28 Ottobre 2026
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Via libera definitivo al ddl Costa: diventa legge l’obbligo per i media di pubblicare le assoluzioni

Il Senato approva la norma promossa dal capogruppo di Forza Italia: i giornali e i siti dovranno dare spazio a proscioglimenti e archiviazioni su richiesta dell'interessato. Le opposizioni si astengono, con l'unica voce contraria di Filippo Sensi

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Il Senato ha votato in via definitiva la proposta di legge promossa da Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera, che introduce nel Codice della privacy l’articolo 144-ter. La nuova norma stabilisce l’obbligo per le testate giornalistiche, televisive, radiofoniche e telematiche di dare adeguata pubblicità ai provvedimenti favorevoli che riguardano cittadini precedentemente coinvolti in procedimenti giudiziari finiti sui media.

Il contenuto della norma e le modalità di pubblicazione

Il testo approvato a Palazzo Madama introduce un principio stringente per il mondo dell’informazione, subordinandolo alla richiesta esplicita dell’interessato e senza alcun costo per quest’ultimo.
Nel dettaglio, il primo articolo della legge stabilisce che “su richiesta della persona nei cui confronti sono stati pronunciati sentenza di assoluzione, di proscioglimento o di non luogo a procedere ovvero provvedimento di archiviazione, il direttore o il responsabile della testata giornalistica, radiofonica, televisiva o telematica che ha dato notizia del procedimento penale o di atti o provvedimenti relativi è tenuto a dare pubblicità, senza oneri per l’interessato, alla notizia dei provvedimenti favorevoli a quest’ultimo, con rilievo adeguato allo spazio già riservato al relativo procedimento penale”.

Qualora la testata non dovesse adempiere alla richiesta, il cittadino potrà fare ricorso alla tutela amministrativa: “l’interessato può rivolgere una segnalazione al Garante che decide nei cinque giorni successivi e, all’esito di tale procedimento, può ordinare la pubblicazione della notizia dei provvedimenti favorevoli per l’indagato o l’imputato”.

La soddisfazione di Forza Italia: “Norma di civiltà e giustizia”

Accolta con entusiasmo dai banchi degli azzurri, la misura viene rivendicata come un tassello fondamentale del garantismo. “È una norma di civiltà e di giustizia, che tutela concretamente la reputazione delle persone coinvolte in un procedimento penale”, dichiara Enrico Costa, sottolineando come l’esito del voto rappresenti una svolta: “Oggi nasce una legge profondamente garantista e liberale, perché rimette al centro la persona, la sua dignità, la sua reputazione e il suo diritto a non rimanere prigioniera per sempre di un’accusa dalla quale è uscita completamente estranea”.
Per il promotore, l’approvazione è “una bella pagina” di cui si dice “particolarmente orgoglioso” in quanto “la legge porta la firma di Forza Italia, a dimostrazione che il garantismo non è solo nel nostro Dna, ma soprattutto che sappiamo declinarlo in provvedimenti concreti”.

Sulla stessa linea la capogruppo al Senato Stefania Craxi, per la quale il testo offre “una risposta concreta a una questione di civiltà giuridica, perché quando un cittadino viene assolto o la sua posizione viene archiviata non si può consentire che il sospetto sopravviva alla verità giudiziaria”.
Nel dibattito d’aula, il senatore Pierantonio Zanettin ha rimarcato la disparità di trattamento mediatico che spesso caratterizza le inchieste, definendo il ddl “uno dei provvedimenti più significativi dell’intera legislatura”. Zanettin ha evidenziato come la legge intervenga “sull’autentico paradosso del processo penale dove riceve grande visibilità mediatica l’apertura di un’indagine o un rinvio a giudizio, con conferenze stampa dei pm, spesso con toni altisonanti, sparate in prima pagina a caratteri cubitali. Poi i riflettori si spengono. Quando arrivano a soluzioni, proscioglimenti, archiviazioni l’attenzione è molto minore e non trova spazio sugli articoli di stampa”.

Le critiche dell’opposizione e le perplessità sui tempi del Garante

Mentre le forze di opposizione — Pd, M5S, Avs e Italia Viva — hanno scelto la via dell’astensione, la norma ha registrato un unico voto contrario, quello del senatore dem Filippo Sensi espresso “a titolo personale”.
Sensi ha motivato il suo no accusando il provvedimento di inserirsi in un tentativo “di vendicarsi dei giornalisti, del loro lavoro, della libertà di informazione, in un contesto nel quale il giornalismo è sotto attacco, maltollerato e colpito da poteri vari, anche economici, da governi e purtroppo anche dai Parlamenti”.

I nodi critici evidenziati dalla minoranza riguardano in particolare la sovrapposizione con strumenti già esistenti e il ruolo conferito al Garante della privacy, chiamato a pronunciarsi in soli cinque giorni con il rischio di una procedura sommaria. Per la senatrice M5S Ada Lopreiato, la misura rischia di limitare “la libertà di stampa perché introduce un obbligo generalizzato a carico del direttore o del responsabile anche se la prima notizia era stata pubblicata correttamente”, contestando inoltre l’equiparazione tra archiviazioni e sentenze di assoluzione.

Forte scetticismo anche da parte di Walter Verini (PD), che ha manifestato “perplessità fortissime” per una legge di cui “inquieta fortemente la ratio”, ricordando come “i giornali non sono l’agenzia Stefani, non sono organismi di regime, debbono fare con coscienza il loro lavoro rispettando il principio della libertà di informazione, senza colpire immotivatamente la reputazione delle persone”.

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