30 Luglio 2026
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Economia circolare, dagli scarti del granchio blu arriva la chitina green. La svolta sostenibile firmata ENEA e Unical

Un pretrattamento termico di pochi minuti rende l'estrazione del polisaccaride più rapida, pura ed ecologica. La ricerca apre nuove prospettive per trasformare l'emergenza della specie aliena invasiva in una risorsa industriale.

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Un semplice pretrattamento termico a 100 gradi Celsius per una durata compresa tra 5 e 10 minuti consente di estrarre chitina di elevata qualità dai carapaci del granchio blu in modo più rapido, con un minor impiego di sostanze chimiche e garantendo una resa finale nettamente superiore. È il risultato dello studio pubblicato sulla rivista International Journal of Biological Macromolecules e coordinato da Alessandra Verardi, ricercatrice del Laboratorio Bioeconomia circolare rigenerativa del Centro Ricerche ENEA Trisaia, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria informatica, modellistica, elettronica e sistemistica (DIMES) dell’Università della Calabria. La ricerca individua un percorso innovativo per valorizzare gli scarti del crostaceo alieno, promuovendo modelli produttivi ad alto valore aggiunto legati alla bioeconomia.

Le proprietà della chitina e l’innovazione del processo

La chitina rappresenta fino al 70% del peso del carapace del granchio blu ed è il secondo polisaccaride più abbondante in natura dopo la cellulosa. Caratterizzata da spiccate proprietà antiossidanti, antimicrobiche, biocompatibili e biodegradabili, la macromolecola trova impiego strategico in ambiti che spazia dall’industria alimentare all’agricoltura, fino alla cosmetica e al campo biomedico. Nel corso della sperimentazione, i ricercatori hanno messo a confronto il processo di estrazione eseguito su carapaci freschi e su strutture già sottoposte a cottura, analizzando indicatori fondamentali quali purezza, cristallinità e grado di acetilazione.

“Le analisi effettuate hanno evidenziato che un pretrattamento termico dei carapaci condotto per 5-10 minuti a 100 C, del tutto simile a quello dell’industria di trasformazione, migliora significativamente l’efficienza dell’estrazione: la chitina ottenuta risulta più pura e si ottengono rese superiori anche in condizioni operative più blande”, spiega Alessandra Verardi, coautrice dello studio firmato insieme ai ricercatori ENEA Paola Sangiorgio, Raffaele Lamanna, Simone Samperna, Salvatore Palazzo e Corradino Sposato, affiancati dal team dell’Università della Calabria.

Vantaggi ambientali e riduzione degli scarti industriali

L’utilizzo dei carapaci precotti – operazione già diffusa nella filiera della trasformazione alimentare – consente di recuperare biomasse senza dover applicare trattamenti chimici invasivi, riducendo sia i tempi di lavorazione che i consumi energetici complessivi.

“I vantaggi del pretrattamento termico sono rilevanti in termini di sostenibilità e di efficienza energetica – sottolinea Verardi – L’impiego di carapaci precotti consente di valorizzare biomasse gia’ trattate dall’industria e, al contempo, di ridurre il fabbisogno di reagenti chimici e i tempi di processo. Questo lavoro rappresenta un passo significativo verso la valorizzazione dei sottoprodotti della filiera del granchio blu che, tra carapaci, chele e altre parti non edibili, possono rappresentare fino all’85% del peso vivo, generando ogni anno circa 270 mila tonnellate di scarti, oggi destinati a discarica o incenerimento”.

Da minaccia ecologica a risorsa per la bioeconomia

Lo studio si colloca nell’ambito dei programmi condotti dal laboratorio ENEA sulla bioeconomia circolare per ottimizzare il recupero di biopolimeri da crostacei e insetti. L’applicazione al granchio blu (Callinectes sapidus) assume un rilievo centrale nella gestione di questa specie aliena invasiva insediatasi nel Mediterraneo, responsabile di gravi alterazioni della biodiversità e di contrazioni della produzione ittica e acquacoltori che nelle aree lagunari dell’Adriatico hanno raggiunto picchi del 90%. Poiché l’eradicazione totale del crostaceo risulta ormai irrealizzabile, la strategia emersa punta sul suo posizionamento sia come risorsa alimentare che come matrice fondamentale per l’estrazione di biomateriali sostenibili.

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