12 Ottobre 2026
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Calabria “straordinaria” fino alla prima pioggia: milioni annunciati, opere in ritardo e cittadini alle prese con le emergenze

Sul Crati sette anni tra il finanziamento di un intervento e l’aggiudicazione dei lavori, mentre si annunciano nuove opere urgenti. Tra promozione turistica e prevenzione, resta da chiarire quanto sia stato speso e quali interventi abbiano ridotto il rischio

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L’autunno è appena cominciato e la Calabria torna a confrontarsi con problemi che conosce da decenni. Arrivano le prime forti piogge, scattano le allerte, riemergono le fragilità del territorio e i cittadini sono nuovamente chiamati a proteggere abitazioni, automobili e beni personali. È la stessa Calabria che soltanto poche settimane fa veniva raccontata attraverso presenze turistiche straordinarie, manifestazioni di successo, inaugurazioni e celebrazioni di una stagione che avrebbe segnato un nuovo corso per la regione. Ma evidentemente le stagioni cambiano più velocemente delle politiche pubbliche. I problemi si ripresentano e resta la necessita di comprendere se e quanto sia stato effettivamente realizzato per ridurre i danni in territori la cui fragilità è conosciuta da anni. Una cosa è l’eccezionalità della pioggia, un’altra è la prevedibilità delle sue conseguenze.

Allerta, emergenza e annunci: il copione si ripete

Da anni assistiamo allo stesso copione: allerta, emergenza, sopralluoghi, interviste ai rappresentanti istituzionali, dichiarazioni della Protezione Civile e annunci degli interventi necessari. Ma prima di annunciare cosa si farà, sarebbe opportuno spiegare cosa è stato fatto, e anche questa volta, come nello stile di questo Osservatorio, qualche numero ufficiale aiuta a comprendere meglio il problema.

Crati, i milioni programmati e le opere ancora da realizzare

Il 2 marzo 2026 la stessa Regione Calabria, attraverso il vicepresidente e assessore alla Difesa del suolo Filippo Mancuso, comunicava che dal 2017 erano stati programmati sei interventi lungo il fiume Crati, per circa 20 milioni di euro, ai quali si aggiungevano 4 milioni destinati alla sistemazione degli argini in corrispondenza degli scavi archeologici di Sibari. Dei sei interventi, tre risultavano conclusi, due erano ancora in fase avanzata di progettazione e uno era stato consegnato alla fine del 2025. Dunque a distanza di quasi dieci anni dall’avvio della programmazione, una parte delle opere non risultava ancora realizzata.

C’è un dato ancora più significativo. Il Commissario per il dissesto idrogeologico ha documentato che un intervento di completamento degli argini del Crati, finanziato già nel 2018 per 7,88 milioni di euro, è stato aggiudicato soltanto nel settembre 2025: sette anni tra il finanziamento e l’aggiudicazione dei lavori.

E arriviamo all’8 ottobre 2026. La Regione annuncia un nuovo accordo con i Comuni e gli enti competenti per realizzare interventi urgenti nel tratto finale del Crati. Il comunicato riferisce di criticità diffuse, già segnalate dai Comuni e dalla sorveglianza idraulica, e prevede ulteriori lavori attraverso convenzioni con Calabria Verde e Consorzio di Bonifica. Ancora interventi urgenti. Ancora convenzioni da sottoscrivere. Ancora opere da realizzare.

Il 20 giugno scorso, un’interrogazione presentata al Consiglio regionale chiedeva di conoscere lo stato degli interventi nella Piana di Sibari, le somme effettivamente impegnate e spese, quelle ancora inutilizzate e le ragioni dei ritardi. Sono precisamente le informazioni che dovrebbero essere rese pubbliche in maniera sistematica, senza attendere nuove emergenze o interrogazioni politiche.

Promozione turistica e rischio idraulico: i numeri delle scelte

Ed è qui che emerge una delle contraddizioni più significative. Nel febbraio 2025 la Regione annunciava un Piano di promozione turistica da 26 milioni di euro. Nella stessa seduta venivano finanziati interventi di mitigazione del rischio idraulico per 2,23 milioni annui nel quadriennio 2025-2028. Riteniamo che questi numeri siano una fotografia di cosa sia ritenuto prioritario da chi governa la Regione. Ed anche laddove venga riconosciuta questa scelta come una prerogativa insindacabile dello stesso governo regionale è palese osservare che investire nella promozione di un territorio senza garantirne progressivamente la sicurezza significa rischiare di compromettere proprio ciò che si intende valorizzare.

Sibari, la vetrina di Vinitaly e la protezione del territorio

E a questo proposito il caso di Sibari merita particolare attenzione. Nel luglio scorso il Parco archeologico ha ospitato ancora una volta Vinitaly and the City, manifestazione celebrata come una grande vetrina della Calabria. Parliamo però di un sito che ha già conosciuto gravi alluvioni e sul quale sono stati realizzati interventi di recupero, drenaggio e protezione. La Regione documenta, tra l’altro, 4 milioni di euro destinati agli argini in corrispondenza dell’area archeologica. Sarebbe interessante conoscere l’effettivo contributo di queste opere alla riduzione del rischio e verificare quali ulteriori interventi siano necessari per proteggere non solo l’area degli scavi e degli eventi ormai noti ma l’intera area circostante. Non è una contrapposizione tra cultura e sicurezza, tra turismo e infrastrutture. È esattamente il contrario: la sicurezza costituisce una delle condizioni fondamentali perché gli investimenti turistici e culturali producano risultati duraturi.

Il conto delle emergenze per famiglie e imprese

La questione, del resto, riguarda tutta la Calabria. Un territorio che continua a subire allagamenti, danni alle attività agricole, interruzioni della viabilità e danneggiamenti alle abitazioni non paga soltanto un prezzo sociale, paga anche un prezzo economico. Le imprese devono sostenere costi aggiuntivi, le famiglie subiscono perdite patrimoniali, le infrastrutture richiedono riparazioni e le amministrazioni destinano nuove risorse al ripristino di ciò che è stato danneggiato. Risorse che potrebbero essere utilizzate per migliorare servizi, infrastrutture e condizioni di sviluppo. È il paradosso di un sistema che rischia di spendere continuamente per riparare, senza riuscire a ridurre sufficientemente le condizioni che rendono necessarie quelle riparazioni.

PNRR, contano le opere concluse

Anche il PNRR avrebbe dovuto rappresentare un’occasione per accelerare la capacità di intervento. Ma, per valutarne il contributo reale, occorre distinguere gli stanziamenti dalle opere concluse, verificando quali progetti siano stati finanziati con quelle risorse e quali con altri programmi nazionali o regionali. Non basta sommare milioni provenienti da fonti diverse per dimostrare che una politica abbia funzionato, occorre misurare i risultati.

Un rendiconto pubblico, comune per comune

Per questo l’Osservatorio ritiene necessario un rendiconto pubblico, comune per comune, degli interventi di prevenzione: risorse stanziate, importi effettivamente pagati, opere completate, tempi di realizzazione e livelli di rischio residuo. Accanto a questo, servirebbe un programma pluriennale di manutenzione e prevenzione, con responsabilità definite, verifiche periodiche e priorità stabilite sulla base del rischio per persone, abitazioni e attività produttive. Non l’ennesimo elenco di cose da fare dopo l’emergenza, ma un programma di cose da completare prima della prossima. Naturalmente nessuna amministrazione può garantire l’assenza assoluta di danni davanti a eventi meteorologici estremi. Ma può e deve dimostrare di aver utilizzato tempestivamente e correttamente le risorse disponibili per ridurne le conseguenze.

Gli eventi finiscono, i cittadini restano

La Calabria non ha bisogno di rinunciare alle proprie manifestazioni, alle iniziative culturali o alla promozione delle sue eccellenze. Ha bisogno di una politica capace di attribuire alla sicurezza del territorio la stessa continuità organizzativa, attenzione e capacità comunicativa che dedica ai grandi eventi. Perché le manifestazioni finiscono, gli ospiti ripartono, i comunicati vengono archiviati, mentre i cittadini, gli agricoltori, i commercianti e le imprese restano a fare i conti con problemi che nessuna campagna promozionale può cancellare. A nostro modesto avviso una Calabria davvero straordinaria non è quella che riesce a organizzare eventi straordinari, ma quella nella quale una pioggia, anche intensa, non costringe ogni volta i cittadini a vivere situazioni straordinarie.

*Osservatorio per il Socialismo Riformista “Anna Kulischioff”

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