C’è una differenza enorme tra il sospetto che qualcuno possa avere legami con la criminalità organizzata e l’affermazione che un’intera protesta sia stata organizzata dalla ‘ndrangheta. Ed è proprio su questa distinzione che Nicola Gratteri interviene, con parole chiare, nel dibattito sulle mobilitazioni che stanno interessando la Calabria, dove autotrasportatori, agricoltori e cittadini sono scesi in strada per denunciare il peso sempre più insostenibile del caro carburanti.
Intervistato da Mimmo Famularo, direttore di Calabria7, durante il Festival del Sud– Valentia in Festa a Vibo, il magistrato respinge l’idea che si possa attribuire alla criminalità organizzata la regia di una manifestazione senza elementi concreti. E chi sostiene che dietro una mobilitazione ci sia la mafia deve dimostrarlo.
Gratteri: “Chi dice questo deve portare le prove”
Il passaggio più significativo dell’intervista riguarda proprio il rischio di etichettare come mafiosa un’intera protesta sulla base della possibile presenza di singoli soggetti sospetti. “È possibile che qualche su cento camion ci sia uno, due, tre padroncini che sono un odor di mafia. Ma questo cosa vuol dire? Che la manifestazione l’ha organizzata la ‘ndrangheta? Non si può dire questo, assolutamente”, afferma Gratteri: “Chi dice questo deve portare le prove, altrimenti non si può sporcare tutto, sempre e comunque”.
Il paragone con Milano: “Cinquanta black bloc non trasformano duemila studenti in teppisti”
Per spiegare il suo punto di vista, Gratteri ricorre a un paragone con le manifestazioni di Milano. “Se ci sono duemila studenti che manifestano a Milano e durante la manifestazione si inseriscono cinquanta black bloc, non possiamo dire che quella manifestazione era fatta da teppisti, maranza o black bloc”, osserva.
“Ho visto agricoltori, mamme e bambini”: il racconto dei presìdi in Calabria
Gratteri non si limita a un ragionamento astratto. Durante l’intervista racconta anche ciò che ha osservato personalmente lungo le strade calabresi. “Io ho visto qui in Calabria alle rotonde, ad esempio a Davoli, ho visto degli agricoltori con a fianco mamme e bambini. Dopo una settimana, due settimane, ho visto i camion”, riferisce. È un’immagine ben diversa da quella di una mobilitazione descritta soltanto attraverso il sospetto di possibili infiltrazioni. Ci sono gli agricoltori, le famiglie, le madri con i bambini.
Il caro gasolio e gli agricoltori in difficoltà: “Non ce la fanno”
Nell’intervista viene affrontato il tema centrale: il costo del carburante e le conseguenze sulle attività agricole. Gratteri richiama l’aumento del prezzo del gasolio, citando il livello di 1,05 euro al litro a gennaio 2026 e parlando di un costo successivamente raddoppiato. Poi porta un esempio concreto: “Un trattore medio in un giorno consuma tantissimo gasolio, 60-70 litri di gasolio, e se poi i prezzi all’ingrosso sono sempre gli stessi, gli agricoltori non ce la fanno”.














