5 Luglio 2026
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Nicotera ritrova il suo tesoro: riapre il Museo Diocesano, quasi 30 sale tra fede, arte e memoria

Il complesso museale del Palazzo Vescovile torna al pubblico grazie alla sinergia tra Diocesi, Soprintendenza, Comune e Carabinieri Tutela Patrimonio culturale. La direttrice Maria Angela Preta: “Non restituiamo solo un bene culturale, ma dignità e futuro a un territorio”

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Nicotera riapre le porte di uno dei suoi luoghi più preziosi. Lunedì 6 luglio 2026, alle ore 18.30, il Museo Diocesano di Nicotera, ospitato all’interno del Palazzo Vescovile, tornerà ufficialmente fruibile al pubblico dopo una lunga chiusura che ne aveva sottratto alla comunità un pezzo fondamentale di memoria, arte e identità. Quasi 30 sale espositive torneranno a raccontare secoli di vita religiosa, culturale e civile della cittadina e dell’intera diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea. Un patrimonio stratificato, che attraversa epoche diverse e conserva opere, documenti e testimonianze provenienti soprattutto dalla Chiesa Concattedrale, con beni databili dal XIII al XX secolo.

La riapertura è il risultato di un lavoro congiunto tra Diocesi, Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, Comune di Nicotera e Carabinieri Tutela Patrimonio culturale. Una sinergia istituzionale che ha consentito di restituire alla città non soltanto un museo, ma un possibile motore di crescita culturale, spirituale e turistica.

Il museo intitolato a mons. Domenico Tarcisio Cortese

La giornata di lunedì avrà anche un forte valore simbolico. Per volontà del vescovo Attilio Nostro, sentito il parere del consiglio episcopale, il complesso museale sarà intitolato a monsignor Domenico Tarcisio Cortese, figura rimasta profondamente impressa nella memoria collettiva della diocesi. “Quello di oggi è un momento importante, anche perché la diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea non era ancora riuscita a dare il giusto tributo a monsignor Domenico Tarcisio Cortese, il quale ha guidato l’episcopato in maniera meravigliosa per 28 anni“, ha dichiarato il vescovo Attilio Nostro durante la conferenza stampa di presentazione. “Era una persona solare, trasparente e schietta, per cui sono contentissimo di intitolare a lui il museo che stiamo per riaprire“.

Il museo nacque nel 1975 per volontà di monsignor Vincenzo De Chiara, grazie all’interessamento di monsignor Salvatore Belluomo e alla collaborazione del dottor Natale Pagano. Ma fu proprio durante l’episcopato di monsignor Cortese che la struttura conobbe un impulso decisivo, con la riorganizzazione degli spazi, l’ampliamento delle sale espositive e la creazione della pinacoteca.

Nostro: “Un museo per rendere omaggio alla storia della diocesi”

Il vescovo Nostro ha voluto sottolineare il valore ecclesiale e civile della riapertura, ricordando il lavoro svolto da quanti hanno contribuito a rendere possibile questo passaggio. Accanto a lui, nella fase di rilancio, la nuova direttrice pro tempore Mariangela Preta, definita dal presule una figura che lo ha “aiutato, supportato e confortato anche nei momenti più difficili e più incerti, forte della sua enorme esperienza in questo campo“.

Il vescovo ha poi ringraziato il sindaco di Nicotera Giuseppe Marasco, “che si è adoperato e si è speso sin dall’inizio insieme con tutta la sua giunta per aiutarmi a portare avanti e a realizzare questa cosa tutt’altro che facile“, insieme ai ragazzi del servizio civile, a don Salvatore Chindamo e ai volontari della comunità parrocchiale. La cerimonia ufficiale prevede il taglio del nastro e lo svelamento della targa di intitolazione a monsignor Cortese.

Mariangela Preta: “Restituiamo un bene culturale alla città, alla diocesi e alla regione”

A guidare la nuova fase del Museo Diocesano sarà Mariangela Preta, archeologa e direttrice anche del Polo museale di Soriano e dei Musei civici di Pizzo. “Avere ricevuto tale incarico dalla diocesi e da monsignor Nostro mi riempie d’orgoglio», ha affermato Preta. «Una realtà straordinaria e importante come questa di Nicotera verrà nuovamente resa fruibile al pubblico, riconsegnandola alla città, alla diocesi, alla regione, all’Italia, e non solo“.

Per la direttrice, la riapertura non è una semplice operazione di immagine. “Oggi siamo arrivati a un traguardo speciale e importante, perché la chiusura del Museo Diocesano di Nicotera ha avuto una storia travagliata. Non stiamo facendo solo un’operazione di marketing, ma stiamo restituendo un bene culturale alla città, alla diocesi e alla regione intera. I beni culturali non sono beni privati, ma sono beni di tutti. Non possono appartenere a una singola comunità, ma devono avere un respiro regionale e non solo“.

“La competenza oggi vale tantissimo”

Preta ha insistito anche sul tema della professionalità nella gestione del patrimonio culturale. Un passaggio non secondario, soprattutto in una regione dove troppo spesso la cultura viene affidata all’improvvisazione o ridotta a iniziativa episodica. “Oggi la competenza vale tantissimo. Non ci si può improvvisare direttori di musei o archeologi“, ha dichiarato. “I social, i nuovi strumenti e anche l’intelligenza artificiale danno la possibilità a volte anche a chi non è del mestiere di esprimere pareri su qualcosa che però non appartiene al loro bagaglio culturale. Oggi, per fortuna, nella cultura è fondamentale avere una competenza specifica nella valorizzazione del nostro immenso patrimonio“.

Pergamene, argenti, sculture e un crocifisso unico

Il Museo Diocesano di Nicotera custodisce un patrimonio di grande valore. Tra i beni più significativi spiccano oltre 700 pergamene, capaci di raccontare la storia della diocesi attraverso documenti antichi e preziosi. “Abbiamo più di 700 pergamene che raccontano la storia di questa diocesi», ha spiegato Preta. «Abbiamo opere lignee scultoree, un crocifisso in mistura che è un unicum di arte siciliana del 1400, argenti che partono dal 1200 fino ai primi del Novecento“.

Il percorso comprende inoltre opere pittoriche, sculture, marmi, libri e documenti pergamenacei, componendo un panorama che attraversa l’arte calabrese dal periodo normanno fino all’età contemporanea. “Tra opere pittoriche, sculture, marmi e opere librarie e pergamenacee abbiamo un panorama culturale che abbraccia tutti i settori dell’arte calabrese dal periodo normanno fino all’età contemporanea“, ha aggiunto la direttrice.

Cultura come volano di sviluppo

La riapertura del museo non guarda soltanto al passato. L’obiettivo dichiarato è potenziare la capacità ricettiva del complesso, arricchire l’offerta culturale e costruire nuovi percorsi dedicati a didattica, ricerca, visite guidate e promozione turistica. Per Preta, la cultura può diventare una leva concreta di sviluppo. “Bisogna portare questo patrimonio a diventare il volano di sviluppo dei territori, perché solo attraverso armi dirompenti come la cultura si può oggi variare la narrazione di un territorio”.

Da qui l’importanza del marketing territoriale, della comunicazione e della capacità di far uscire i musei da una dimensione chiusa, riservata soltanto agli addetti ai lavori. “Una volta la cultura, i musei e i beni archeologici erano relegati a una cerchia di pochi. Oggi abbiamo compreso quanto sia importante saperli far vedere, farli conoscere, quasi venderli, tra virgolette, come qualunque prodotto della nostra regione», ha affermato Preta. «Il patrimonio, grazie alle operazioni di marketing, diventa un grande attrattore culturale e quindi motore trainante e volano di sviluppo per i nostri territori“.

Le presenze istituzionali alla cerimonia

Alla cerimonia di apertura sono attesi, oltre al vescovo Attilio Nostro, il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno Wanda Ferro, l’onorevole Giuseppe Mangialavori, presidente della Commissione Bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei deputati, l’assessore regionale Antonio Montuoro, il consigliere regionale Vito Pitaro, il presidente della Provincia di Vibo Valentia Corrado Landolina e il sindaco Giuseppe Marasco. Saranno presenti anche, per la Soprintendenza ABAP, il soprintendente facente funzioni Roberta Filocamo e la funzionaria storica dell’arte Daniela Vinci. Per il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio culturale della Calabria, interverrà il comandante Giacomo Geloso.

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