Oltre settant’anni di storia, promesse, annunci e progetti che, secondo La Tazzina della Legalità, non hanno ancora restituito a Catanzaro Lido un porto capace di esprimere pienamente il proprio potenziale. Dopo la mobilitazione sul porto di Vibo Valentia, culminata con la firma delle nuove concessioni demaniali dopo 26 anni e 20 giorni, l’associazione sposta l’attenzione sul capoluogo calabrese e chiama in causa la politica: “Basta annunci, è ora di dare risposte concrete”. L’obiettivo è fare chiarezza sul futuro dell’infrastruttura, sui finanziamenti disponibili e sugli interventi necessari per trasformarla in una reale opportunità di sviluppo economico, turistico e occupazionale.
Porto di Catanzaro Lido, la nuova battaglia della Tazzina della Legalità
A spingere La Tazzina della Legalità a occuparsi del porto di Catanzaro Lido sono state anche le sollecitazioni arrivate da numerosi cittadini dopo il risultato raggiunto a Vibo Valentia.
“Ti occupi di Vibo, ti interessi delle vicende pugliesi, sostieni battaglie lontane, ma perché non ti occupi con la stessa determinazione della tua città?”, è la domanda che, secondo quanto raccontato dall’associazione, è stata rivolta più volte ai suoi rappresentanti.
Una provocazione raccolta senza esitazioni, che apre un nuovo fronte di impegno civico. Al centro c’è un’infrastruttura la cui vicenda affonda le radici negli anni Cinquanta del secolo scorso e che, secondo l’associazione, continua a essere caratterizzata da ritardi, incertezze e prospettive non sufficientemente definite.
“Catanzaro è la nostra città e non possiamo permetterci di considerare normali situazioni che si trascinano da decenni senza una prospettiva chiara”, si legge nell’intervento.
“Un porto azzoppato dalla nascita”: le domande su lavori e finanziamenti
Il giudizio espresso da La Tazzina della Legalità è severo. Il porto di Catanzaro Lido viene descritto come un’infrastruttura che non avrebbe mai raggiunto una piena funzionalità, penalizzata dalla carenza di servizi adeguati e dall’assenza di una prospettiva capace di valorizzarne le potenzialità.
L’associazione parla di una storia segnata da annunci, dichiarazioni e riferimenti a finanziamenti e interventi programmati, senza che sia ancora percepibile quella trasformazione ritenuta necessaria.
Da qui una serie di interrogativi rivolti direttamente alle istituzioni: quali risorse sono state effettivamente stanziate? Quali lavori sono stati completati, quali sono in corso e quali devono ancora iniziare? Esiste un cronoprogramma verificabile? Chi sono i soggetti responsabili e quale modello di gestione è previsto?
Domande che, secondo il movimento, non hanno finalità polemiche, ma rispondono al diritto dei cittadini di conoscere lo stato reale di un’opera considerata strategica per il territorio.
L’affondo alla politica: “Non vogliamo altre passerelle o conferenze stampa”
Nel documento non manca una critica al modo in cui, negli anni, sarebbe stata affrontata la questione del porto.
“Non siamo interessati all’ennesimo annuncio, alla fotografia di circostanza o alla conferenza stampa nella quale si ripetono impegni già ascoltati. Siamo interessati a conoscere la verità sullo stato delle cose”, afferma La Tazzina della Legalità.
L’appello è rivolto all’intera classe politica catanzarese, senza distinzioni di schieramento. L’associazione chiede di superare la stagione delle dichiarazioni e di spiegare pubblicamente che cosa sia accaduto nel corso dei decenni e quali decisioni si intendano assumere per il futuro.
Il tema, sottolinea, non riguarda soltanto il completamento di un’infrastruttura, ma anche la possibilità di creare sviluppo economico, turismo, attività commerciali e nuovi posti di lavoro.
La proposta: un tavolo con Comune, Regione, Capitaneria e operatori
La Tazzina della Legalità non intende limitarsi alla denuncia dei ritardi. Per questo propone la costituzione di un tavolo di confronto istituzionale e tecnico dedicato al futuro del porto.
L’iniziativa dovrebbe coinvolgere Comune di Catanzaro, Regione Calabria, autorità competenti, Capitaneria di Porto, operatori del settore, rappresentanze imprenditoriali e associazioni.
L’obiettivo è riunire tutti i soggetti interessati per esaminare documenti, progetti, risorse disponibili, criticità e possibili soluzioni.
“Un incontro serio, documentato, senza passerelle e senza bandierine da piantare”, è la richiesta avanzata dall’associazione, che invita a mettere da parte divisioni e protagonismi.
Nel documento viene inoltre espresso apprezzamento per l’attivazione della Lega Navale, considerata un contributo positivo per riportare l’attenzione pubblica sulla questione.
L’avvertimento: “Senza risposte chiederemo l’accesso agli atti”
L’associazione annuncia anche una possibile iniziativa formale nel caso in cui l’appello non produca riscontri concreti.
Se non arriveranno risposte chiare, La Tazzina della Legalità presenterà una richiesta di accesso agli atti per acquisire informazioni su progetti, finanziamenti, procedure, autorizzazioni e stato di avanzamento degli interventi.
Una scelta che viene presentata come uno strumento di trasparenza e partecipazione civica, non come un’iniziativa contro singoli amministratori o istituzioni.
“Non per alimentare polemiche, ma perché la trasparenza è un dovere e perché i cittadini hanno diritto di sapere”, precisa l’associazione.
L’intenzione dichiarata è contribuire alla ricerca di soluzioni, senza sostituirsi agli organi politici e amministrativi competenti.
Da Vibo Valentia a Catanzaro: “La legalità non ha confini”
Nel suo intervento, La Tazzina della Legalità richiama l’esperienza maturata nella vicenda del porto di Vibo Valentia, dove la firma delle nuove concessioni demaniali è arrivata dopo una lunga attesa.
Un precedente che, secondo l’associazione, dimostra quanto possano essere importanti la mobilitazione della società civile, la continuità dell’impegno e il dialogo con le istituzioni.
Il movimento cita anche il sostegno alla battaglia di Nicola Netti in Puglia, ribadendo che l’impegno per la legalità e i diritti non deve fermarsi ai confini comunali.
“La legalità non ha confini comunali, così come la solidarietà e l’impegno civile non possono fermarsi davanti ai cartelli che indicano il nome di una città”, è il principio richiamato.
Un impegno che, tuttavia, non può prescindere dalle questioni irrisolte del proprio territorio.
“Catanzaro merita un porto vero”: la richiesta finale alle istituzioni
La conclusione dell’appello è un richiamo diretto alla responsabilità politica.
Catanzaro, secondo La Tazzina della Legalità, ha bisogno di un porto funzionante, attrezzato e capace di produrre opportunità, non di un’altra stagione di promesse destinate a rimanere sulla carta.
L’associazione chiede che le istituzioni si confrontino apertamente con la cittadinanza, mettendo a disposizione documenti e informazioni per spiegare perché, dopo oltre settant’anni, l’infrastruttura non abbia ancora espresso tutte le sue potenzialità.
“La stagione delle promesse deve lasciare spazio alla stagione delle responsabilità”, è il messaggio rivolto alla politica.
E l’ultima richiesta è altrettanto esplicita: “Sedersi a un tavolo, aprire i cassetti, tirare fuori le carte e spiegare ai cittadini” quale sia il futuro del porto di Catanzaro Lido.
“Catanzaro non può più aspettare. E noi non abbiamo intenzione di voltare lo sguardo dall’altra parte”, conclude La Tazzina della Legalità.














