3 Novembre 2026
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Omicidio a Cantù, accoltella e uccide il falegname Aldo Marra: nei guai il 33enne crotonese Cristian Maffia

La tragedia all'esterno di un bar dopo una lite futili motivi: la vittima è morta in ospedale. Nelle prossime ore l'interrogatorio davanti al gip

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Dramma a Cantù, in provincia di Como, dove un litigio scoppiato all’esterno di un locale si è trasformato in tragedia. Si trova in stato di fermo da sabato pomeriggio con l’accusa di omicidio il 33enne crotonese Cristian Maffia, indiziato di aver colpito a morte con due coltellate — una alla spalla e una sferrata con violenza al ventre — il 55enne Aldo Marra, falegname originario del posto e dipendente di un’azienda locale. L’uomo è deceduto poco dopo il ricovero d’urgenza all’ospedale Sant’Anna di Como a causa delle gravissime lesioni riportate. Nelle prossime ore Maffia comparirà davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia.

La ricostruzione dell’aggressione e le ipotesi sul movente

L’aggressione si è consumata nel primo pomeriggio nei pressi di un bar cittadino, al culmine di una lite esplosa per motivi che gli inquirenti definiscono banali.
I Carabinieri stanno lavorando alacremente per incrociare le differenti testimonianze raccolte sul posto. Secondo una prima ipotesi, la discussione avrebbe preso piede all’interno dell’esercizio pubblico per poi degenerare sul marciapiede, innescata forse da uno sfottò legato all’accento o da una parola di troppo.
Pare che Maffia — già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati agli stupefacenti — abbia rivolto una battuta sgradita a Marra. Un’altra versione dei fatti, emersa da ulteriori testimonianze, riferisce invece che Marra fosse intervenuto per difendere la barista, in quel momento importunata dal 33enne.

Il profilo della vittima e la giustificazione dell’aggressore

La notizia della morte di Aldo Marra ha sconvolto la comunità locale. Sposato e padre di due figli, il 55enne era molto conosciuto e stimato a Cantù, in particolare per la sua attiva dedizione allo sport giovanile come allenatore e collaboratore nella squadra di calcio dell’oratorio San Michele. Dai primi riscontri investigativi è emerso che Maffia fosse uscito di casa già armato di lama.
Durante i primi accertamenti con i militari dell’Arma, il giovane si sarebbe giustificato affermando di “aver portato il coltello in tasca solo per il timore di incontrare un conoscente con cui aveva un debito di poche centinaia di euro”. Gli inquirenti proseguono gli accertamenti per chiarire la precisa dinamica dei fatti.

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