25 Ottobre 2026
25 Ottobre 2026
Pubblicità – facebook.com
Pubblicità

Don Mimmo Battaglia incalza il governo: “Il problema non sono gli immigrati, ma le diseguaglianze e le mafie” (VIDEO)

Dalla manifestazione nazionale di Castel Volturno, il cardinale Mimmo Battaglia chiede al Governo di fermare il progetto del nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio e superare l'intero sistema dei Cpr

Pubblicità – lnx.calabriasposi.com
Pubblicità – autobencivenni.com
Pubblicità

“Il problema non sono gli immigrati”. Lo ripete più volte, come un’accusa rivolta a una società che, a suo giudizio, preferisce cercare un colpevole anziché affrontare le cause delle proprie disuguaglianze. Don Mimmo Battaglia interviene alla manifestazione nazionale contro i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), a Castel Volturno, e lancia un appello diretto al Governo: rinunciare al progetto previsto nel territorio casertano e avviare il superamento dell’intero sistema dei centri per i rimpatri.

Nel suo intervento del 24 ottobre 2026, il cardinale mette al centro non soltanto i diritti dei migranti, ma anche le emergenze che attraversano il Paese: mafie, giovani senza lavoro, famiglie impoverite, caro energia, sfruttamento e periferie abbandonate. Una denuncia che chiama in causa la politica, ma anche la Chiesa e la società civile, invitate a non voltarsi dall’altra parte.

L’appello al Governo: “Fermate il Cpr di Castel Volturno e superate questo sistema”

L’immagine scelta da don Mimmo Battaglia per aprire il suo intervento è quella di una porta chiusa dall’esterno. Dietro quella porta, spiega, c’è una persona che non può decidere quando uscire e deve aspettare che qualcun altro le restituisca la libertà. È il modo con cui il cardinale introduce il tema dei Cpr, strutture nelle quali vengono trattenuti cittadini stranieri nell’ambito delle procedure di rimpatrio. Battaglia insiste su una distinzione: il trattenimento nei centri comporta una privazione della libertà personale, ma non rappresenta l’esecuzione di una condanna penale. Da qui la richiesta rivolta direttamente all’esecutivo. “A chi governa chiedo di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto del Cpr di Castel Volturno e di assumersi la responsabilità di superare il sistema dei Cpr”. Una posizione netta, accompagnata dalla convinzione che la gestione dell’immigrazione non possa essere ridotta alla costruzione di strutture di trattenimento. “Quando si parla di migrazione, di sicurezza e di rimpatri, il rischio è discutere di tutto tranne che di chi quelle decisioni le subisce”, osserva il cardinale.

“Il problema non sono gli immigrati”: l’affondo contro mafie, povertà e caro vita

È nella parte conclusiva del suo intervento che don Mimmo Battaglia pronuncia le parole più incisive, costruendo una denuncia delle principali emergenze sociali del Paese. “Il problema non sono gli immigrati. Il problema è una società che trova le risorse per investire in armi e guerre, ma fatica a investire nella pace, nell’educazione, nell’integrazione e nel futuro delle persone”.

Il cardinale sposta quindi l’attenzione sulle difficoltà delle nuove generazioni. “Il problema non sono gli immigrati. Sono i giovani senza lavoro, quelli che si sentono abbandonati, quelli che crescono senza opportunità e senza qualcuno disposto a credere in loro”. Poi il riferimento diretto alla criminalità organizzata, particolarmente significativo in un territorio segnato dalla presenza della camorra. “Il problema non sono gli immigrati. È la camorra, sono le mafie che continuano a divorare i territori, a rubare speranze, a reclutare i più fragili e a imporre la violenza dove le istituzioni e la comunità non riescono a essere presenti”.

Battaglia richiama anche le difficoltà economiche quotidiane delle famiglie. “Il problema non sono gli immigrati. È che per tante famiglie è diventato un lusso perfino comprare un pomodoro. È dover scegliere quale bolletta pagare, rinunciare a qualcosa di necessario, arrivare alla fine del mese senza sapere come fare”. Una denuncia che comprende il costo della vita, il lavoro insufficiente a garantire un’esistenza dignitosa, la carenza di abitazioni, le difficoltà di accesso alle cure e la solitudine degli anziani.

Il cardinale contro la politica della paura: “Più facile costruire un recinto che aprire una scuola”

Il discorso affronta anche il rapporto tra immigrazione, sicurezza e consenso politico. Don Mimmo Battaglia riconosce che le preoccupazioni dei cittadini, soprattutto in territori segnati dal degrado e dalla carenza di servizi, non possono essere ignorate. “A chi vive qui e ha paura voglio dire che la sua paura merita ascolto”, afferma, ricordando il diritto di tutti a vivere in quartieri sicuri, con scuole funzionanti, servizi pubblici e istituzioni presenti. Ma proprio per questo, sostiene, occorre valutare le risposte della politica sulla base dei miglioramenti concreti nella vita delle persone. “Diffidiamo di chi ci offre qualcuno da temere al posto di qualcosa su cui poter contare. La paura è una cosa seria. Anche usarla per ottenere consenso è una responsabilità seria”.

Il cardinale mette quindi in contrapposizione la ricerca di un bersaglio e gli investimenti necessari per affrontare i problemi strutturali. “È più facile indicare uno straniero da combattere che affrontare le disuguaglianze. È più facile costruire un recinto che aprire una scuola. È più facile promettere che qualcuno verrà allontanato che garantire che un ragazzo non venga lasciato solo”. E avverte: quando le persone più povere vengono contrapposte le une alle altre, il risultato non è una maggiore sicurezza sociale, ma il rafforzamento delle ingiustizie.

Lavoratori stranieri sfruttati: “Accettiamo le loro braccia, poi diventano un problema quando chiedono diritti”

Un altro passaggio dell’intervento riguarda le contraddizioni del sistema economico e del mercato del lavoro. Battaglia richiama l’attenzione su quelle persone straniere che svolgono attività essenziali, spesso in condizioni difficili: raccolgono i prodotti agricoli, assistono gli anziani e contribuiscono al funzionamento di numerosi servizi. Eppure, denuncia, il loro ruolo viene riconosciuto soltanto finché accettano condizioni di lavoro precarie. “Poi, quando chiedono un contratto, una casa, un documento, diventano improvvisamente una questione ingestibile. Finché si piegano, c’è posto. Quando si alzano, comincia il problema”.

Secondo il cardinale, le responsabilità devono essere ricercate anche tra coloro che traggono vantaggio dallo sfruttamento del lavoro, dalla mancanza di tutele e dalla vulnerabilità delle persone. Il principio da difendere, aggiunge, è che la dignità umana non dipende dall’utilità economica di un individuo. “La dignità non è il salario della buona condotta”, sottolinea, ricordando che anche chi ha commesso errori deve rispondere delle proprie responsabilità senza perdere i propri diritti fondamentali.

L’affondo sul crocifisso: “Non si può esibirlo e alimentare il disprezzo per lo straniero”

Nel suo intervento don Mimmo Battaglia non risparmia neppure la Chiesa, chiamandola a interrogarsi sulle proprie responsabilità e sui silenzi davanti alle ingiustizie. Il cardinale richiama il Vangelo di Marco e l’episodio dell’uomo con una mano paralizzata che Gesù invita a mettersi al centro, davanti a tutti. Per Battaglia, il significato è chiaro: non si possono relegare ai margini le persone che soffrono per evitare di mettere in discussione gli equilibri esistenti.

Il messaggio diventa particolarmente forte quando affronta l’uso dei simboli religiosi. “Un crocifisso appeso al muro ci impegna verso ogni corpo umiliato. Portarlo sul petto significa accettare che ci pesi sul cuore. Esibirlo mentre si alimenta il disprezzo per lo straniero significa usare contro qualcuno il segno di un uomo che ha dato la vita per tutti”. E aggiunge: “Questo tradimento dobbiamo avere il coraggio di chiamarlo per nome”. Un richiamo rivolto anzitutto ai cristiani, affinché la testimonianza religiosa non si riduca a dichiarazioni di principio prive di conseguenze concrete.

Castel Volturno, le alternative ai Cpr: lavoro regolare, case, scuole e integrazione

La presa di posizione del cardinale non si limita al rifiuto del progetto del Cpr di Castel Volturno. Battaglia indica anche alcune priorità sulle quali, a suo giudizio, dovrebbero concentrarsi gli interventi pubblici. Tra queste figurano accoglienza diffusa, sanità, istruzione, lavoro regolare e politiche abitative, insieme a strumenti capaci di contrastare lo sfruttamento. Il cardinale chiede inoltre canali legali di ingresso e percorsi effettivi di regolarizzazione, affinché chi denuncia un abuso non finisca in una condizione di maggiore vulnerabilità. “Servono integrazione, legalità, lavoro, politiche abitative e presidi educativi. Serve uno Stato che accompagni, non soltanto contenga. Serve la capacità di tenere insieme sicurezza e diritti, senza metterli in contrapposizione”. Per Battaglia, Castel Volturno, Napoli e la Campania non devono diventare territori nei quali trasferire problemi che altrove non si vogliono affrontare, ma luoghi da cui costruire nuove risposte sociali.

“Oggi diciamo no ai Cpr”: l’appello finale alla Chiesa e alla società civile

La conclusione dell’intervento è un invito a trasformare la protesta in un impegno quotidiano. “Oggi diciamo no ai Cpr. Diciamo no a un sistema che fa della reclusione una risposta alla fragilità e alla condizione amministrativa delle persone”. Per il cardinale, però, manifestare non basta. Il rifiuto dei centri di trattenimento deve accompagnarsi alla disponibilità concreta ad aiutare chi si trova in difficoltà. Battaglia chiede alla Chiesa e alla società civile di restare vicine alle persone, denunciare le situazioni di ingiustizia e costruire percorsi di accoglienza.

Il suo intervento si chiude tornando all’immagine iniziale della porta chiusa dall’esterno. “La porta dalla quale siamo partiti si chiude da fuori. Significa che da fuori si può aprire. E noi siamo qui per fare questo”. Un messaggio che riassume la posizione espressa durante la manifestazione di Castel Volturno: per don Mimmo Battaglia, il contrasto alle mafie, alla povertà e alle disuguaglianze deve diventare una priorità della politica, senza trasformare i migranti nel bersaglio delle paure collettive.

Pubblicità – facebook.com
Pubblicità – scaranogroup.it

LASCIA UN COMMENTO

ARTICOLI CORRELATI

Pubblicità
Pubblicità – cisal.org
Pubblicità – autobencivenni.com

ULTIME NOTIZIE

Pubblicità – micheleaffidato.it
× Sponsor