Un improvviso e totale blackout spegne la città di Reggio Calabria. Quando la luce torna a illuminare le sale del Museo Archeologico Nazionale, i Bronzi di Riace sono misteriosamente scomparsi. Parte da questo clamoroso spunto narrativo “L’audace furto dei Bronzi di Riace”, il nuovo romanzo firmato da Paolo Di Giannantonio, storico giornalista televisivo e conduttore del TG1 per oltre quarant’anni. Il volume è pubblicato da Scintille Editore nella collana “Guizzi”, diretta da Alessio Pasquini, edita dalla Fondazione Scintille di Futuro ETS presieduta da Pietro Grasso.
Il furto immaginario dà l’avvio a un’indagine di respiro internazionale che si intreccia a doppio filo con la memoria dei due guerrieri. Al centro della trama c’è Valentina Greco, una diciassettenne che conosce e studia le due statue fin da quando era bambina, da quando il nonno pescatore Carmelo la accompagnava al museo. All’indomani del colpo, la giovane annota sul suo quaderno una promessa solenne: «Non vi preoccupate. Vi riporto a casa io». Al suo fianco l’amico e coetaneo Rocco, esperto di informatica. Mentre il commissario Ferrante guida le ricerche ufficiali, i due ragazzi seguono indizi che conducono dai porti dello Stretto di Messina lungo le rotte del Mediterraneo, fino a un’isola privata nell’Oceano Indiano nella disponibilità di un facoltoso collezionista.
La cultura come bene comune e l’ipotesi archeologica
Attraverso lo sviluppo dell’intreccio, il libro interroga direttamente il lettore sul senso del possesso e sul valore della fruizione pubblica dell’arte: cosa accade quando qualcuno pretende di sottrarre alla collettività una bellezza destinata a tutti? La Calabria, con il paesaggio dello Stretto e l’eredità della Magna Grecia, rappresenta la vera anima del racconto.
Alla suspense dell’avventura si affiancano i rigorosi studi dell’archeologo Daniele Castrizio, che supportano l’ipotesi scientifica secondo cui i due guerrieri raffigurerebbero Eteocle e Polinice, i figli di Edipo tragicamente destinati a contendersi il trono di Tebe. Il romanzo trasforma così le sculture in un potente simbolo contro la tragedia della guerra e a favore della pace. Nella postfazione, lo stesso Castrizio approfondisce le fonti storico-documentali alla base della sua ricostruzione.
Il contributo di Vincenzo Mollica e il valore educativo
La prefazione del volume è affidata al celebre giornalista e critico Vincenzo Mollica, che ripercorre il lungo legame di Di Giannantonio con i Bronzi, coltivato negli anni tra incontri, conferenze e spettacoli teatrali. Mollica sintetizza l’impatto emotivo dell’opera sottolineando come «E alla fine della storia si ha la sensazione di aver avuto a che fare non con due statue ma con due persone».
Caratterizzato da capitoli brevi e da un ritmo serrato che alterna i punti di vista degli investigatori, dei due giovani e degli esecutori del furto, il romanzo si rivolge ai ragazzi come al pubblico adulto. L’opera si propone anche come strumento didattico per scuole e famiglie, per stimolare l’avvicinamento alla ricerca archeologica e trasmettere il valore della tutela del patrimonio culturale italiano.














