14 Settembre 2026
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Xylella in Calabria, il rischio era noto da anni: milioni per promuovere le eccellenze ma prevenzione al minimo

Dai monitoraggi avviati nel 2020 alle risorse per il sistema fitosanitario, fino alla mozione del marzo 2026 che parlava di “massima allerta”. Ora che il batterio è stato individuato a Taurianova, la domanda è una: quanto è stato fatto prima che l'emergenza arrivasse?

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In Calabria negli ultimi anni si è celebrato molto. Eventi, manifestazioni, promozione delle eccellenze e una presenza istituzionale quasi costante hanno accompagnato il racconto di una regione finalmente ripartita. Un racconto che continua però a fare i conti con dati ufficiali assai meno rassicuranti: salari e produttività agli ultimi posti, spopolamento, emigrazione giovanile e difficoltà strutturali che neppure la straordinaria stagione della spesa pubblica, resa possibile dal PNRR, sembra avere finora modificato.

Adesso arriva anche la Xylella

Adesso arriva anche la Xylella. Il batterio è stato individuato a Taurianova e interessa potenzialmente uno dei patrimoni produttivi più importanti della Calabria, con oltre 25 milioni di ulivi. La notizia impone naturalmente di occuparsi dell’emergenza. Ma pone soprattutto una domanda: quanto è stato fatto prima che l’emergenza arrivasse? La Xylella non era un rischio sconosciuto. La devastazione prodotta in Puglia era sotto gli occhi di tutti e la stessa Calabria da anni ne aveva previsto il monitoraggio.

I monitoraggi dal 2020

Nel 2020 risultano 1.470 campioni, diventati 2.195 nel 2021. Erano stati rafforzati i controlli nella Piana di Sibari e nella Piana di Lamezia ed era stato commissionato al CREA uno studio sui potenziali vettori. Nel 2022 ARSAC riporta invece 607 campioni analizzati per Xylella: un dato che, pur richiedendo cautela nel confronto per la possibile diversa metodologia di rilevazione, merita certamente una spiegazione.

Nel 2023 Regione e ARSAC sottoscrivono una convenzione da 150.000 euro per attività di ricerca, monitoraggio, accertamento degli organismi nocivi e ulteriori attività fitosanitarie. Nel 2024 e nel 2025 Xylella continua a figurare tra gli organismi prioritari della programmazione ARSAC.

Nel settembre 2025 sono poi le stesse Linee strategiche regionali per il rilancio dell’olivicoltura a prevedere espressamente il monitoraggio degli insetti vettori della Xylella e la necessità di intervenire preventivamente. Il rischio, quindi, era conosciuto e formalmente inserito nella programmazione regionale.

La mozione del marzo 2026 e la “massima allerta”

Ma il passaggio forse più significativo arriva il 31 marzo 2026, quando in Consiglio regionale viene presentata una mozione per l’adozione di un piano straordinario contro la diffusione della Xylella. Vi si descrive una Calabria in condizione di “massima allerta”, un Servizio fitosanitario sottodimensionato e circa 10.000 monitoraggi annui considerati insufficienti rispetto alle dimensioni del patrimonio da proteggere. Si chiedono maggiori risorse, personale e un rafforzamento sostanziale della prevenzione. Pochi mesi
dopo il batterio viene trovato a Taurianova.
È questa cronologia, più di qualsiasi polemica, a porre il problema. Non se la Calabria
potesse conoscere il rischio, perché lo conosceva, ma se alla conoscenza sia seguita una prevenzione adeguata e proporzionata.

La politica del racconto e quella della prevenzione

La vicenda della Xylella finisce per incontrare una questione più generale che questo Osservatorio pone da tempo. La Calabria sembra avere sviluppato una particolare capacità di investire nel racconto di sé. Eventi, fiere, manifestazioni e promozione producono immagini,
dichiarazioni, presenze istituzionali e visibilità immediata. La prevenzione, la ricerca, il rafforzamento degli uffici e la programmazione di lungo periodo hanno certamente meno appeal mediatico, ma sono proprio queste attività, quasi
invisibili, a determinare spesso la capacità di un territorio di affrontare il futuro. Promuovere l’olio calabrese è certamente utile. Proteggere gli ulivi che dovranno produrlo negli anni a venire dovrebbe esserlo almeno altrettanto. Ed è difficile
non leggere questa vicenda insieme agli altri numeri che stanno arrivando in queste settimane. Mentre si moltiplicano le occasioni nelle quali si celebra una Calabria che cresce, i dati continuano a raccontare salari bassissimi, scarsa produttività e perdita di popolazione e ora anche uno dei principali comparti agricoli deve fronteggiare una minaccia che era conosciuta da anni e per la quale la stessa programmazione regionale prevedeva attività preventive.

I dati che l’Assessorato dovrebbe rendere pubblici

Per questo, anziché fare dichiarazioni di contrasto del fenomeno a problema ormai riscontrato, sarebbe utile che l’Assessorato regionale all’Agricoltura rendesse pubblici pochi dati essenziali: quanti campionamenti specifici per Xylella siano stati effettuati dal 2020 al luglio 2026, quale fosse l’organico effettivo degli ispettori fitosanitari e quanto sia stato realmente speso, anno per anno, per la prevenzione. Servirebbero innanzitutto a capire se quanto programmato sulla carta sia stato concretamente realizzato e con risorse adeguate avendo sempre ben presente che un evento racconta il presente, la prevenzione costruisce il futuro. Quando una regione continua a investire molto sulla propria immagine mentre i principali indicatori economici e sociali rimangono deboli, è legittimo chiedersi se non
sia arrivato il momento di riequilibrare le priorità.

Le eccellenze non basta raccontarle

La Xylella potrebbe essere soltanto l’ultimo campanello d’allarme quindi meno politica della visibilità e più politica della previsione, della prevenzione e della crescita strutturale, perché le eccellenze non basta raccontarle ma bisogna fare in modo che esistano ancora domani.

*Osservatorio per il Socialismo Riformista “Anna Kulischioff”

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