24 Ottobre 2026
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Gratteri, il ricordo degli anni a Catanzaro e il futuro dopo la pensione: “Vi dico cosa farò quando andrò in pensione” (VIDEO)

Il procuratore di Napoli difende le indagini contro i clan e ribadisce la propria indipendenza: “Non sono ricattabile”. L’invito ai cittadini a denunciare, le critiche alle riforme della giustizia e il futuro da pensionato

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Prima dei camion, Nicola Gratteri ricorda le famiglie. I trattori, gli agricoltori, le mogli e i figli accanto a loro. È da quelle persone incontrate lungo le strade della Calabria che parte, davanti alla sala gremita del Valentianum, per respingere il sospetto gettato su un’intera protesta: “Non posso tollerare che si dica che le manifestazioni sono organizzate dalle mafie. Questo non è giusto perché non è vero”. Il procuratore capo di Napoli conosce questa terra anche attraverso chi, negli anni trascorsi a Catanzaro, andava a cercarlo per denunciare un’estorsione o raccontare una paura. E’ tornato a parlarne nell’appuntamento conclusivo della prima giornata del Festival del Sud – Valentia in Festa, promosso dalla Fondazione Valentia. Intervistato dal direttore di Calabria7 Mimmo Famularo, presenta Come radici. Una storia sulle seconde possibilità, scritto con Antonio Nicaso e pubblicato da Mondadori. Il confronto attraversa le piazze, le inchieste, le riforme della giustizia, i rapporti con il potere. E riporta più volte a una richiesta rivolta ai cittadini vibonesi: continuare a denunciare.

Gli agricoltori, il gasolio e le arance pagate pochi centesimi

Gratteri ha seguito la mobilitazione prima che diventasse un caso nazionale. “Ho visto trattori, ho visto agricoltori, ho visto mogli e figli di agricoltori per una protesta secondo me democratica, legittima, come si devono fare le proteste”. Descrive il conto economico di chi lavora nei campi: il carburante che, secondo le cifre richiamate nel suo intervento, è passato da 1,05 euro al litro a gennaio al doppio, mentre i prezzi all’ingrosso non seguono la stessa corsa. Le arance pagate al produttore 35 o 40 centesimi al chilo e vendute a Milano a due euro. Poi ricorda il rischio che nessun agricoltore può cancellare dal bilancio: una gelata o una grandinata possono portarsi via il raccolto, ma gli alberi dovranno essere curati anche l’anno successivo. “Bisogna conoscere il mondo dell’agricoltura. Non basta stare sul divano e protestare o sbuffare”, dice. Dietro i trattori vede famiglie arrivate alla terza o quarta generazione di lavoro sulla terra. “Oggi dal punto di vista economico gli agricoltori calabresi non ce la fanno, arrancano”. E aggiunge: “L’agricoltura è il lavoro più bello del mondo”, ma “un po’ di serenità dal punto di vista economico ci vuole”. L’attenzione nazionale, osserva, è arrivata dopo: quando ai trattori si sono aggiunti i camion e hanno cominciato a mancare carburanti e prodotti nei supermercati. “Solo a quel punto i telegiornali nazionali si accorgono che c’è un disagio”.

“Non sono in condizione di sapere se c’è o meno ’ndrangheta”

Sulle possibili infiltrazioni il magistrato precisa subito che cosa può dire: “Non sono in condizione di sapere, vivo a Napoli, non sono in condizione di sapere se c’è o meno ’ndrangheta”. Ipotizza che qualcuno possa cercare di intestarsi la protesta per acquisire prestigio e riconosce alla polizia giudiziaria e alla Procura di Catanzaro il compito di indagare. Respinge però il salto dalla possibile presenza di singoli esponenti criminali all’accusa contro tutta la mobilitazione. Lo aveva spiegato anche nel breve confronto con i giornalisti: “È possibile che su 100 camion ci siano uno, due, tre padroncini che sono in un mondo di ’ndrangheta? Ma questo cosa vuol dire? Che la manifestazione l’ha organizzata la ’ndrangheta? Come fate a dimostrarlo?”. E ancora: “Però non si può sporcare tutto, sempre e comunque”.

Il ragionamento si allarga ai cortei degli studenti. Se tra migliaia di ragazzi si inseriscono gruppi che compiono devastazioni, sostiene, non si possono attribuire a tutti le intenzioni e le responsabilità di chi usa violenza. Chiede attenzione per chi esprime un disagio e per i giovani che non riescono a sostenere le spese dell’università e degli affitti. Richiama anche la possibilità di destinare risorse del Pnrr agli alloggi per studenti. “Noi dobbiamo ascoltare i giovani”, insiste. E racconta quale posizione porta nei comitati per l’ordine e la sicurezza a Napoli: “Chi vuole protestare a Napoli viene qua a Piazza Plebiscito e può stare anche un mese a protestare e nessuno lo deve toccare”. Indica come ragioni per intervenire il danneggiamento dei monumenti e la violenza contro le persone, comprese le forze dell’ordine. “Tutti abbiamo il diritto di protestare e contestare. Questa è la democrazia”.

La stoccata a Salvini: “Ancora sto aspettando la denuncia”

Il nome di Matteo Salvini entra nel confronto con una battuta sullo scontro durante la campagna referendaria: “Vi ricordate quello che durante il referendum mi doveva denunciare? Ancora sto aspettando la denuncia, non è arrivata. Forse il postino non l’ha ancora vista”. Poi Gratteri contesta la scelta di convocare a Milano un incontro con i camionisti per discutere una protesta concentrata nel Mezzogiorno. “C’è un problema qui ed io devo venire a discutere a Milano”, osserva. “Non posso aggiungere altro perché sono ancora un magistrato in servizio, se no vi dicevo il resto”.

Catanzaro, la squadra costruita e il bilancio delle indagini

Quando il discorso torna alla lotta alle mafie, Gratteri parla degli anni alla guida della Procura di Catanzaro: “Abbiamo dato speranza, abbiamo restituito il sorriso a molti cittadini, soprattutto e anche nel Vibonese”. Ricorda i magistrati e gli investigatori convinti a trasferirsi in Calabria, il lavoro per rafforzare gli uffici, le visite nei ministeri e nei comandi. “Sono stato credibile, sono stato accolto con affetto e con considerazione, e abbiamo costruito una grande squadra”. Rivendica l’impegno quotidiano: “Abbiamo lavorato minimo dodici ore al giorno sempre”. Alle contestazioni sugli esiti dei processi risponde chiedendo di guardare l’insieme delle indagini e il loro effetto sul territorio: “Voi dovete vedere il complesso, la tenuta di un’indagine, qual è poi il risultato”. Vorrebbe che fossero interpellati i cittadini della provincia di Vibo, per capire se durante quegli anni si siano sentiti più liberi.

La domanda sugli eventuali errori arriva anche alla fine dell’incontro. “Può darsi che abbia fatto qualche errore”, ammette. Poi aggiunge: “Non misurate gli errori dalle assoluzioni. Andate a leggervi le sentenze di assoluzione, per favore, soprattutto le motivazioni che a volte sono peggio di una condanna. L’importante è essere in buona fede, l’importante è aver lavorato con onestà, con lealtà e onore, lavorando col codice in mano”.

“Non sono ricattabile”: i regali rifiutati e i salotti evitati

Alle ragioni degli attacchi contro di lui Gratteri dà una risposta personale: “Hanno capito bene che io non sono ricattabile”. Dice di non accettare regali e di tenersi lontano da pranzi, cene e circoli esclusivi. Racconta di aver rinunciato a una serata di gala a Napoli e di essere tornato a casa a mangiare qualcosa preparato dalla moglie. Non indossa l’orologio, spiega, perché non gli interessa averlo. “Mi piace il bello, mi piace vedere le cose, ma non desidero possederle”. È la condizione alla quale lega la propria libertà: “Questa è la mia forza, perché non desidero nulla”. Il discorso diventa una condanna dello sfruttamento. “Io vorrei che tutte le persone che incontro stessero meglio di me”, dice. Non sopporta l’esibizione del potere contro chi è più debole e rifiuta l’idea che una pratica religiosa possa assolvere chi continua ad approfittare degli altri: “Non è una vita da cristiano o da persona pulita o da persona perbene se tu sfrutti gli altri”.

I collaboratori di giustizia e l’appello a Vibo: “Non rimanete soli”

L’aumento dei collaboratori di giustizia nel Vibonese è, nella lettura del procuratore, un risultato della pressione investigativa. Chi decide di parlare ha compreso di essere stretto dalle prove e di rischiare pene pesanti. Gratteri distingue la collaborazione dal pentimento interiore: “La legge non prevede che tu ti penta, la legge prevede che tu dica tutto ciò di cui sei a conoscenza di rilevanza penale”. Ringrazia gli investigatori, i sostituti e gli aggiunti con i quali ha lavorato. Ai cittadini chiede di continuare a rivolgersi alle forze dell’ordine e al procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio: “Continuate a farlo, fidatevi, non dovete avere paura”. È consapevole di quanto costi. “Anch’io certe volte ho paura”, confida, ma “non bisogna farsi sopraffare dalla paura”. Invita commercianti e imprenditori a farsi vedere accanto alle istituzioni, a frequentare le associazioni di categoria anche per chiedere aiuto davanti a una minaccia o a una richiesta di denaro. “Non rimanete soli, mi raccomando, state sempre assieme, fate squadra”. Chiede di ascoltare le vittime dell’usura e delle estorsioni, chi ha attraversato un calvario. E avverte che il lavoro non può fermarsi al ricordo di Rinascita Scott: chi ha scontato la pena tornerà sul territorio. “Non abbassate la testa anche quando escono dal carcere”, esorta. “I solisti non bastano, non servono, e non vogliamo solisti perché i solisti rischiano. Vogliamo una squadra”.

Colletti bianchi e intercettazioni: l’esempio della mazzetta

La domanda sui pochi collaboratori provenienti dal mondo dei colletti bianchi apre il capitolo degli ostacoli alle indagini sulla pubblica amministrazione. Gratteri denuncia le difficoltà nel provare questi reati e nell’utilizzare intercettazioni disposte in procedimenti diversi. Per illustrarle propone un caso ipotetico: un negozio di elettrodomestici nel quale si vende anche cocaina, una microspia autorizzata per un’indagine sul traffico di droga, un pubblico amministratore che entra e racconta di una tangente ricevuta. Nel confronto che costruisce davanti al pubblico, la confessione di una corruzione da centomila euro incontra limiti di utilizzabilità che, spiega, non scatterebbero per un furto perseguibile con l’arresto in flagranza. “Per la mazzetta da centomila euro non posso utilizzare l’intercettazione”, è la sua denuncia. Contesta alla politica di non aver rimosso quello che considera un ostacolo decisivo all’accertamento dei reati, mentre si moltiplicano gli interventi legislativi sulla sicurezza.

“Abrogherei il 98% delle riforme”: tribunali e magistrati fuori ruolo

Il giudizio sulle riforme degli ultimi anni è durissimo: “Io dalla Cartabia ad oggi abrogherei il 98% delle riforme”. Salva quella sulla cybersicurezza, per gli strumenti che offre nelle indagini sugli hacker. Per il resto descrive una “corsa a ostacoli” nell’acquisizione della prova. Le priorità che indica riguardano l’organizzazione degli uffici: rivedere la geografia giudiziaria, ridistribuire le risorse secondo i carichi di lavoro, rafforzare i tribunali che ne hanno bisogno. E riportare negli uffici i magistrati fuori ruolo impiegati in commissioni e consulenze, incarichi per i quali propone di utilizzare magistrati in pensione o docenti universitari. “Il magistrato lascialo stare a scrivere sentenze”, dice. Chiede processi più rapidi “senza abbassare il livello di garanzia dell’indagato o dell’imputato”. È su quei tempi, sostiene, che i cittadini aspettano risposte: “La gente aveva bisogno di avere una sentenza massimo l’anno dopo. Questo è il senso, queste sono le riforme delle quali avevamo bisogno”.

La nomina del procuratore di Vibo: “Non c’è bisogno di tanto tempo”

Sull’attesa di Vibo Valentia per la nomina del nuovo procuratore, Gratteri auspica che il Csm di acceleri la pratica. Riconosce che alcune procedure sono state velocizzate, ma ritiene che ci siano ancora passaggi farraginosi. “Non c’è bisogno di tanto tempo per nominare un procuratore”, afferma. E indica il metodo con una frase: “Nel momento in cui tu hai i parametri, ti chiudi nella stanza e non esci fino a quando non hai deciso”.

Dopo la magistratura, la terra

L’ultima domanda riguarda il futuro: la politica, l’agricoltura, la televisione. Gratteri non annuncia nuove carriere. “Non prevedo il futuro, non so cosa farò”. Su un impegno, però, non ha dubbi: “Di sicuro il contadino lo farò”. Si definisce “un esperto agricoltore infiltrato in magistratura”. Poi torna alla famiglia, dalla quale aveva cominciato a raccontare la protesta: “Io vengo dalla terra. I miei avi erano contadini, i miei nonni erano contadini”. Suo padre era camionista.

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