4 Novembre 2026
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Midterm Usa, l’ondata blu travolge i Repubblicani: i Dem conquistano il Congresso e strappano Stati chiave a Trump

I democratici incassano almeno 54 seggi al Senato e si avviano a quota 258 alla Camera. Clamorosi ribaltoni in Texas, Georgia e Ohio, mentre il presidente uscente evoca il veto

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Una vera e propria marea democratica ha stravolto gli assetti politici statunitensi nelle elezioni di metà mandato. Il Partito Democratico ha riconquistato con ampio margine il controllo del Congresso, trasformando le previsioni di una vittoria di misura in un netto successo su scala nazionale. Alla Camera dei Rappresentanti i Dem hanno già superato ampiamente la quota di maggioranza fissata a 218 seggi, proiettandosi secondo le stime di NBC News verso la conquista di ben 258 seggi, un margine record che non si registrava dal 1993, anno dell’insediamento di Bill Clinton. Al Senato, con alcune partite ancora da chiudere, il gruppo democratico si è assestato a quota 54 seggi contro i 43 assegnati al Grand Old Party.

Sul fronte delle amministrazioni statali, il voto per i 36 governatori ha segnato una svolta storica nelle storiche roccaforti conservatrici. Con 31 Stati già assegnati ufficialmente dai decision desk dei media americani, i Dem si sono aggiudicati 17 governatorati contro i 12 andati ai repubblicani. L’esito più clamoroso è maturato in Texas, dove la democratica Gina Hinojosa ha sconfitto il governatore uscente Greg Abbott. Storico anche l’affermazione in Georgia di Keisha Lance Bottoms, prima donna afroamericana alla guida dello Stato dopo oltre un ventennio di egemonia repubblicana. I ribaltoni hanno toccato pure la Rust Belt e il Midwest, con i successi di Amy Acton in Ohio su Vivek Ramaswamy, di Rob Sand in Iowa, e le vittorie per la Camera Alta di Abdul El-Sayed in Michigan e James Talarico in Texas. Tra le conferme Dem figura Xavier Becerra, primo governatore latino nella storia della California, e Jocelyn Benson in Michigan. Nel campo repubblicano il GOP ha limitato i danni tenendo la Florida con Byron Donalds e la conferma di Sarah Huckabee Sanders in Arkansas.

La reazione di Trump, i seggi in bilico e i riflessi internazionali

Donald Trump ha riconosciuto la sconfitta dell’esecutivo pur rivendicando che l’esito sarebbe stato diverso con il proprio nome sulla scheda, pubblicando poi sui social un cappellino con la scritta “Veto” in vista della futura dialettica con l’aula.Lo spoglio prosegue intanto negli ultimi collegi ad alta tensione. Al Senato restano aperti i giochi in Alaska, dove la democratica Mary Peltola e il senatore uscente Dan Sullivan prevedono tempi lunghi per il conteggio definitivo, e nel Mississippi, feudo repubblicano dal 1982 in cui il democratico Scott Colom conduce per circa 40 voti sulla senatrice uscente Cindy Hyde-Smith con oltre il 95% delle schede scrutinate.

Il risultato elettorale ha registrato immediate reazioni sul piano diplomatico e geopolitico. Sul fronte iraniano, con l’attenzione rivolta al malcontento degli elettori Usa per il carovita e le crisi esterne, il presidente del Parlamento di Teheran e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha affidato a X il suo commento: “Gli americani hanno detto NO ALLA GUERRA, e noi sosteniamo questo messaggio”.

Da Roma è giunta la presa di posizione della diplomazia italiana con l’intervento del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine dell’incontro Confsal sulla manovra. “Noi rispettiamo sempre e comunque la volontà del popolo americano. Gli Stati Uniti sono la più importante grande democrazia del mondo e ogni scelta che viene fatta, anche quando ci sono dei cambiamenti, deve essere rispettata. Per noi non cambia il rapporto con gli Stati Uniti”, ha affermato Tajani. “L’abbiamo sempre detto l’Italia è un partner strategico degli Stati Uniti d’America e con la stessa lealtà e la stessa correttezza con la quale abbiamo lavorato con i governi con presidenti democratici o con presidenti repubblicani,continueremo a farlo qualunque sia il governo, qualunque sia la situazione parlamentare”.

La reazione dei mercati e dei listini azionari

L’esito delle urne americane è stato accolto con dinamismo dalle piazze finanziarie internazionali. Superata una primissima fase di sbandamento iniziale dovuta ai timori sui titoli tecnologici e sulle strategie di investimento nell’intelligenza artificiale, i listini hanno virato in territorio positivo su scala globale, accompagnati dal rialzo dei titoli di Stato e da una flessione del valore del dollaro.

In Asia le Borse hanno chiuso in rialzo ad eccezione di Tokyo (-1,4%), appesantita dal rafforzamento dello yen. Avvio tonico per i listini europei guidati da Milano a +1,2%, seguita da Parigi (+0,5%), Francoforte (+0,3%) e Londra (+0,1%).Intanto a Wall Street i future si sono mossi al rialzo, segnalando il gradimento dei mercati finanziari per la nuova configurazione istituzionale a Washington.

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