A Vibo Valentia il sindaco è Enzo Romeo, ma nella sua maggioranza il potere di decidere si sta spostando. L’intesa tra Democratici e Riformisti e Liberamente Progressisti avvicina le aree di Ernesto Alecci e Antonio Lo Schiavo e apre una fase nella quale il primo cittadino rischia di dover negoziare ogni scelta con un blocco più organizzato. A cominciare dalla composizione della Giunta. Per arrivare alla partita che guarda oltre Palazzo Luigi Razza: la presidenza della Provincia. Formalmente, l’accordo serve a coordinare l’azione amministrativa e a consolidare il campo progressista. Politicamente, la lettura è più impegnativa: prende forma un patto di potere interno alla coalizione, capace di condizionare il sindaco senza mettere in discussione, almeno per ora, il sostegno alla sua amministrazione.
Alecci si allarga, Console tiene insieme i pezzi
La sequenza delle alleanze ha una data di inizio. Il 16 settembre i Democratici e Riformisti avevano già stretto una federazione con il Partito democratico. Ora arriva l’accordo con l’area di Lo Schiavo. Due intese distinte, con lo stesso gruppo nel punto di raccordo. Al centro c’è Domenico “Nico” Console, riferimento di Alecci al Comune e alla Provincia. La sua componente può dialogare contemporaneamente con il Pd e con i progressisti, aumentando il proprio peso nei confronti del sindaco. Ogni accordo aggiunge un interlocutore e rende più difficile aggirare il gruppo nelle scelte che contano. È in questo senso che si delinea una maggioranza nella maggioranza: una forza politica che punta a orientare gli equilibri della coalizione, senza che le due federazioni possano essere automaticamente sommate come un unico gruppo consiliare.
La sponda per Pileggi e il conto del rimpasto
Il primo banco di prova sarà l’eventuale rimpasto di Giunta. Per Lo Schiavo, l’intesa offre una protezione politica in più alla posizione della vicesindaca Loredana Pileggi, espressione della sua area. Intervenire su quella postazione diventerebbe più complicato per Romeo: il confronto investirebbe anche i nuovi alleati dei progressisti. Sul versante opposto, il rafforzamento di Alecci apre lo spazio per rivendicare un assessorato in più per la propria componente. La prospettiva è questa: consolidare la rappresentanza di Lo Schiavo e accrescere quella dei riformisti, facendo pesare nella trattativa la rete di accordi costruita in Consiglio. Non c’è ancora un nuovo assetto formalizzato ma la federazione modifica le condizioni nelle quali il sindaco potrebbe ridisegnare l’esecutivo: chi si presenta unito alla trattativa può chiedere di più.
L’asse Romeo-Soriano-Colelli perde centralità
Il nuovo equilibrio ridimensiona anche l’asse Romeo-Soriano-Colelli, che aveva caratterizzato la prima parte della consiliatura. Quel baricentro appare ormai superato dalla crescita di componenti capaci di muoversi con una propria strategia. Il sindaco conserva le prerogative del suo ruolo, ma deve fare i conti con alleati che organizzano il consenso e condividono le richieste prima di arrivare al tavolo della coalizione. Il rischio per Romeo è restare il garante dell’amministrazione perdendo parte della capacità di determinarne gli equilibri.
La Provincia rende il sindaco più esposto
Sullo sfondo c’è l’ambizione di Romeo di tornare alla presidenza della Provincia di Vibo Valentia, che guidò per primo dal 1995 al 1999. Una prospettiva che rende ancora più delicati i rapporti con Alecci e con il suo gruppo. Per costruire una candidatura competitiva, il sindaco avrebbe bisogno di un sostegno largo. E quello della componente riformista non può essere considerato acquisito: la sua autonomia lascia aperte altre convergenze e altre soluzioni. Qui le due partite si incrociano. Le scelte sulla Giunta comunale pesano nei rapporti tra gli alleati; la corsa alla Provincia aumenta il valore politico di ogni sostegno. Chi può sostenere o ostacolare un’ambizione diventa più forte anche nella trattativa amministrativa.
La federazione viene presentata come un aiuto al governo della città. Per Romeo, però, può trasformarsi in una stretta: gli alleati si organizzano, proteggono le proprie posizioni e preparano le prossime mosse. Il sindaco, prima di pensare a tornare in Provincia, deve capire quanto spazio gli resta per scegliere al Comune.













