1 Novembre 2026
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Caos politico al Comune di Vibo, Lo Schiavo avverte Romeo: “Pronti a rimettere le deleghe. Basta divisioni, serve una svolta”

L’ex consigliere regionale interviene a “Pagina Protetta”: critiche alle tensioni interne, al Consiglio comunale disertato e alla gestione dei finanziamenti. La proposta di un patto di fine mandato, il futuro della Giunta e le manovre per ricompattare il centrosinistra vibonese

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Nessuna rottura con Enzo Romeo, ma nemmeno una cambiale in bianco. Antonio Lo Schiavo rilancia il sostegno al sindaco di Vibo Valentia, rivendica il ruolo determinante del proprio movimento nella vittoria del centrosinistra e mette sul tavolo una disponibilità che, nel delicato equilibrio della maggioranza, assume inevitabilmente un peso politico: rimettere le deleghe, compresa quella all’Urbanistica, se dovesse servire a rilanciare l’azione amministrativa. Non è un ultimatum, almeno nelle intenzioni dichiarate. È piuttosto una richiesta di verifica politica, accompagnata da critiche esplicite alle divisioni interne, alla mancanza di coordinamento e a una macchina comunale che continua a mostrare difficoltà. E anche da una presa di distanza rispetto alla scelta della maggioranza di far mancare il numero legale nell’ultima seduta del Consiglio comunale.

L’ex consigliere regionale e notaio vibonese affronta senza particolari reticenze i nodi dell’amministrazione nel corso di “Pagina Protetta”, il programma condotto da Nicolino La Gamba su Radio Onda Verde, al quale partecipa anche il consigliere comunale Antonio Scuticchio. Ne emerge un ragionamento politico che va ben oltre gli equilibri di Palazzo Luigi Razza: il rapporto con Romeo, il futuro degli assessori, il ruolo dei partiti, i finanziamenti perduti, la riorganizzazione degli uffici e la ricostruzione di un centrosinistra provinciale uscito frammentato dalle ultime competizioni elettorali.

“Pronti a rimettere le deleghe, anche cento passi indietro”

Lo Schiavo affronta direttamente le valutazioni che potrebbero riguardare gli assessori e, dunque, anche la posizione della vicesindaca e assessora all’Urbanistica, Pileggi, espressione della sua area politica. “Qualora il sindaco ritenga che uno o più assessori non riescono a portare avanti il loro lavoro, il loro mandato, è giusto che vengano affrontati”, osserva, riconoscendo al primo cittadino la prerogativa di valutare l’operato della squadra di governo. Poi arriva la dichiarazione destinata a pesare nel dibattito politico: “Se qualcuno ritiene che noi questo ruolo debba essere rivisto, con molta serenità noi siamo pronti anche a rimettere le deleghe senza traumi e senza contrapposizioni forti”. E ancora: “Massima serenità anche sulla disponibilità a fare non un passo ma 100 passi indietro”.

Una disponibilità che Lo Schiavo si affretta a sottrarre a qualsiasi interpretazione di rottura: un’eventuale revisione degli incarichi non comporterebbe automaticamente il passaggio all’opposizione. Da una parte, nessuna intenzione di difendere poltrone a ogni costo. Dall’altra, la richiesta che le eventuali decisioni siano inserite in un confronto politico complessivo, evitando regolamenti di conti personali e nuove fratture.

Le tensioni nella maggioranza: “Errori e polemiche nati anche dall’interno”

Lo Schiavo non nasconde le criticità che attraversano la coalizione. Anzi, individua proprio nei comportamenti di alcuni protagonisti dell’amministrazione una delle ragioni del clima di tensione. “Reputo che ci siano stati anche degli errori politici di comunicazione, di approccio politico e personale anche da parte di chi riveste ruoli di consiglieri del sindaco o membri della giunta”. Il giudizio si fa ancora più netto quando l’ex consigliere regionale denuncia che, in alcuni momenti, divisioni, contrapposizioni e polemiche inutili sono nate proprio all’interno dell’amministrazione. “Non ci possiamo permettere figure politiche, e parlo prima ai miei e a me stesso, che alimentano vento per raccogliere tempesta”, afferma.

Nessun nome, ma una critica riconoscibile a un metodo di gestione dei rapporti politici che, secondo Lo Schiavo, rischia di compromettere il progetto del centrosinistra. La richiesta è quella di superare personalismi e protagonismi, recuperando un lavoro collegiale nel quale ciascuno contribuisca ai risultati senza trasformare ogni iniziativa in una competizione interna.

Il messaggio a Romeo: “Serve un patto di fine mandato. Dove sono i partiti?”

La proposta politica è precisa: riunire tutte le forze della coalizione e sottoscrivere un nuovo patto programmatico per gli ultimi due anni e mezzo di amministrazione. Un documento con pochi obiettivi, tempi certi e responsabilità condivise, che Lo Schiavo immagina articolato in quattro, cinque o dieci punti, accompagnati da un cronoprogramma. “Serve necessariamente un coordinamento politico del centrosinistra”, insiste, chiedendosi apertamente quale ruolo stiano svolgendo i partiti nella vita amministrativa cittadina.

Non basta, dunque, riunire i consiglieri prima delle sedute. Occorre un luogo politico nel quale affrontare le questioni strategiche e verificare ciò che ha funzionato e ciò che invece non ha prodotto i risultati attesi. Lo Schiavo rivendica anche il proprio rapporto con il sindaco. Ricorda di averlo sostenuto fin dall’inizio e sottolinea che la sua lista contribuì in maniera determinante a portarlo al ballottaggio. “Enzo Romeo è il sindaco che io ho sostenuto, che abbiamo sostenuto”, ribadisce. E precisa di aver mantenuto lealtà anche nei momenti più delicati della costruzione della candidatura. Ma il sostegno, nella sua lettura, non può trasformarsi in rinuncia al confronto. “Noi possiamo e dobbiamo fare di più, dobbiamo volare alto, dobbiamo provare a fare 3, 4, 5 cose che lascino il segno”. Una richiesta che assume il significato di un vero tagliando politico di metà mandato.

Il Consiglio comunale deserto: “Sbagliato far mancare il numero legale”

C’è poi uno dei passaggi più delicati, perché riguarda direttamente il comportamento della maggioranza nell’ultima seduta consiliare. Lo Schiavo prende le distanze dalla scelta di non garantire il numero legale, impedendo di fatto il confronto su questioni sollevate dall’opposizione. “Secondo me è sbagliato non discutere in Consiglio Comunale con l’opposizione di questi temi e fare mancare il numero legale”, dichiara, riferendosi in particolare al dibattito sul polo universitario. Un’affermazione che assume rilievo proprio perché arriva da uno dei protagonisti politici che hanno contribuito alla nascita dell’attuale amministrazione.

L’ex consigliere regionale ricorda di aver contestato comportamenti analoghi quando sedeva tra i banchi dell’opposizione in Regione Calabria e sostiene che lo stesso principio debba valere oggi, a ruoli invertiti. L’opposizione, osserva, può anche strumentalizzare le difficoltà dell’amministrazione Romeo, ma questo non giustifica la rinuncia al confronto istituzionale. “La maggioranza li deve ascoltare”, afferma riferendosi agli avversari politici che intendano avanzare proposte concrete.

Finanziamenti perduti, la proposta: “Un ufficio bandi alle dipendenze del sindaco”

Sul terreno amministrativo, Lo Schiavo affronta una delle questioni che nelle ultime settimane hanno alimentato maggiormente lo scontro politico: la perdita di finanziamenti pubblici e le difficoltà della burocrazia comunale. La premessa è una difesa dell’amministrazione Romeo rispetto alle accuse del centrodestra, al quale attribuisce una parte delle responsabilità per le condizioni finanziarie ereditate dalla città. Ma questo non significa ignorare gli errori attuali. “Noi non possiamo perdere neanche un euro di finanziamenti pubblici”, avverte, ricordando che il Comune ha margini economici estremamente ridotti e dipende dalla capacità di intercettare risorse esterne. Da qui una proposta concreta: creare un ufficio centralizzato per i bandi, con personale incaricato di monitorare le opportunità di finanziamento e verificare la correttezza formale delle pratiche, dalla presentazione delle domande fino alla rendicontazione. Una struttura che, secondo Lo Schiavo, potrebbe essere collocata direttamente sotto lo staff del sindaco e organizzata senza nuovi costi. Il riferimento è anche agli errori documentali finiti recentemente al centro delle polemiche, comprese le problematiche legate alle comunicazioni via Pec.

L’ex consigliere regionale allarga poi il discorso all’organizzazione degli uffici, alla rotazione del personale e alle difficoltà dell’Edilizia privata, denunciando il rischio che alcuni interventi amministrativi, pur necessari, finiscano per paralizzare settori già in sofferenza. Sul recupero dei tributi solleva un’altra questione: le cartelle contenenti richieste di pagamento che i cittadini ritengono non dovute, con il conseguente rischio di generare contenziosi anziché recuperare effettivamente le entrate.

Il Patto per Vibo e i conti del Comune: “Un patto capestro per vent’anni”

Non manca una riflessione sulla situazione economico-finanziaria della città. Lo Schiavo ricorda che Romeo ha ereditato un Comune gravato da un pesantissimo disavanzo, che nelle cifre richiamate durante l’intervista sarebbe passato da oltre 50 milioni a circa 26 milioni di euro. Ma il giudizio sul Patto per Vibo è particolarmente severo. “Ci ha commissariato per 20 anni”, sostiene l’ex consigliere regionale, definendolo un “patto capestro” che vincola le risorse comunali al risanamento dei debiti accumulati. La conseguenza politica, nel suo ragionamento, è evidente: chiunque amministri Vibo Valentia nei prossimi anni dovrà misurarsi con una situazione di rigidità finanziaria che rende ancora più importante la capacità di attrarre finanziamenti regionali, nazionali ed europei. Un problema che riguarda Romeo oggi, ma anche chiunque dovesse succedergli.

Urbanistica, depositi costieri e centro storico

Lo Schiavo rivendica i risultati raggiunti dal proprio gruppo, a partire dall’approvazione del Piano spiaggia e dalle iniziative per l’adesione agevolata alle misure di definizione dei tributi comunali promosse dal consigliere Antonio Scuticchio. Ma indica nell’Urbanistica uno dei terreni sui quali la città dovrebbe investire maggiormente. Tra le priorità c’è la revisione del Piano strutturale comunale, da collegare a una visione di sviluppo per i prossimi venti o trent’anni, tenendo conto dello spopolamento, del mercato immobiliare, del futuro delle frazioni e della riqualificazione del centro storico. Sul tavolo anche il problema dei depositi costieri di Vibo Marina, per i quali richiama la necessità di uno studio di fattibilità sulla possibile delocalizzazione, evidenziando però la difficoltà di reperire persino le risorse per finanziare una progettazione preliminare. L’ex consigliere regionale cita inoltre il Sistema bibliotecario vibonese: accoglie positivamente il finanziamento di 500mila euro richiamato durante la trasmissione, ma avverte che ripianare i debiti non equivale automaticamente a rilanciare la struttura. Per questo torna a proporre una fondazione di partecipazione e una revisione della governance.

La nuova alleanza con Mammoliti e Tassone

L’intervista offre anche l’occasione per chiarire il significato degli incontri politici che hanno coinvolto Lo Schiavo e altri protagonisti del centrosinistra provinciale. Nessuna riunione segreta, nessuna trama contro il sindaco Romeo, assicura l’ex consigliere regionale. Il riferimento è agli incontri con Raffaele Mammoliti e Luigi Tassone, entrambi già consiglieri regionali, nel tentativo di costruire un percorso unitario. “Il vibonese ha pagato la sua frammentazione, la sua debolezza”, osserva, collegando questa condizione ai risultati delle competizioni elettorali e allo scarso peso del territorio nei rapporti politici regionali e nazionali. La federazione tra Liberamente Progressisti e Democratici e Riformisti rappresenterebbe dunque soltanto il primo passo di un progetto più ampio, destinato a coinvolgere anche il Partito democratico e altre componenti del campo progressista. Tra gli interlocutori menzionati figurano anche Enzo Insardà e Carmelo Apa. L’obiettivo dichiarato è superare le divisioni e costruire una piattaforma politica capace di incidere non soltanto sull’amministrazione del capoluogo, ma sugli equilibri dell’intera provincia.

Presidenza della Provincia, Lo Schiavo indica il Pd

Nella parte conclusiva arriva anche un’indicazione sulle prossime elezioni provinciali. Sollecitato da Nicolino La Gamba sull’eventualità di una candidatura del sindaco Enzo Romeo alla guida della Provincia, Lo Schiavo evita di pronunciarsi su un nome preciso, ma individua chiaramente il partito al quale dovrebbe spettare la proposta. “Il candidato presidente della provincia del centrosinistra debba essere uno dei sindaci del Partito Democratico”, sostiene, motivando la posizione con il peso organizzativo e amministrativo del Pd sul territorio. Pur non essendo iscritto al partito, Lo Schiavo chiarisce anche il proprio rapporto politico con i democratici: “Il Partito Democratico è casa mia, nonostante io non abbia formalmente la tessera”. La scelta del candidato, aggiunge, dovrà essere compiuta dagli organismi del partito, valutando le possibilità di successo dei diversi sindaci. Nessuna investitura esplicita per Romeo, dunque, ma l’indicazione di un metodo che assegna al Pd il compito di individuare la candidatura.

Nessuna sfiducia a Romeo, ma la richiesta di cambiare metodo

Il filo conduttore dell’intervento resta il rapporto tra lealtà politica e necessità di una svolta. Lo Schiavo respinge l’interpretazione secondo cui le sue richieste di cambiamento nasconderebbero la volontà di sostituire il sindaco. “Non ho detto bisogna cambiare sindaco, bisogna cambiare amministrazione, ho detto tutt’altro”, precisa. Ma la difesa di Romeo non cancella le criticità evidenziate. La città perde abitanti, il commercio attraversa una fase difficile, i conti pubblici condizionano ogni scelta e la maggioranza appare attraversata da tensioni che rischiano di sottrarre energie all’azione amministrativa. Lo Schiavo non mette in discussione la sopravvivenza della maggioranza, ma chiede di rivederne il funzionamento. E lo fa arrivando a dichiarare sacrificabili anche gli incarichi affidati alla propria area: “Se la squadra vince, vincono tutti. Se perdiamo, perdiamo anche noi”. Resta da capire se il sindaco Romeo raccoglierà l’invito a un confronto politico generale oppure se le parole dell’ex consigliere regionale finiranno per aggiungersi alle numerose tensioni che già attraversano Palazzo Luigi Razza. Perché, dietro la disponibilità a fare cento passi indietro, c’è una richiesta che guarda soprattutto in avanti: decidere che cosa questa amministrazione vuole ancora realizzare e con quale squadra intende farlo.

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