1 Novembre 2026
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Manovra 2027, Meloni scommette sul Lotto: più estrazioni, bonus e sgravi. Ma le riforme restano un miraggio

Dalla quinta estrazione settimanale ai 950 milioni legati al gioco pubblico, passando per gli sconti Irpef e i fondi alla sanità. Dopo quattro anni di governo, tanti interventi temporanei e poche risposte strutturali ai problemi dell’Italia

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La legge di bilancio del governo Meloni ha ricevuto la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato. Sono 157 articoli nei quali, accanto alle misure già annunciate dalla presidente del Consiglio e dai suoi vicepremier, compaiono altre disposizioni che contribuiscono a chiarire quale idea di sviluppo economico abbia maturato questa maggioranza dopo quattro anni di governo.

Lotto e SuperEnalotto, la quinta estrazione e i 950 milioni dal gioco pubblico

Tra le novità spicca l’introduzione della quinta estrazione settimanale del Lotto e del SuperEnalotto. Un’estrazione aggiuntiva che, secondo la relazione tecnica, dovrebbe garantire allo Stato 30,5 milioni di euro nel 2027 e oltre 43 milioni annui dal 2028. Dunque, mentre si continua a discutere di produttività, salari insufficienti, giovani che emigrano e imprese che faticano a investire, il governo individua una nuova opportunità di entrata pubblica nella possibilità di giocare più frequentemente. Se le prospettive economiche non migliorano, almeno aumentano le occasioni di tentare la fortuna.

Il capitolo del gioco pubblico, del resto, è particolarmente articolato. Tra maggiori prelievi sulle slot machine, proroghe delle concessioni e altre disposizioni, la relazione tecnica quantifica effetti finanziari positivi per circa 950 milioni nel 2027. Una cifra che dimostra quanto il settore continui a rappresentare una componente importante delle entrate pubbliche, mentre le conseguenze sociali del gioco d’azzardo meriterebbero ben altra attenzione.

Targhe personalizzate fino a 10mila euro: le altre novità della manovra

Non mancano altre curiosità. Arrivano le targhe automobilistiche personalizzate, con importi che potranno raggiungere inizialmente 1.000 euro per i privati e 10.000 per le imprese, prima della successiva riduzione prevista dal provvedimento. Finalmente una possibilità in più per distinguersi sulle strade italiane. Rimane da capire quando arriveranno interventi altrettanto originali per renderle più sicure ed efficienti.

Taglio Irpef, fino a 42 euro al mese. Bonus per natalità e affitti

Nel frattempo, il governo continua a presentare come risultati importanti benefici fiscali che, tradotti in cifre mensili, assumono dimensioni decisamente più modeste. La riduzione dell’IRPEF per i redditi fino a 55.000 euro determina un risparmio massimo aggiuntivo di 500 euro all’anno, circa 42 euro al mese. Con 52.000 euro di reddito il vantaggio scende a 200 euro annui, meno di 17 euro mensili. Al di sotto dei 50.000 euro questa specifica modifica non produce alcun beneficio. E il testo bollinato conferma che, almeno per il momento, l’intervento riguarda soltanto il 2027.

Un’altra misura temporanea, dunque, da presentare come un passo avanti nella riduzione della pressione fiscale. Per la natalità si annuncia un contributo previdenziale di 100 euro all’anno per i nuovi nati, mentre alle difficoltà economiche delle giovani famiglie si continua a rispondere con una moltiplicazione di bonus e interventi settoriali. Anche sul fronte abitativo vengono introdotte nuove aliquote agevolate per gli affitti, con vantaggi fiscali per i proprietari che non garantiscono automaticamente una riduzione dei canoni pagati dagli inquilini.

Flat tax e partite Iva: il rischio di frenare la crescita delle attività

La flat tax per le partite IVA viene nuovamente ampliata, riproponendo un obiettivo già presente nel programma elettorale del 2022. Un regime che continua a generare disparità rispetto alla tassazione dei lavoratori dipendenti e che, attraverso le proprie soglie, può persino scoraggiare la crescita delle attività economiche. Quando superare un determinato volume di ricavi significa perdere un trattamento fiscale particolarmente favorevole, si rischia di incentivare comportamenti diretti a non oltrepassare quel limite, fino a possibili irregolarità nella dichiarazione degli incassi. E così anziché costruire un sistema fiscale equo, semplice e progressivo, capace di accompagnare lo sviluppo delle imprese, si continua a modificare periodicamente la soglia di accesso a un regime speciale.

Sanità, 2,4 miliardi annunciati: il nodo delle risorse e delle liste d’attesa

Ma è sulla sanità che il confronto tra annunci e contenuto della manovra merita particolare attenzione. Il governo rivendica circa 2,4 miliardi di euro aggiuntivi per il Servizio sanitario nazionale nel 2027. Esaminando la distribuzione delle risorse, però, emerge che gran parte degli incrementi è già destinata a specifiche finalità. Sono previsti 500 milioni annui per l’aggiornamento delle tariffe ospedaliere, 300 milioni nel 2027 per prestazioni aggiuntive contro le liste d’attesa e un adeguamento dei limiti di spesa per le prestazioni acquistate dai privati accreditati, con effetti stimati in 365 milioni annui, finanziati da risorse già previste. La quota dell’incremento sanitario espressamente indicata come di libera disponibilità per le Regioni ammonta invece a 138 milioni nel 2027, pur non rappresentando l’intero ammontare delle risorse indistinte. Questi numeri pongono una questione precisa: quanto della nuova spesa servirà effettivamente a rafforzare la capacità produttiva della sanità pubblica, assumere personale, migliorare le strutture e ridurre stabilmente i tempi di attesa? Si continua a finanziare l’acquisto di prestazioni e ad aggiornare tariffe, mentre milioni di cittadini incontrano difficoltà crescenti nell’ottenere visite ed esami nei tempi necessari.

Arriva inoltre una carta sanitaria da 300 euro per gli ultrasettantacinquenni che rispettano determinati requisiti reddituali, finanziata per il 2027. Un altro contributo individuale che non aumenta direttamente la disponibilità di medici, infermieri, ambulatori e servizi pubblici. La sanità rischia così di diventare un ulteriore terreno sul quale distribuire risorse senza affrontare fino in fondo i problemi organizzativi e strutturali del sistema.

Pensioni e legge Fornero, le promesse ancora sul tavolo

E mentre si annunciano nuove forme di flessibilità pensionistica, il testo prevede anche una rivalutazione ridotta rispetto all’inflazione per gli assegni superiori a quattro volte il trattamento minimo. Matteo Salvini, dopo anni di promesse sul superamento della legge Fornero, continua a rivendicare nuovi fondi e interventi ancora da definire. Antonio Tajani richiama la stabilità del governo e la credibilità internazionale del Paese, mentre la presidente Meloni sottolinea la coerenza delle scelte compiute. Nelle dichiarazioni dei protagonisti è evidente che continui a mancare una riflessione sugli impegni non mantenuti e sulle ragioni per cui tante misure già annunciate quattro anni fa vengano oggi riproposte, prorogate o presentate sotto nuove forme.

Quattro anni di governo tra bonus, rinvii e riforme strutturali ancora assenti

La maggioranza ha avuto risorse straordinarie, tempo e numeri parlamentari per realizzare riforme di ampio respiro. Eppure continua a prevalere una politica economica costruita attraverso piccoli vantaggi fiscali, bonus, rinvii e interventi destinati a singole categorie, mentre il Paese è attraversato da scioperi e proteste, e le responsabilità delle difficoltà sembrano appartenere sempre ad altri: ai governi precedenti, all’Europa, alle amministrazioni locali o alle condizioni internazionali.

Dopo quattro anni, sarebbe legittimo attendersi qualche parola di autocritica e soprattutto una programmazione capace di affrontare le cause dei problemi, atteso che l’Italia non ha bisogno di bonus e piccole misure a tempo determinato che generano piccoli benefici da rivendicare alla prossima campagna elettorale, ma di investimenti produttivi, salari adeguati, infrastrutture, innovazione, servizi pubblici efficienti, di una pubblica amministrazione capace di utilizzare meglio le risorse disponibili, e più in generale di interventi strutturali nei settori strategici per la crescita capaci di porre le basi per costruire prospettive per le giovani generazioni, che continuano a lasciare il Mezzogiorno e sempre più spesso il Paese alla ricerca di opportunità professionali e condizioni di vita migliori.

Alla fine, anche in questa occasione, trova conferma una costante di questa legislatura ossia che la maggioranza trova puntualmente gli accordi necessari per continuare a governare, nonostante le posizioni dei partiti che la compongono siano profondamente differenti ed inducano, così, ad una polverizzazione delle risorse che non aiuta concretamente nessuna categoria e nessuna strategia economica duratura.

Dopo quattro anni gli italiani aspettano ancora, dal governo più longevo, una politica capace di offrire prospettive concrete, ma intanto, con la nuova manovra, avranno almeno un’estrazione del Lotto in più per provare a cambiar vita, e quindi è proprio il caso di dire “Les jeux sont faits”.

*Osservatorio per il Socialismo Riformista “Anna Kulischioff”

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