“Non potrò mai avere il vostro perdono”. È con queste parole che Pietro Andrea Simoncini, originario di Soriano Calabro, ha scelto di rivolgersi ai familiari di Vittorio Boiocchi, storico capo ultrà dell’Inter assassinato a Milano il 29 ottobre 2022. Collegato dal carcere durante l’udienza del 4 novembre davanti alla Corte d’Assise, l’imputato ha pronunciato alcune dichiarazioni spontanee, manifestando rimorso per il proprio coinvolgimento nell’omicidio. “Ho strappato una vita preziosa e non ho giustificazioni”, ha detto, aggiungendo di essere consapevole della sofferenza provocata ai familiari della vittima. “Mentre voi soffrite io sono logorato e accetterò la pena per quello che ho fatto”. Parole con cui l’uomo, residente nel Vibonese, ha ribadito il proprio pentimento dopo aver già ammesso agli inquirenti di aver partecipato all’agguato costato la vita al dirigente della tifoseria organizzata nerazzurra.
Dalla Calabria all’agguato di Milano: il ruolo di Simoncini
La posizione di Simoncini era emersa con maggiore chiarezza nel maggio 2025, quando aveva raccontato agli investigatori il proprio coinvolgimento nell’omicidio. Nel corso dell’interrogatorio aveva dichiarato di essere stato alla guida dello scooter utilizzato per raggiungere Boiocchi, indicando in Daniel D’Alessandro l’uomo che avrebbe materialmente sparato. Anche D’Alessandro, nel maggio scorso, aveva reso dichiarazioni spontanee in aula, ammettendo di aver esploso i colpi contro il capo ultrà.
Gli accertamenti investigativi hanno inoltre ricostruito i movimenti dei due imputati dopo il delitto. Attraverso l’analisi delle utenze telefoniche, gli investigatori avrebbero individuato nei primi giorni di novembre 2022 spostamenti nell’area delle Preserre vibonesi, tra Gerocarne e Soriano Calabro. Un collegamento territoriale che ha contribuito a ricostruire il rientro in Calabria dopo l’omicidio. Simoncini è inoltre il suocero di Marco Ferdico, ex dirigente della Curva Nord dell’Inter, al quale l’accusa attribuisce un ruolo nell’organizzazione del delitto.
Il processo e le dichiarazioni degli altri imputati
Davanti alla Corte d’Assise di Milano, presieduta da Antonella Bertoja, sono chiamate a rispondere della vicenda diverse figure legate all’ambiente della tifoseria interista. Oltre a Simoncini e D’Alessandro, figurano tra gli imputati gli ex capi ultrà Andrea Beretta e Marco Ferdico, entrambi diventati collaboratori di giustizia, e Gianfranco Ferdico, padre di Marco. Nel corso dell’udienza del 4 novembre è stata inoltre riunita la posizione processuale di Mauro Nepi, anch’egli imputato per l’omicidio di Boiocchi. L’indagine è stata condotta dalla Squadra mobile di Milano, sotto il coordinamento dei pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia Paolo Storari e Stefano Ammendola. Il delitto viene contestato con l’aggravante mafiosa, elemento sul quale dovrà pronunciarsi la Corte.
Tra le ricostruzioni emerse nel procedimento, Andrea Beretta ha ammesso di aver commissionato l’omicidio. Le dichiarazioni degli imputati, tuttavia, presentano divergenze sulla ricostruzione dell’agguato e sui compiti attribuiti ai singoli partecipanti. In particolare, Marco Ferdico ha indicato in Nepi una figura coinvolta nel progetto omicidiario. Anche Gianfranco Ferdico ha riferito di una presunta disponibilità dell’imputato a segnalare gli spostamenti di Boiocchi. Si tratta di circostanze che dovranno essere valutate dai giudici nel corso del dibattimento.
Omicidio Boiocchi, fissate le prossime tappe del processo
Il procedimento si avvicina alla fase conclusiva. Per Mauro Nepi è previsto il 14 dicembre un nuovo passaggio processuale, durante il quale potrà essere sottoposto a esame oppure rendere dichiarazioni spontanee. La discussione finale prenderà il via il 1° febbraio 2027, data fissata per la requisitoria dei pubblici ministeri. Gli interventi dei difensori sono invece programmati per l’8 e il 15 febbraio.














