L’avvio dell’anno scolastico nell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace si apre con un’analisi che travalica il formale augurio burocratico per affrontare i nodi strutturali del sistema educativo contemporaneo. L’Arcivescovo Metropolita, S.E. Mons. Claudio Maniago, ha indirizzato un messaggio ufficiale all’intera comunità scolastica — studenti, docenti, dirigenti e personale ATA — richiamando “la necessità di ridefinire le priorità dell’insegnamento. Il presulato pone al centro una domanda sul senso dell’educare, indicando come traguardo fondamentale l’imparare a cercare e amare la verità, interrogandosi sul senso dell’esistenza e sulla dignità di ogni persona“. Il passaggio teorico si inserisce nel solco della lezione di Papa Leone XIV, ripresa nel testo per definire i confini etici del percorso formativo.
La risposta alla bulimia informativa e al rischio di disumanizzazione
Nel testo del messaggio, Mons. Maniago affronta l’impatto delle trasformazioni tecnologiche e culturali sulle dinamiche di apprendimento, evidenziando “la frattura tra disponibilità di dati e reale capacità di comprensione. Citando la Magnifica humanitas di Papa Leone XIV”, l’Arcivescovo “mette in guardia dal rischio che l’accumulo sequenziale di informazioni sostituisca il discernimento e la riflessione critica”. La mera quantificazione del sapere non garantisca la capacità di correlare le nozioni né di orientare le scelte individuali, esponendo le aule a un processo di disumanizzazione in cui l’aumento dei flussi informativi non corrisponde a una maggiore consapevolezza di sé e della realtà circondante”.
La ricetta pedagogica: igiene dell’attenzione e spazi interiori
Per arginare la frammentazione cognitiva derivante dalla sollecitazione digitale, l’Arcivescovo sollecita “l’adozione di una vera e propria igiene dell’attenzione. Questa misura pedagogica si articola attraverso la riscoperta del silenzio, dello studio approfondito, della lettura e del confronto ponderato, indicati come argini indispensabili alla velocità dei flussi telematici”. L’impostazione “non propone un rifiuto della tecnologia, bensì la tutela degli spazi interiori necessari alla tenuta della libertà individuale. In questa prospettiva, la funzione della scuola non risiede nel rincorrere i ritmi del digitale, ma nell’offrire due fattori non replicabili dagli algoritmi: tempo condiviso e relazioni affidabili“.
L’appello agli studenti e il ruolo della comunità educante
La parte conclusiva del documento concettualizza l’ambiente scolastico come un lavoro corale e una seminagione di futuro, in cui l’acquisizione di competenze si intreccia con la crescita armonica della persona. Mons. Maniago si rivolge in modo diretto alla popolazione studentesca con l’intento di sollecitarne la presa di coscienza sul valore del tempo presente. L’espressione “Amici, non sprecate questa occasione” sintetizza l’invito “a considerare il ciclo di studi non come mero adempimento, ma come opportunità di scoperta di sé, socialità e apprendimento della bellezza della vita“. L’intervento si chiude con l’attestazione “di vicinanza, sostegno e benedizione a tutte le componenti dell’istituzione scolastica”.












