La protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori ha ragioni fondate, ma i blocchi stradali non sono la soluzione. E soprattutto, secondo Carlo Calenda, il governo ha risposto troppo tardi e con strumenti insufficienti a una crisi che sta mettendo in difficoltà interi settori produttivi.
Il leader di Azione, intervenuto oggi, 23 ottobre 2026, a Vibo Valentia in occasione del Festival del Sud, dove ha presentato il suo ultimo libro Difendere la libertà, l’ora dell’Europa, non ha risparmiato critiche all’esecutivo e, in particolare, al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.
Al centro delle sue dichiarazioni il caro carburanti, le misure di sostegno alle imprese e le accuse di possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nelle mobilitazioni che stanno interessando la Calabria.
Calenda: “Contrario ai blocchi, ma le ragioni della protesta sono fondate”
La posizione di Calenda parte da una distinzione: comprendere le ragioni di chi protesta non significa necessariamente condividere tutte le forme della mobilitazione.
“Sono contrario ai blocchi perché creano problemi alla cittadinanza, soprattutto alle persone più fragili, ma alla base della protesta ci sono ragioni fondate”, ha dichiarato il leader di Azione.
Un giudizio che riconosce le difficoltà economiche denunciate da autotrasportatori e agricoltori, senza però giustificare le conseguenze che le interruzioni della circolazione possono avere sui cittadini.
La questione, per Calenda, riguarda soprattutto la capacità delle istituzioni di intervenire tempestivamente per evitare che l’aumento dei costi si trasformi in una crisi sempre più difficile da gestire.
“Aiuti insufficienti e arrivati in ritardo”: l’accusa al governo
È sulla risposta dell’esecutivo che Calenda concentra le critiche più dure.
“Gli aiuti del governo sono insufficienti e arrivati in ritardo: tra decreto legge e decreti attuativi sono passati cinque mesi”, ha affermato.
Secondo il leader di Azione, il problema non riguarda soltanto la quantità delle risorse stanziate, ma anche i meccanismi scelti per renderle disponibili alle imprese.
“Strumenti come il credito d’imposta in compensazione F24 sono complessi, mentre le risorse per acquistare nuovi mezzi non sono ancora operative”, ha spiegato.
Il riferimento è alle difficoltà burocratiche che, secondo Calenda, rischiano di rallentare l’accesso ai sostegni proprio quando le aziende avrebbero bisogno di interventi immediati.
Per chi lavora nel settore dei trasporti, dell’agricoltura o della pesca, il prezzo del carburante incide direttamente sui costi quotidiani. E un aiuto che arriva dopo mesi può risultare meno efficace rispetto a una misura tempestiva.
L’affondo contro Salvini: “Quando c’è una crisi non bisogna affidarne a lui la gestione”
Nel mirino del leader di Azione finisce anche Matteo Salvini, chiamato direttamente in causa per la gestione dell’emergenza.
“Quando c’è una crisi, non bisogna affidarne la gestione a Salvini: persino l’Alta velocità ha cominciato ad avere problemi da quando è arrivato lui”, ha dichiarato Calenda.
Un attacco politico che va oltre la vertenza degli autotrasportatori e investe più in generale l’operato del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Calenda contesta soprattutto i tempi della macchina amministrativa.
“C’è poi il problema dei tempi biblici dei ministeri: se i provvedimenti non vengono seguiti quotidianamente, i decreti attuativi arrivano dopo cinque mesi”, ha aggiunto.
Per il leader di Azione, dunque, non basta annunciare misure di sostegno: occorre assicurarsi che diventino effettivamente utilizzabili da chi ne ha bisogno.
La proposta di Calenda: “Un euro in più sulle sigarette per tagliare le accise sui carburanti”
Calenda ha illustrato anche quella che, a suo giudizio, sarebbe stata una possibile risposta strutturale alla crisi.
“La crisi dei carburanti colpisce autotrasporto, pesca e agricoltura. Avrei proposto una misura strutturale: aumentare di un euro le sigarette e ridurre le accise sui carburanti, ottenendo un intervento da tre miliardi”, ha spiegato.
La proposta prevede quindi di utilizzare le maggiori entrate derivanti da un aumento della tassazione sulle sigarette per finanziare una riduzione delle accise sui carburanti.
Una scelta che, nelle intenzioni del leader di Azione, avrebbe consentito di intervenire direttamente sul prezzo di benzina e gasolio.
Calenda ha inoltre attribuito il mancato avanzamento della proposta a contrasti interni alla maggioranza.
“La proposta è stata bloccata da Forza Italia per le pressioni delle lobby, nonostante inizialmente Meloni l’avesse accettata”, ha sostenuto.
Si tratta di una ricostruzione politica avanzata dal leader di Azione, non di circostanze accertate indipendentemente.
Presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle proteste, Calenda: “Non si possono inventare situazioni senza prove”
Un altro passaggio significativo dell’intervento riguarda le ipotesi di infiltrazioni della criminalità organizzata nelle manifestazioni.
Sul tema Calenda ha invitato alla prudenza, richiamando la necessità di elementi concreti prima di formulare accuse.
“Servono riscontri effettivi delle forze di polizia, non ci si possono inventare situazioni senza prove”, ha affermato.
Una posizione che richiama la distinzione tra eventuali responsabilità individuali e la natura complessiva di una mobilitazione.
La possibile presenza di soggetti legati ad ambienti criminali, infatti, non dimostra automaticamente che una protesta sia stata organizzata o controllata dalla ‘ndrangheta.
Ed è proprio la necessità di verificare i fatti, senza trasformare sospetti in certezze, il punto sottolineato dal leader di Azione.
Da Vibo Valentia il confronto sulla protesta: tra caro gasolio, responsabilità politiche e bisogno di risposte
Le dichiarazioni di Carlo Calenda arrivano mentre la mobilitazione degli autotrasportatori, affiancati in diverse iniziative da agricoltori e cittadini, continua ad alimentare il dibattito in Calabria.
Da una parte ci sono le rivendicazioni economiche di categorie che denunciano l’aumento dei costi. Dall’altra, le conseguenze dei blocchi sulla circolazione e le polemiche sulle possibili infiltrazioni criminali.
Calenda non condivide i blocchi, ma riconosce le ragioni della protesta. Contesta al governo la lentezza degli interventi, attacca Salvini e propone una diversa copertura finanziaria per ridurre le accise.
E sulle accuse di infiltrazioni mafiose fissa un principio preciso: prima di attribuire responsabilità alla criminalità organizzata, occorrono riscontri delle forze dell’ordine.
Il messaggio politico lanciato da Vibo Valentia è dunque duplice: risposte economiche più rapide per chi lavora e prove concrete prima di criminalizzare una protesta.
Perché, al di là dello scontro tra partiti, resta aperta la questione che ha portato sulle strade autotrasportatori e agricoltori: come continuare a lavorare quando il costo del carburante pesa sempre di più sui bilanci delle imprese.














