La nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi arriva a un passaggio decisivo: la Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, oggi 38enne, accusandolo di essere l’autore del delitto avvenuto a Garlasco nell’agosto del 2007. La richiesta, firmata dai magistrati pavesi, mantiene l’impianto accusatorio già delineato al termine delle indagini: omicidio volontario pluriaggravato, con le contestazioni di crudeltà e motivi abietti. Sempio, che ha sempre respinto ogni addebito, ha annunciato di essere pronto ad affrontare la fase davanti al giudice per l’udienza preliminare. “Sono convinto che sarà dimostrata la mia innocenza”, ha dichiarato, confermando la propria posizione anche dopo la decisione della Procura.
L’accusa: crudeltà e un presunto movente legato a un rifiuto
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Sempio avrebbe agito “con crudeltà verso la vittima”, in considerazione del numero e dell’entità delle ferite inferte. Nell’imputazione vengono indicate almeno 12 lesioni al cranio e al volto. La Procura contesta inoltre i motivi abietti, che sarebbero riconducibili all’odio maturato nei confronti della giovane, allora 26enne, in seguito a un presunto rifiuto di un approccio. Si tratta della tesi accusatoria che dovrà essere sottoposta al vaglio del giudice: la richiesta di rinvio a giudizio non equivale a una dichiarazione di colpevolezza.
La ricostruzione dell’aggressione secondo i pm
Nel capo d’imputazione i magistrati hanno mantenuto anche la ricostruzione della dinamica dell’omicidio. Sempio, che all’epoca era poco più che maggiorenne e frequentava la casa della famiglia Poggi, sarebbe entrato nella villetta di via Pascoli mentre il fratello di Chiara, Marco, e i genitori si trovavano in vacanza in Trentino. Secondo l’accusa, dopo una prima colluttazione avrebbe colpito ripetutamente la ragazza con un corpo contundente, inizialmente alla fronte e poi allo zigomo destro, facendola cadere a terra. L’avrebbe quindi trascinata verso la porta della cantina e colpita nuovamente mentre tentava di reagire, mettendosi carponi.
La ricostruzione dei pm prosegue con la caduta del corpo lungo le scale che conducono al piano interrato. Anche quando Chiara era ormai incosciente, Sempio avrebbe inferto ulteriori colpi alla parte posteriore del cranio, provocandone la morte. Tutti questi passaggi costituiscono la versione contenuta nell’imputazione e non fatti accertati nei confronti del nuovo indagato.
Dna e impronta palmare tra gli elementi raccolti
L’accusa si fonda, secondo quanto riferito dalla Procura, su una ventina di elementi investigativi. Tra quelli richiamati nell’inchiesta figurano il Dna estrapolato dalle unghie della vittima, ritenuto compatibile con la linea paterna della famiglia Sempio, e un’impronta palmare che, secondo le consulenze degli esperti dei pm, sarebbe riconducibile al 38enne e sarebbe stata individuata su una parete vicino al punto in cui venne trovato il corpo di Chiara. La nuova ricostruzione investigativa si contrappone a quella sulla quale si è fondata la condanna definitiva di Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima, che sta terminando di scontare una pena di 16 anni di reclusione. Dopo il rigetto di due precedenti richieste di revisione da parte della Corte d’Appello di Brescia, la difesa starebbe preparando una nuova istanza, attesa entro la metà di novembre. La Procura generale di Milano, intanto, non ha ancora sciolto la riserva sulla questione.
La difesa di Sempio prepara la battaglia davanti al gup
Gli avvocati di Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, hanno dichiarato di essere pronti a contestare le accuse sia sul piano processuale sia nel merito. Cataliotti ha spiegato che la richiesta di rinvio a giudizio non rappresenta una sorpresa, né per i tempi né per la qualificazione giuridica dei fatti, già indicata nell’atto di conclusione delle indagini. La difesa intende inoltre sollevare una questione preliminare: ha annunciato la richiesta di sospensione del procedimento e, se necessario, la possibilità di rivolgersi alla Corte costituzionale. Secondo i legali, il procedimento a carico di Sempio dovrebbe rimanere fermo in attesa che venga definito il giudizio di revisione relativo ad Alberto Stasi.
La famiglia Poggi non sarà parte civile
Un altro elemento riguarda la posizione dei familiari di Chiara. I Poggi, convinti che la verità giudiziaria sia quella stabilita dalla sentenza definitiva di condanna di Stasi, hanno deciso di non costituirsi parte civile nel procedimento. La scelta è legata anche a ragioni di carattere tecnico. La richiesta della Procura apre ora la fase davanti al giudice per l’udienza preliminare, chiamato a decidere se disporre il processo. La vicenda giudiziaria di Garlasco si prepara così a un nuovo capitolo, a quasi vent’anni dall’omicidio che ha segnato uno dei casi più discussi della cronaca italiana.













