Ci sono riconoscimenti che arrivano come un fulmine a ciel sereno, e altri che sono la logica conclusione di un cammino. La seconda Bandiera Blu che si appresta a sventolare sul litorale Sant’Angelo — lo stesso specchio di mare tra la Torre e contrada Gammicella che nel 2025 valse alla terza città della Calabria il suo primo vessillo blu nella storia — appartiene alla seconda categoria. Non è una sorpresa: è la conferma di un metodo.
L’ufficialità arriverà il 14 maggio, quando la Foundation for Environmental Education terrà a Roma la conferenza annuale e comunicherà ai Comuni l’elenco delle località premiate per il 2026. Ma gli elenchi anticipati già circolano sui portali specializzati, e il nome di Corigliano Rossano vi compare stabilmente.
Sul fronte regionale, il quadro è lusinghiero: con 23 località premiate, la Calabria si piazza al terzo posto in Italia, superando Campania e Marche. Davanti, soltanto Puglia e la “corazzata” Liguria.
Cosa premia (davvero) la Bandiera Blu
Vale la pena ricordarlo, perché l’equivoco è ricorrente: la Bandiera Blu non solo un premio al mare più bello. È una certificazione ambientale a tutto tondo, valida un anno e revocabile, che la FEE assegna valutando quattro macro-aree: qualità delle acque, gestione ambientale, servizi e sicurezza, educazione ambientale e informazione. Non bastano mare pulito e sabbia ordinata: la FEE valuta anche l’urbanistica, i servizi pubblici, la protezione degli ecosistemi costieri e il modo in cui le amministrazioni gestiscono l’afflusso turistico.
È proprio su questi fronti che Corigliano Rossano ha costruito la propria candidatura negli anni. La raccolta differenziata è passata dal 30 a oltre il 70%; lungo i quasi 38 km di di litorale — un unicum in Italia — sono state realizzate quattro spiagge sicure e inclusive, gestite direttamente dal Comune: Schiavonea, Madonnina, Fabrizio e Sant’Angelo. Sono libere, sorvegliate e dotate di servizi igienici.
A ciò si aggiungono gli investimenti sulla rete delle acque reflue e le piste ciclabili: ingredienti di un sistema che, evidentemente, regge all’esame della commissione internazionale.
“Un percorso, non un colpo di fortuna“
Per quattro anni, Stasi aveva ha ospitato le visite ispettive degli ambasciatori FEE senza mai ottenere il riconoscimento. Un’attesa che avrebbe scoraggiato chiunque avesse confuso la candidatura con una pratica burocratica.
Invece, quei quattro anni di “no” silenti si sono rivelati fondativi: il percorso tecnico-amministrativo è andato affinandosi, i dati sulla qualità delle acque — certificati da Arpacal — hanno consolidato un trend già in crescita, e lungo la fascia jonica della Sibaritide, da Rocca Imperiale a Cariati, la quasi totalità dei punti di balneazione è oggi classificata come eccellente.
“Quello di Bandiera Blu — Stasi ha commentato così la vigilia della conferenza FEE con Calabria7 — come detto più volte, è un percorso. Confermare di anno in anno il riconoscimento, tenendo conto dei parametri rigidissimi che lo determinano, non deve ritenersi scontato”.
Una sobrietà — quasi ostentatamente anti-trionfale — che rivela la consapevolezza di chi sa che un riconoscimento ambientale non si eredita: si guadagna ogni anno da capo.
Il fronte aperto di Schiavonea
Il primo cittadino non si è limitato alla riconferma. Nel suo intervento, ha tenuto a precisare che l’amministrazione ha presentato per la terza volta la candidatura di Schiavonea: “Stiamo lavorando per estendere il riconoscimento sempre a più tratti di spiaggia, e quest’anno abbiamo candidato per la terza volta anche Schiavonea, senza pensare che sia impossibile né che sia facile, e senza scoraggiarsi in caso di temporaneo insuccesso, come abbiamo fatto i primi quattro anni durante i quali abbiamo costruito, con lavoro silente, la candidatura della città”.
I dati Arpacal 2025 restituiscono un quadro incoraggiante: il litorale coriglianese ha recuperato terreno sul piano della qualità delle acque, e oggi Schiavonea è tecnicamente competitiva rispetto agli anni passati.
Il presupposto tecnico — la qualità delle acque — oggi c’è. Quello che serve è il salto successivo: allineare la località agli standard della Bandiera Blu.
“Da città esclusa a città dentro il circuito“
C’è una frase del sindaco che merita di essere letta senza fretta, perché contiene più di quanto sembri: “Fino a qualche anno fa nessuno avrebbe scommesso un euro sulla Bandiera Blu alla nostra città. Oggi Corigliano Rossano è pienamente all’interno del perimetro del circuito delle più belle località balneari d’Italia: è stato possibile non solo grazie al mare, ma anche ai servizi, dalla differenziata alle spiagge sorvegliate fino alle piste ciclabili”.
Essere “dentro il circuito” non è una formula retorica: significa che la città ha superato la soglia di credibilità necessaria per essere presa sul serio da una commissione internazionale che valuta centinaia di candidature.
Un salto di status che, va detto, avviene in un contesto regionale e territoriale virtuoso — sei Bandiere Blu sulla sola Sibaritide nel 2025, con Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, Trebisacce, Villapiana e Cariati — ma che ha una sua specificità: Corigliano Rossano è il comune più grande e più complesso di quel cluster, con 38 chilometri di costa.
“Un percorso da difendere”
La chiusura del ragionamento del sindaco è anche la più politicamente densa: “Questo percorso dobbiamo valorizzarlo e difenderlo come comunità, dalle Istituzioni alle imprese passando da ogni singolo cittadino”.
Un appello alla coesione civica. È l’indicazione precisa che un marchio ambientale si perde con la stessa velocità con cui si conquista: uno scarico abusivo, una spiaggia lasciata nel degrado, una differenziata che torna a fare i numeri del passato.
La Bandiera Blu che il 14 maggio dovrebbe confermare il litorale di Sant’Angelo — e tutti si augurano lo sventolio del vessillo anche su Schiavonea — è, in questo senso, una scommessa collettiva sul futuro turistico della Sibaritide. Una scommessa che, questa volta, il territorio sembra disposto a giocare sul serio.







