Una telefonata apparentemente ufficiale, un numero riconducibile alla Questura che compare sul display e una serie di domande che, dietro un’apparente verifica di routine, nasconderebbero un obiettivo ben diverso: conoscere la quantità di oro e preziosi custoditi nelle gioiellerie. È il nuovo tentativo di truffa telefonica segnalato a Catanzaro, sul quale viene richiamata l’attenzione della cittadinanza e, in particolare, degli operatori commerciali.
L’allerta riguarda un sistema di raggiro particolarmente insidioso, perché sfrutta la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e l’apparente autenticità del numero chiamante. A essere presi di mira sono soprattutto i titolari di gioiellerie, ma la raccomandazione alla prudenza viene estesa a tutte le attività commerciali del capoluogo.
Il numero della Questura sul cellulare: così viene costruita la trappola
Il dettaglio che rende il raggiro ancora più credibile è il numero visualizzato sul telefono: 0961 889111, riconducibile al centralino della Prefettura-Questura di Catanzaro.
Chi riceve la chiamata potrebbe quindi essere portato a credere di parlare realmente con un rappresentante delle Forze dell’Ordine. In realtà, il recapito potrebbe essere stato falsificato attraverso la tecnica dello spoofing telefonico, un sistema che permette di mostrare sul display un numero diverso da quello effettivamente utilizzato per chiamare.
I malintenzionati si presentano come appartenenti alle Forze dell’Ordine e utilizzano questa falsa identità per conquistare la fiducia degli interlocutori, rendendo meno immediatamente riconoscibile il tentativo di frode.
Le domande sull’oro e sui preziosi: il vero obiettivo dei truffatori
Durante le conversazioni, i sedicenti agenti pongono domande apparentemente ordinarie: chiedono se nell’attività commerciale sia tutto regolare, se ci siano situazioni particolari da segnalare o se siano emerse criticità.
L’attenzione, tuttavia, si concentra soprattutto sulle informazioni relative a oro, gioielli e preziosi custoditi all’interno degli esercizi commerciali.
Non si tratta, dunque, di una semplice telefonata di cortesia. La raccolta di informazioni sulla presenza e sulla quantità di beni di valore potrebbe rappresentare un passaggio particolarmente delicato, con possibili conseguenze per la sicurezza delle attività coinvolte.
La vera insidia consiste proprio nella capacità di trasformare una conversazione apparentemente istituzionale in un’occasione per ottenere dati che non dovrebbero essere comunicati a interlocutori non verificati.
La regola fondamentale: le Forze dell’Ordine non chiedono informazioni sui preziosi
Il messaggio rivolto ai commercianti è chiaro: le Forze dell’Ordine non richiedono telefonicamente informazioni sulle quantità di oro e preziosi custoditi nelle gioiellerie, né dati relativi a denaro, coordinate bancarie o codici personali.
“Non fidatevi del numero visualizzato sul telefono: può essere falsificato”. È questa la prima precauzione da adottare, anche quando sul display compare un recapito apparentemente riconducibile a un ufficio istituzionale.
Nessuna rassicurazione deve derivare, quindi, dalla sola identificazione del numero chiamante. La tecnologia consente infatti di alterare il dato visualizzato, rendendo possibile un tentativo di impersonificazione particolarmente convincente.
Come difendersi dalla truffa: interrompere la chiamata e verificare
Per evitare di cadere nel raggiro, è fondamentale mantenere alta l’attenzione e non fornire informazioni riservate durante telefonate di cui non sia stata verificata l’autenticità.
Le principali raccomandazioni sono precise: Non comunicare informazioni sulla quantità di oro, gioielli, preziosi e denaro presenti nell’attività. Non fornire dettagli sui sistemi di sicurezza e sull’organizzazione interna del negozio. Non considerare attendibile il numero visualizzato sul display, anche quando sembra appartenere alla Questura. Non seguire istruzioni ricevute telefonicamente o tramite WhatsApp da contatti non verificati. Interrompere la conversazione e contattare direttamente le Forze dell’Ordine attraverso i canali ufficiali. Conservare eventuali messaggi e segnalare tempestivamente ogni episodio sospetto.
La verifica dell’identità dell’interlocutore deve avvenire attraverso recapiti ufficiali, senza richiamare eventuali numeri indicati dalla persona che ha effettuato la telefonata sospetta.
L’appello ai commercianti: attenzione anche a dipendenti e collaboratori
L’invito alla massima prudenza riguarda l’intera comunità commerciale di Catanzaro, con particolare riferimento ai titolari di gioiellerie, chiamati a informare anche dipendenti e collaboratori sui rischi di questo genere di raggiri.
La prevenzione passa anche dalla condivisione delle informazioni: conoscere il meccanismo utilizzato dai truffatori può impedire che una telefonata apparentemente innocua si trasformi in una pericolosa fuga di informazioni.
L’appello è quindi a non abbassare la guardia e a diffondere l’allerta tra colleghi e operatori economici.
Perché il tentativo di raggiro potrebbe iniziare con una domanda semplice, pronunciata da una voce che dichiara di appartenere alle istituzioni. Ma quando quella domanda riguarda quanto oro è custodito in negozio, la prudenza deve diventare immediata.
La sicurezza di un’attività commerciale passa anche dalla tutela delle informazioni: non tutto ciò che appare ufficiale è autentico.














