30 Ottobre 2026
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La Calabria protesta senza spaccare le vetrine: questa volta la lezione di civiltà arriva dal Sud (VIDEO)

Studenti e lavoratori in corteo a Catanzaro, Cosenza, Vibo e Reggio contro carovita e riarmo. Negozi aperti, anziani a passeggio e slogan per salari, scuola e sanità: il dissenso si fa sentire rispettando la vita degli altri

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Ci sono i negozi aperti, gli anziani che passeggiano tranquillamente sul corso principale, i ragazzi che attraversano la città con le bandiere e gli striscioni. La protesta alza la voce, la vita intorno continua. La Calabria scende in piazza e offre un’immagine che merita di essere raccontata almeno quanto quelle delle vetrine infrante: si può contestare il governo, denunciare il costo della vita, chiedere meno spese militari e più investimenti sociali rispettando le persone e i luoghi.

Dopo le devastazioni del 17 e 18 ottobre a Milano e gli scontri registrati anche a Torino e Bologna, le scene di questa mattina dalle piazze calabresi restituiscono un altro modo di manifestare. Il confronto riguarda comportamenti concreti: la capacità di tenere insieme la forza delle rivendicazioni e il rispetto della città. Questa volta la lezione di civiltà arriva dal Sud. E proprio per questo sarebbe un errore liquidarla con poche righe, come se una piazza pacifica avesse meno cose da dire.

A Catanzaro la protesta attraversa la vita quotidiana

Nel capoluogo alcune centinaia di studenti sono partite da piazza Matteotti, raggiungendo piazza Prefettura e il palazzo della Provincia. Bandiere dell’Usb e della Palestina, richieste di maggiori investimenti nell’istruzione, slogan contro le guerre e le politiche del governo. “Abbassate le armi e alzate i salari” è il messaggio ripetuto lungo il percorso. Una frase che riassume il senso della mobilitazione: chiedere alla politica di cambiare le proprie priorità, di guardare alle buste paga, alle scuole, alle difficoltà delle famiglie.

Il corteo procede pacificamente. Dagli altoparlanti arriva anche “La guerra di Piero” di Fabrizio De André; tra gli slogan trovano spazio persino i cori per il Catanzaro. La manifestazione attraversa una città che continua a vivere, con i negozi aperti e chi passeggia accanto ai ragazzi. È una scena semplice, ma ha un valore preciso: il diritto di protestare convive con quello degli altri di lavorare, camminare, abitare gli stessi spazi.

A Cosenza studenti, lavoratori e trattori nella stessa piazza

A Cosenza oltre 1.500 persone si sono ritrovate in piazza Loreto per lo sciopero generale dell’Usb. Studenti, docenti, universitari, agricoltori con i trattori, autotrasportatori e piccoli imprenditori: condizioni diverse che si incontrano attorno alla stessa difficoltà di sostenere spese sempre più pesanti. Una studentessa lo spiega indicando il costo della vita diventato insostenibile e la necessità di unire le lotte. Il rappresentante Usb Stefano Catanzariti chiede di spostare risorse dalle spese militari al lavoro, ai salari e all’economia familiare. La forza della piazza sta anche nella sua composizione: chi studia accanto a chi lavora, chi coltiva la terra insieme a chi trasporta le merci. Persone che chiedono risposte portando nello spazio pubblico problemi vissuti ogni giorno.

A Reggio i ragazzi rivendicano il presente

A Reggio Calabria circa un migliaio di studenti e lavoratori si sono riuniti in piazza De Nava. Al fianco dell’Usb anche Orsa Porti. Una ragazza consegna alla giornata una delle sue frasi più significative: “Ci dicono sempre che noi siamo il futuro, ma noi siamo qui in piazza per far vedere che prima siamo il presente”. È una richiesta di ascolto che riguarda l’oggi: l’istruzione, i servizi, il lavoro e la possibilità di costruirsi una vita. Peppe Marra, dell’Usb Calabria, parla di una rabbia sociale legata a difficoltà oggettive. Una rabbia che nelle cronache disponibili di questa mattina prende la forma della partecipazione.

A Vibo gli studenti raccolgono la protesta di Sant’Onofrio

Anche Vibo Valentia entra nella geografia della mobilitazione. Gli studenti di diversi istituti superiori attraversano il corso principale con cartelloni, striscioni e slogan contro il carovita e l’aumento dei prezzi dei carburanti. Tra gli striscioni spicca quello del Liceo scientifico “Giuseppe Berto”. In piazza portano le difficoltà delle famiglie e la solidarietà a lavoratori, agricoltori e autotrasportatori. Per alcuni ragazzi il corteo di oggi è la continuazione di un impegno cominciato nei giorni scorsi, ai presìdi dello svincolo autostradale di Sant’Onofrio.

Dai presìdi al corteo cittadino, gli studenti rivendicano un posto dentro una protesta che riguarda anche loro. Il costo della spesa e del carburante entra nelle case, pesa sui bilanci familiari, condiziona le possibilità di studiare e spostarsi. I ragazzi vibonesi lo portano sul Corso, chiedendo che alle mobilitazioni seguano risposte concrete.

Una piazza civile merita risposte

Riconoscere il valore di queste immagini significa anche assumersi una responsabilità: ascoltare le proteste prima che facciano rumore i danni. La tranquillità di un corteo non misura la leggerezza dei problemi di chi vi partecipa. Chi manifesta pacificamente può essere esasperato, preoccupato, duramente critico verso il governo. La Calabria di questa mattina mostra che quel disagio può diventare una voce collettiva rispettando gli altri. Il negoziante con la porta aperta, l’anziano sul Corso e lo studente con lo striscione condividono la stessa città. E spesso devono fare i conti con gli stessi rincari. È qui che la protesta acquista forza: nella capacità di farsi capire, di raccogliere consenso, di chiedere un cambiamento senza scaricare il conto sul vicino. Da queste piazze arriva una lezione di civiltà. Alla politica spetta dimostrare di saperla ascoltare.

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