26 Ottobre 2026
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Lamezia tra clan e racket, don Panizza costruisce il riscatto: lavoro e inclusione contro la ’ndrangheta

Dalle persone con disabilità ai lavoratori sfruttati, la Comunità Progetto Sud offre un’alternativa al potere criminale. La scommessa del sacerdote bresciano: un’economia pulita che dia ai giovani una ragione per restare

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Per non dimenticare e smarrire la speranza. Lamezia Terme tra le realtà economiche più importanti della Calabria. Dall’omicidio del Sovrintendente della polizia di Stato Salvatore Aversa e della moglie Lucia Precenzano di acqua sotto i ponti ne è passata. Un punto fermo nella laboriosa comunità lametina, dilaniata da anni di guerra di mafia, continua ad essere il “Progetto di speranza” guidato da Don Giacomo Panizza. Un’iniziativa voluta dal sacerdote bresciano per il riscatto della comunità lametina e dei suoi cittadini. Questo progetto sociale coincide storicamente con la nascita e la crescita della Comunità Progetto Sud. Fondata nel 1976, questa realtà è diventata un simbolo internazionale di antimafia sociale, inclusione e riscatto civile, dimostrando che è possibile costruire un’alternativa concreta al potere oppressivo della ’ndrangheta. Uno dei tratti distintivi del territorio calabrese.

Disabilità, lavoro e beni confiscati: i pilastri del riscatto

I pilastri fondamentali, attraverso cui il progetto ha ridato speranza ai lametini, si articolano in diverse aree di intervento: Inclusione delle persone con disabilità. Agli inizi, il progetto si è concentrato sul dare dignità, educazione e autonomia ai giovani con disabilità che all’epoca vivevano spesso isolati in casa o dimenticati negli istituti.

Lavoro e cooperazione sociale contro i clan. Rompendo l’omertà, la comunità ha avviato laboratori artigianali e cooperative sociali (come la nota cooperativa Ciarapanì che include anche la comunità rom locale). Don Panizza è stato tra i primi a gestire attività sociali all’interno di immobili confiscati alla criminalità organizzata.

Contrasto al caporalato e accoglienza. La comunità si occupa attivamente dei diritti e della protezione dei lavoratori agricoli immigrati contro lo sfruttamento del caporalato, oltre a gestire servizi essenziali sul territorio come il consultorio familiare e l’unico centro per l’autismo in Calabria.

Progetto Intrecci. Tra le iniziative più recenti, il progetto agisce sul delicato contesto del campo di Scordovillo per cambiare approccio e favorire l’integrazione, superando le barriere del pregiudizio attraverso il dialogo diretto e la comprensione dei bisogni.

Un’economia pulita per convincere i giovani a restare

La scommessa di Don Panizza, bresciano d’origine ma calabrese d’adozione, consiste nel generare un’economia civile pulita che convinca i giovani a restare e a non abbandonare la propria terra. Purtroppo, nonostante anni di emancipazione, Lamezia Terme non è solo questo progetto di riscatto sociale. Convive, con la presenza di tre presunte cosche della ’ndrangheta che si contendono il controllo economico e territoriale: Cerra-Torcasio-Gualtieri: radicata nel centro storico di Nicastro e nella frazione di Capizzaglie. Il presunto clan Iannazzo. Egemone a Sambiase e Sant’Eufemia, con controllo sull’area industriale e sui grandi cantieri. La presunta consorteria Giampà, invece, è attiva a Nicastro e lungo la principale arteria commerciale di via del Progresso.

Racket e intimidazioni, la pressione sulle imprese

Il quadro recente non fa ancora stare tranquilla la comunità. Racket e intimidazioni. La città ha registrato numerosi atti intimidatori contro attività commerciali e imprenditoriali, oltre a inchieste su episodi di usura ed estorsione con tassi d’interesse mensili elevati.

L’antimafia sociale e la sfida ai lametini

Reazione civile e istituzionale. Di fronte alla pressione criminale, Lamezia Terme è diventata un importante laboratorio di antimafia sociale. Tra le iniziative principali vi sono il Trame Festival (festival letterario dedicato alla lotta alle mafie) e l’impegno della Comunità Progetto Sud e della Fondazione Trame, che promuovono la legalità e il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Dietro questa cappa criminale opera con straordinario coraggio Don Panizza il quale nell corso degli anni è stato e continua ad essere un “agitatore” positivo di coscienze. Il dado è tratto. Spetta ai lametini dare anima al progetto del “prete bresciano” da sempre innamorato del prossimo più vicino.

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