettivo dichiarato è distinguere le rivendicazioni dei manifestanti da eventuali tentativi di strumentalizzazione: “E proprio a tutela di quelle persone che scendono in piazza perché hanno difficoltà vere abbiamo il dovere di fare chiarezza”. La presidente afferma che vi sono “nomi e cognomi ben visibili anche televisivamente e giornalisticamente che sono abbastanza conosciuti”. Gli accertamenti, spiega, devono chiarire se si sia trattato di una partecipazione spontanea e individuale oppure no. “E su questo ovviamente bisogna fare accertamenti”.
Cortei e violenze: “Colpita dall’età dei manifestanti”
Nel suo intervento al Festival del Sud, Colosimo affronta anche il tema delle violenze nei cortei e del coinvolgimento dei più giovani. “Sono rimasta colpita dall’età dei manifestanti violenti”, afferma. Una circostanza che, secondo la presidente, “racconta uno scenario che per troppo è stato sottovalutato: quello delle cosiddette seconde generazioni o dell’integrazione troppo facile”. Nella sua analisi, un ruolo centrale è assunto anche dai telefoni e dalle piattaforme social, attraverso i quali possono diffondersi contenuti capaci di alimentare comportamenti emulativi.
Social e giovani: il richiamo alle famiglie
“I social”, osserva Colosimo, “hanno innescato un meccanismo di emulazione e di diffusione di atti che oggettivamente sta creando danni sulle giovani generazioni. Questi ragazzi per qualche visualizzazione, alcune volte, fanno cose assolutamente folli”. La presidente richiama il protocollo del 2025 tra la Commissione antimafia e TikTok, ricordandone l’obiettivo di contrastare la diffusione di video, messaggi, hashtag e contenuti che esaltano o sostengono i boss e le organizzazioni mafiose. “Questo è un problema educativo e culturale che ci deve tutti interrogare ma che deve richiamare le famiglie a un maggior controllo”, aggiunge. Più che sul divieto di accesso ai social sotto una determinata età, Colosimo pone l’accento sulla responsabilità educativa: “Forse quello che manca è la presenza della famiglia, della scuola, delle istituzioni. Scuola e istituzioni senza famiglia fanno fatica”.
Caso Denise Cosco: “Una sconfitta dello Stato”
Un altro passaggio dell’intervento riguarda Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, morta a 35 anni nel settembre scorso. “È una sconfitta dello Stato, perché se un testimone di giustizia non ce la fa noi comunque abbiamo perso”, dichiara Colosimo. La presidente sostiene tuttavia che questa sconfitta non debba essere ricondotta a un’assenza delle istituzioni: “Nel caso di Denise lo Stato ha fatto tutto e più di quello che doveva fare”.
Colosimo attribuisce invece un peso alla pressione della criminalità organizzata sulla vita della giovane: “Abbiamo perso perché ancora una volta la ’ndrangheta ha ucciso una ragazza continuando a starle addosso”. La presidente riferisce inoltre di avere seguito, quando era già in Commissione, il percorso legato ad alcune richieste di cambiamento nella vita di Denise, successive all’uscita dal programma di protezione. “Sono rimasta molto coinvolta della storia di Denise Cosco”, afferma, ricordando anche la nascita del figlio della giovane e il proprio coinvolgimento personale come madre.














