L’8 agosto 2026 ricorreranno i 70 anni dalla tragedia di Marcinelle, dove l’incendio nella miniera di Bois du Cazier provocò la morte di 262 persone, tra cui 136 italiani. Un anniversario che, secondo la Fondazione Migrantes, conserva un forte valore per il presente e invita a interrogarsi sulle condizioni offerte oggi a chi arriva in Italia in cerca di lavoro e di un futuro migliore. A sottolinearlo è il direttore generale della Fondazione Migrantes, monsignor Pierpaolo Felicolo, recentemente in Belgio per incontrare le comunità italiane emigrate.
“Quanto c’è ancora da imparare da Marcinelle”
Felicolo ricorda come molti italiani emigrati in Belgio abbiano vissuto per anni in condizioni difficili, lavorando in situazioni spesso estremamente dure e trovando alloggi inadeguati. Da qui il collegamento con la situazione attuale: “Non possiamo non pensare a come accogliamo noi chi arriva in Italia in cerca di un futuro migliore, che garanzie di lavoro e quali possibilità alloggiative offriamo”.
Nel suo intervento, il direttore generale della Fondazione Migrantes richiama esplicitamente anche la Calabria, citando lo sgombero avvenuto nei giorni scorsi della tendopoli di San Ferdinando. “Pensiamo allo sgombero della tendopoli di San Ferdinando in Calabria avvenuto nei giorni scorsi. Quanto c’è ancora da imparare da Marcinelle!”, afferma Felicolo.
Il lavoro, la casa e la dignità dei migranti
Per la Fondazione Migrantes, la ricorrenza rappresenta quindi un’occasione per mettere in relazione la storia dell’emigrazione italiana con le migrazioni contemporanee, superando stereotipi e pregiudizi. La tragedia di Marcinelle, sottolinea Felicolo, continua a richiamare alcuni principi fondamentali della convivenza: il diritto a un lavoro sicuro, la possibilità di avere un alloggio decoroso e la tutela della dignità di ogni persona migrante. A questi si aggiunge un principio centrale: il primato della persona rispetto alla logica del profitto.
Il ruolo della Chiesa dopo la tragedia
La Fondazione Migrantes ricorda inoltre il ruolo svolto dalla Chiesa dopo la tragedia del 1956. Sacerdoti, religiosi e religiose si affiancarono alle famiglie delle vittime, sostenendo donne e figli rimasti senza mariti, padri e fratelli e contribuendo anche a rafforzare il legame tra le comunità italiane e la società belga. A settant’anni di distanza, secondo Migrantes, quella vicenda continua dunque a parlare al presente, mettendo al centro sicurezza sul lavoro, diritto alla casa, integrazione e dignità della persona.












