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6 Dicembre 2025
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Calabria in bilico: più pensionati che lavoratori. L’allarme della Cgia di Mestre sul Mezzogiorno che invecchia

Nel Sud e nelle Isole 7,3 milioni di pensioni contro 6,4 milioni di occupati. Reggio e Cosenza tra le province più in crisi. “Senza giovani e lavoro regolare, il sistema è a rischio collasso”

Il Mezzogiorno è l’unica area del Paese dove i pensionati superano i lavoratori attivi.
Secondo l’ultima analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nel 2024 nel Sud e nelle Isole sono state erogate 7,3 milioni di pensioni, a fronte di 6,4 milioni di occupati.
Un disallineamento che fotografa in modo netto le fragilità strutturali del sistema economico meridionale.

La Puglia è la regione con lo squilibrio più marcato: –231.700 unità tra lavoratori e pensionati. Nel resto del Paese, invece, la situazione resta in equilibrio, con saldi positivi soprattutto nel Centro-Nord. Brillano la Lombardia (+803.180), il Veneto (+395.338), il Lazio (+377.868), l’Emilia Romagna (+227.710) e la Toscana (+184.266), dove la crescita occupazionale degli ultimi anni ha rinforzato i conti previdenziali.

Le province più in crisi

Nella classifica delle province con il maggior squilibrio, al primo posto c’è Lecce, con –90.306 unità, seguita da Reggio Calabria (–86.977), Cosenza (–80.430), Taranto (–77.958) e Messina (–77.002). Un dato che non dipende tanto dalle pensioni di vecchiaia, quanto dall’elevata presenza di trattamenti assistenziali e di invalidità.

Alla base di questa tendenza, la Cgia individua quattro cause intrecciate: la denatalità, l’invecchiamento della popolazione, un tasso di occupazione tra i più bassi d’Europa e l’alta incidenza di lavoro irregolare. La conseguenza è un Paese con meno contribuenti attivi e una platea crescente di beneficiari di welfare.

Emergere dal nero per salvare i conti pubblici

Il progressivo aumento dei pensionati, a fronte di una platea di occupati stabile o in calo, rischia di gonfiare la spesa pubblica e mettere a rischio i conti dello Stato. Per invertire la rotta, la Cgia propone di contrastare il lavoro nero e di ampliare la base occupazionale, in particolare tra giovani e donne, le categorie che in Italia registrano i tassi di occupazione più bassi d’Europa.

Anzianità e carenza di personale specializzato

L’invecchiamento non colpisce solo i pensionati, ma anche il mondo del lavoro.
In Basilicata, per ogni 100 dipendenti sotto i 35 anni ce ne sono 82,7 oltre i 55.
Seguono Sardegna (82,2), Molise (81,2), Abruzzo (77,5) e Liguria (77,3).
La media nazionale è 65,2, ma il problema pesa soprattutto sulle piccole imprese, che faticano a trovare personale qualificato e giovane.

Entro il 2029 tre milioni di addii al lavoro

Il quadro futuro non è rassicurante. Tra il 2025 e il 2029, oltre 3 milioni di italiani lasceranno il posto di lavoro. Di questi, 2,2 milioni (circa il 74%) operano nelle regioni del Centro-Nord. Una “fuga” dai luoghi di lavoro che rischia di svuotare fabbriche e uffici, aggravando la carenza di manodopera e creando un impatto economico e sociale senza precedenti.

Le imprese già oggi faticano a trovare operai, tecnici e artigiani.
E quando i baby boomer lasceranno il lavoro, l’Italia si troverà a fare i conti con un ricambio generazionale incompiuto e un mercato del lavoro sempre più fragile.

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