3 Novembre 2026
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Provincia di Vibo, corsa alla presidenza: da Romeo a Giordano tutti i nomi in lizza e le mosse dei partiti

Si vota il 27 dicembre per il dopo L’Andolina. Nel centrosinistra le ambizioni del sindaco del capoluogo incrociano le altre ipotesi in campo. Sul fronte opposto Pitaro e Mangialavori cercano un accordo che ancora non c'è

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La corsa alla presidenza della Provincia di Vibo Valentia comincia con un problema comune ai due schieramenti: trovare un candidato senza lasciare indietro pezzi della propria coalizione. Si vota il 27 dicembre per scegliere il successore di Corradino L’Andolina, ma il confronto è già aperto nei partiti. Nel centrosinistra, il Pd rivendica la guida dell’ente e deve conciliare le aspirazioni dei suoi sindaci con le scelte degli alleati. Nel centrodestra, le divisioni di Forza Italia si intrecciano con le mosse di Vito Pitaro, deciso a far pesare il proprio seguito di amministratori.

I nomi circolano, gli accordi restano da costruire. C’è chi potrebbe tornare a Palazzo ex Enel, chi punta a una promozione dopo anni alla guida del proprio Comune e chi potrebbe diventare la soluzione sulla quale far convergere più aree politiche. Con il voto affidato a sindaci e consiglieri comunali, saranno decisivi i consensi che ciascun aspirante riuscirà a raccogliere anche fuori dal proprio schieramento. E le scelte dei centristi potrebbero cambiare gli equilibri della corsa.

Romeo e la tentazione di tornare dove tutto cominciò

Per Enzo Romeo sarebbe un ritorno al punto di partenza. Nel 1995 fu il primo presidente della Provincia di Vibo Valentia: rientrare oggi a Palazzo ex Enel avrebbe un significato personale e politico evidente. L’ipotesi resiste. Resta da capire quanto dipenda da una sua ambizione e quanto dalle sollecitazioni di chi lo considera una possibile figura di sintesi. La differenza conta: una candidatura cercata dal sindaco avrebbe bisogno di una motivazione politica; una candidatura richiesta dalla coalizione dovrebbe dimostrare di avere davvero il consenso necessario. Romeo potrebbe ricomporre le diverse sensibilità del centrosinistra. Potrebbe però produrre anche l’effetto opposto sul campo avversario, offrendo a un centrodestra diviso una ragione per ritrovarsi unito.

C’è poi la questione più concreta: due incarichi, una sola indennità, perché quella del presidente della Provincia non è cumulabile con quella da sindaco. Le responsabilità, invece, si aggiungerebbero. Con i problemi amministrativi e politici aperti a Palazzo Luigi Razza, la disponibilità di tempo sarebbe il primo argomento da chiarire. Il prestigio del ritorno, da solo, difficilmente basterebbe a convincere chi si aspetta risposte dal Comune.

Rosso, Schinella e Vallone: il Pd cerca il suo candidato

Nell’area dem più legata alla tradizione della sinistra prende quota l’ipotesi Antonio Maria Rosso, sindaco di Spadola. Alle spalle ha una storia familiare radicata nel percorso che dal Pci, attraverso Pds e Ds, è arrivato al Partito democratico. Un profilo nel quale una parte del partito potrebbe riconoscersi. Rosso ha appena assunto una posizione che, in questa corsa, acquista un valore particolare: ha preso le distanze dal progetto di trasferire parte delle Serre alla Provincia di Catanzaro. La scelta di restare con Vibo gli offre un argomento politico preciso davanti agli amministratori chiamati a eleggere il presidente dell’ente.

Resta disponibile anche l’ipotesi Antonino Schinella, giornalista e sindaco di Arena, al terzo mandato. Conosce il territorio, appartiene al Pd e potrebbe riprovare a costruire attorno al proprio nome il consenso necessario. L’esperienza amministrativa è un punto di partenza ma non sarà facile ottenere, in un partito come il Pd dai molteplici interessi, un sostegno capace di andare oltre il suo Comune. Poi c’è Lidio Vallone, sindaco di Briatico, già assessore provinciale e figura di lungo corso del centrosinistra vibonese. Il suo nome mantiene spazio proprio per la conoscenza dell’ente e per le relazioni accumulate negli anni. In un’elezione affidata agli amministratori, sono risorse che possono contare. Alla segretaria provinciale Teresa Esposito spetta un compito delicato: portare il Pd a una scelta condivisa e presentarla agli alleati senza trasformare il confronto interno in una competizione permanente fra aspiranti presidenti.

Contartese e il possibile accordo con De Nisi

Un’ipotesi da seguire è quella di Caterina Contartese, sindaca di Rombiolo. Il suo nome potrebbe favorire un’intesa fra l’area dem e i centristi, a cominciare da Azione e da Francesco De Nisi il quale dispone di un radicamento importante a Filadelfia e di rapporti che si estendono ad altre amministrazioni. Fra le vicinanze politiche da considerare c’è quella con Domenico Locane, sindaco di Ricadi. Un insieme di relazioni che rende le sue scelte rilevanti per chiunque cerchi una maggioranza provinciale. In questa ottica Contartese potrebbe dunque diventare un punto d’incontro.

Condello e le mosse di Lo Schiavo, Mammoliti e Alecci

Italia Viva ha il suo riferimento in Condello, storico sindaco di San Nicola da Crissa. Una sua candidatura alla guida del centrosinistra appare, in questo momento, meno praticabile rispetto ad altre ipotesi. Il suo sostegno, tuttavia, resta un passaggio da negoziare: considerarlo acquisito sarebbe un errore. Da osservare anche le mosse di Antonio Lo Schiavo, Raffaele Mammoliti ed Ernesto Alecci che non sono sindaci ma muovono diverse perdine. La loro influenza si misura soprattutto nella rete degli amministratori e dei consiglieri comunali, a partire da quelli del capoluogo. Qui il voto ponderato rende particolarmente importante verificare le adesioni effettive. La forza riconosciuta a un dirigente politico deve poi trovare riscontro nelle scelte degli eletti. E i consiglieri di Vibo avranno un peso da far valere nella discussione sul candidato.

Il centrodestra e i nomi frenati da ricorsi e scadenze

Nel centrodestra alcune opzioni incontrano ostacoli prima ancora che cominci la selezione politica. Su Giuseppe Barilaro, sindaco di Acquaro e nome gradito all’area di Mangialavori, pesa la pronuncia della Corte d’appello sull’incandidabilità. Giovanni Macrì, sindaco di Tropea sul quale avrebbe potuto ragionare Pitaro, è invece in attesa della decisione d’appello sul provvedimento emesso dal Tribunale a giugno. Il contenzioso resta un’incognita nelle valutazioni dei partiti: la scelta di un candidato deve fare i conti anche con l’esito dei ricorsi. Entrambi sono per questo fuori dalla partita.

Per Sergio Pititto, sindaco di Pizzo, la vicinanza delle comunali del 2027 rende politicamente più complicato aprire un secondo fronte. Diversa la difficoltà che incontrerebbe un’eventuale candidatura di Alfredo Barillari, sindaco di Serra San Bruno, promotore del passaggio delle Serre a Catanzaro. Chiedere di presiedere la Provincia dalla quale si propone di far uscire il proprio Comune richiederebbe una spiegazione convincente agli altri amministratori. Questo restringe, sul piano politico, lo spazio delle alternative e porta l’attenzione soprattutto su Nicola Brosio, Sergio Cannatelli e Fortunato Giordano.

Brosio e la forza dei pitariani

Vito Pitaro punterebbe su Nicola Brosio, avvocato e sindaco di San Calogero, esponente di Noi Moderati. Una candidatura che potrebbe cercare consensi anche fra amministratori esterni al centrodestra. Nel Vibonese, la forza di Noi Moderati coincide in larga parte con il seguito personale di Pitaro. Più che un’etichetta nazionale, nelle trattative conta la rete dei pitariani: rapporti diretti, presenza nei Comuni, capacità di sostenere un nome e cercargli adesioni. Una candidatura di Brosio riconoscerebbe a Pitaro un ruolo centrale nella scelta del presidente. Per gli altri protagonisti della coalizione, decidere se convergere su di lui significherebbe quindi valutare anche questo rapporto di forze.

Cannatelli e Giordano, il confronto dentro Forza Italia

Forza Italia deve intanto risolvere la propria competizione interna. Sergio Cannatelli, sindaco di Sorianello da più consiliature, rappresenterebbe l’area più vicina a Tonino Daffinà. Per lui la presidenza sarebbe il salto verso una responsabilità provinciale, dopo l’esperienza maturata alla guida del Comune. Giuseppe Mangialavori guarderebbe invece a Salvatore Fortunato Giordano, avvocato e sindaco di Mileto, uno dei centri più popolosi del Vibonese. Giordano presiede già la Conferenza dei sindaci dell’Asp: un ruolo che lo mette in rapporto con i primi cittadini dell’intero territorio e che potrebbe spendere nella ricerca dei consensi.

Le tre ipotesi hanno quindi sostenitori riconoscibili: Brosio nell’area di Pitaro, Cannatelli in quella di Daffinà, Giordano in quella di Mangialavori. Trovare l’accordo significherà stabilire quale di queste componenti potrà indicare la guida della Provincia e quali saranno disposte a sostenerla.

Il primo accordo sarà su chi deve rinunciare

Le candidature potranno essere presentate il 6 dicembre, dalle 8 alle 20, e il 7 dicembre, dalle 8 alle 12. Si voterà il 27 dicembre, dalle 8 alle 19, nella Sala consiliare della Provincia. Il centrosinistra deve capire se Romeo sia davvero la soluzione capace di unire tutti o se convenga affidarsi a un altro sindaco. Il centrodestra deve scegliere quanto spazio riconoscere a ciascuno dei suoi protagonisti. E i centristi devono decidere con chi costruire un’intesa credibile. In gioco c’è la guida di un ente chiamato a occuparsi di strade, scuole e servizi per i Comuni. Ma per arrivare a proporre un presidente, entrambi gli schieramenti devono risolvere una questione preliminare: chi è disposto a fare un passo indietro.

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