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14 Giugno 2026
14 Giugno 2026
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Intelligenza artificiale, l’Italia vara la nuova governance. Il Governo avvia l’iter per i decreti attuativi dell’IA Act

Pietropaolo (FdI): "La sfida è trasformare la visione in capacità amministrativa e sviluppo industriale, mantenendo l'Uomo al centro".

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L’Italia accelera sul fronte dell’intelligenza artificiale, posizionandosi nel solco di un nuovo Umanesimo digitale. Il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare due schemi di decreto legislativo che recepiscono l’IA Act europeo e completano l’attuazione della Legge 132/2025. Un passaggio cruciale che definisce l’architettura di governance nazionale, ripartendo le competenze tra l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, l’Agenzia per l’Italia Digitale e un nucleo di vigilanza allargato alle principali autorità di controllo.

Verso un nuovo Umanesimo algoritmico

Il dibattito sulla regolamentazione tecnologica si fa stringente, in un contesto internazionale segnato da rapidi mutamenti. Mentre dagli Stati Uniti arrivano segnali di cautela, come lo stop di Washington ad Anthropic sull’accesso ai modelli di IA per i cittadini stranieri, l’Europa risponde con un pacchetto mirato alla sovranità tecnologica nel cloud, nei semiconduttori e nelle infrastrutture digitali. Pietropaolo (FdI) sottolinea l’importanza di questo cambio di paradigma: “Il Governo approva in esame preliminare due schemi di decreto legislativo che attuano la legge 132/2025 e l’IA Act europeo e completano il suo recepimento. Si apre la strada alla soluzione europea e italiana per la regolamentazione dell’intelligenza artificiale che si scontra con ritardi e criticità nei processi di attuazione delle misure”.

Sicurezza, responsabilità e tutele per il cittadino

Le nuove norme introducono paletti rigorosi per prevenire abusi e garantire che l’automazione resti al servizio della persona. Il pacchetto normativo include il divieto di utilizzare sistemi automatizzati per decisioni sensibili come assunzioni o licenziamenti e limita severamente l’impiego di banche dati biometriche. Viene inoltre introdotto il reato di omessa adozione di misure di sicurezza nei sistemi ad alto rischio e definita una nuova disciplina sulla responsabilità civile. Pietropaolo ribadisce l’obiettivo di fondo: “È quello che stanno facendo Europa e Italia sotto l’ombrello di un nuovo umanesimo algoritmico. Ossia una visione di sviluppo dell’IA e delle sue tecnologie abilitanti fondata sulla centralità dell’Uomo e sull’irrinunciabile principio di responsabilità che deve guidarci nello sviluppo e nella diffusione delle nuove tecnologie, in un’epoca di stravolgimento dei paradigmi di interpretazione e azione della e nella realtà”.

Investimenti e il caso della Calabria

La strategia governativa punta a colmare il divario tra ricerca e capacità industriale, stanziando risorse significative per la formazione, la scuola e il trasferimento tecnologico. In questo scenario, la Calabria si propone come laboratorio d’avanguardia. Tuttavia, il monito sulla velocità di esecuzione resta centrale. Secondo Pietropaolo: “La sfida per la Calabria è trasformare rapidamente quanto fatto in investimenti, competenze e servizi concreti”.

Il tempo, in una competizione globale dominata dagli algoritmi, è la variabile decisiva per il successo di questo piano. L’auspicio è che il quadro normativo si trasformi rapidamente in prassi quotidiana, evitando che il progresso tecnologico avvenga a discapito della dimensione sociale. Pietropaolo conclude con una riflessione di ampio respiro: “Le norme sono state approvate. Le risorse sono state stanziate. Le strategie sono state delineate. Ora, in Europa, in Italia, in Calabria, occorre tradurre la visione in capacità amministrativa, la regolazione in sviluppo industriale, la ricerca in innovazione e l’etica in pratica quotidiana. Perché la questione decisiva non è se l’intelligenza artificiale diventerà sempre più potente. Questo accadrà inevitabilmente. La vera domanda è se l’Uomo saprà restare al centro della Storia mentre le macchine diventeranno sempre più intelligenti. Tutti noi ne siamo responsabili e tutti noi siamo chiamati a custodire la Magnifica Umanità di cui ci è stato fatto dono, affrettandoci a ricostituire una Città ferita dall’ambizione di pochi che hanno ignorato l’essenzialità del contributo di molti”.

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