La tubercolosi è oggi, dopo 80 anni dalla scoperta dei primi farmaci antimicobatterici, la malattia infettiva più diffusa nel mondo ed è una emergenza di salute pubblica. Dai rapporti dell’Oms si stimano circa 10 milioni di nuovi casi e in 1,6 milioni il numero dei decessi: si ritiene che più di 2 miliardi di soggetti siano infettati e che il 5-10% dii questi sviluppi la malattia attiva nel corso della propria vita. La “Gestione della Tubercolosi in Ambito Occupazionale” è stata al centro del convegno medico che si è tenuto nei giorni scorsi nella Sala delle Culture della Provincia di Catanzaro. L’evento, organizzato dal responsabile scientifico Enrico Ciaccio, dal vice presidente Nazionale SIMI, Gerardo Mancuso, e dalla dottoressa Rosa Mauro è stata un’importante opportunità di formazione e aggiornamento scientifico. Rivolto a professionisti del settore, ha offerto l’opportunità di approfondire tematiche legate alla gestione della tubercolosi in ambito occupazionale e di condividere esperienze e conoscenze con esperti del settore.
“La malattia tubercolare ha una certa importanza, per le ricadute in termini di salute dei pazienti che contraggono questa malattia”, ha spiegato il responsabile del Servizio di Epatologia dell’Ospedale di Lamezia Terme, il dottor Lorenzo Surace. “È importante distinguere i due momenti: quello dell’infezione tubercolare latente e dalla malattia vera e propria. Chi ha l’infezione tubercolare latente non può infettare nessuno, ma costituisce un serbatoio per la malattia tubercolare perché negli anni, in seguito a fattori di rischio particolari, possono sviluppare la malattia. Quindi è importante agire sulla infezione, attraverso le corrette terapie che oggi abbiamo a disposizione”.
Diagnosi tardia
“Si parla poco di tubercolosi, ma in realtà è una malattia ancora molto diffusa e molto presente nel nostro paese”, ha spiegato l’ordinario di Igiene Generale e applicata dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, Carmelo Nobile. “Infatti tra quelle infettive è al 10 º posto delle malattie presenti in Italia. Spesso si arriva tardi alla diagnosi, perché ancora oggi la tubercolosi viene vista come uno stigma, per cui essere ammalato di questa malattia significa essere additati e, quindi, vergognarsi”.
Monitoramento continuo
Secondo un report finanziato dal Ministero della salute, uno studio condotto con la Regione Sicilia, spiega ancora Nobile “ci ha permesso di verificare la presenza della tubercolosi e isolato dei batteri responsabili di questa abbiamo visto che stiamo abbastanza bene, ma questo non significa che dobbiamo abbassare la guardia: in seguito ai fenomeni migratori si rileva un incremento della malattia, che deve essere monitorata attraverso la costanza degli screening”.












