5 Agosto 2026
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Sistema Bibliotecario di Vibo, 700mila euro di debiti e due destini: un commissario per salvarlo o una legge per scioglierlo

Le dimissioni di Enzo Romeo sono soltanto l’ultimo sintomo. Pitaro tratta con Occhiuto per un risanamento da mezzo milione, ma una proposta già depositata in Consiglio regionale prevede la fine dell’ente e il trasferimento dei libri alla Provincia

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Le dimissioni di Enzo Romeo non sono la notizia. O, almeno, non lo sono più. La vera notizia è ciò che resta sul tavolo dopo il passo indietro del sindaco di Vibo Valentia: un ente senza presidente, un’assemblea incapace persino di raggiungere il numero legale, un passivo indicato in circa 700mila euro e oltre 90mila volumi, documenti e opere custoditi a Palazzo Santa Chiara senza che nessuno abbia ancora stabilito chi dovrà garantirne il futuro.

Forza Italia e Cuore Vibonese parlano di “fallimento”, “fuga dalle responsabilità” e “occasione perduta”. Giudizi politici che rischiano di fermarsi alla superficie. Il problema del Sistema Bibliotecario Vibonese non nasce con Romeo e non scompare con le sue dimissioni. È il prodotto di una crisi finanziaria stratificata negli anni, aggravata dall’assenza di una governance stabile e dall’inerzia di molti degli stessi Comuni che formalmente compongono l’ente.

Adesso, però, qualcosa si muove. Il consigliere regionale di Noi Moderati Vito Pitaro ha aperto un confronto con il presidente della Regione Roberto Occhiuto e propone la nomina di un commissario. Non un liquidatore, precisa, ma un professionista incaricato di ricostruire i conti e preparare il rilancio. È la prima ipotesi concreta alternativa alla chiusura. Ma non è l’unica. In Consiglio regionale giace infatti una proposta di legge che immagina una strada completamente diversa: sciogliere gli attuali sistemi bibliotecari territoriali, compreso quello vibonese, e trasferirne patrimonio e funzioni a cinque nuovi sistemi provinciali. Due soluzioni quasi opposte. La prima punta a salvare l’ente. La seconda potrebbe salvare i libri e i servizi, ma decretare la fine dell’attuale Sistema Bibliotecario Vibonese.

Il commissario che nessuno sa ancora chi possa nominare

“L’unica soluzione è nominare un commissario”, sostiene Pitaro. Il punto, tuttavia, è capire chi abbia il potere di farlo. Il Sistema Bibliotecario Vibonese, secondo il suo statuto, è una libera associazione di enti pubblici. L’assemblea è formata dai rappresentanti degli enti aderenti in regola con il pagamento delle quote. Non è, dunque, un ufficio della Regione sul quale la Giunta possa intervenire automaticamente con una nomina. Pitaro riconosce il problema: “Bisogna capire se il commissario possa essere individuato direttamente dalla Regione o se la nomina debba passare dall’Assemblea dei sindaci”. Ed è qui che il meccanismo rischia di avvitarsi. Se la nomina spettasse all’assemblea, a dover scegliere il commissario sarebbero gli stessi sindaci che nelle ultime due convocazioni non sono riusciti a garantire il quorum. La paralisi che ha spinto Romeo alle dimissioni potrebbe quindi bloccare anche il tentativo di salvataggio. Servirà un parere giuridico, forse una modifica statutaria o un intervento legislativo regionale. Senza questo passaggio, il commissariamento resta una proposta politica, non ancora una procedura amministrativa pronta a partire.

Il buco da 700mila euro e il conto da 500mila

C’è poi la questione decisiva: quanto costa davvero salvare il Sistema Bibliotecario? La ricostruzione circolata nelle ultime settimane parla di un passivo vicino ai 700mila euro, composto da debiti verso soggetti pubblici e privati, oltre a decreti ingiuntivi e altre posizioni ancora da definire. Pitaro sostiene invece che per chiudere la partita potrebbero bastare circa 500mila euro.

La differenza è di 200mila euro e non può essere liquidata come un dettaglio. I 700mila potrebbero rappresentare il passivo lordo, mentre mezzo milione potrebbe essere la somma necessaria dopo transazioni, crediti da recuperare o abbattimenti concordati con i creditori. Ma, al momento, si tratta soltanto di ipotesi. Prima di impegnare denaro pubblico occorre ricostruire debito per debito, verificando quali somme siano certe, liquide ed esigibili, quali siano contestate, quali possano essere transatte e quali crediti il Sistema vanti nei confronti dei Comuni aderenti o di altri enti. È esattamente il lavoro che dovrebbe svolgere il commissario.

Anche perché il conto continua a muoversi. Nel dicembre 2022 la Regione dispose la restituzione di 63mila euro, anticipati per la gestione del Polo bibliotecario regionale nel 2021, dopo la mancata trasmissione della rendicontazione nei termini previsti. Il 14 luglio 2026 è arrivato un altro provvedimento: recupero di 21.226 euro, tra capitale e interessi, relativo al Festival “Leggere & Scrivere” del 2018. Il decreto concede trenta giorni per la restituzione e prevede, in caso contrario, il ricorso all’ingiunzione. Sono due atti di recupero per oltre 84mila euro complessivi, anche se occorre verificare quanto risulti ancora effettivamente dovuto. Non basta dunque trovare mezzo milione. Bisogna prima stabilire quale debito si sta pagando, a chi e per quale ragione.

Il commissariamento di fatto arrivato da Lamezia

Mentre la politica vibonese discuteva, una parte delle funzioni del Sistema era già stata spostata altrove. Nel progetto regionale da 450mila euro destinato alla riqualificazione del Servizio bibliotecario calabrese per il triennio 2024-2026, i beneficiari e attuatori individuati sono i sistemi bibliotecari Lametino, Jonico e Silano. Il Sistema Vibonese compare, ma soltanto per aver delegato al Lametino la realizzazione delle attività di supporto alle biblioteche del proprio territorio.

In altre parole, la rete vibonese formalmente esiste, ma non è stata messa nelle condizioni di gestire direttamente la propria quota di attività. A farlo è il Sistema Bibliotecario Lametino, diventato capofila regionale. L’atto regionale racconta meglio di molti comunicati quanto profonda sia ormai la perdita di operatività del presidio di Palazzo Santa Chiara. Non è una liquidazione, ma somiglia a un commissariamento funzionale di fatto: per garantire i servizi alla rete provinciale, la Regione ha dovuto affidarsi a un soggetto esterno.

La seconda strada: sciogliere il vecchio Sistema

Sul tavolo di Palazzo Campanella c’è anche una proposta di legge presentata il 16 luglio 2026 dal consigliere regionale Francesco De Cicco. Il testo, assegnato alle commissioni e indicato come “da discutere in Aula”, prevede l’istituzione del Sistema Bibliotecario Regionale della Calabria, articolato in cinque strutture provinciali. Con l’entrata in vigore della riforma verrebbero “sciolti e superati” gli attuali sistemi bibliotecari Lametino, Silano, Vibonese e Jonico. Entro dodici mesi beni mobili, attrezzature, banche dati e patrimonio librario dovrebbero essere trasferiti ai nuovi sistemi provinciali. La gestione amministrativa passerebbe alle Province, mentre la Regione dovrebbe finanziare annualmente funzionamento, manutenzione e utenze attraverso un fondo strutturale. Per Vibo significherebbe trasferire il cuore del Sistema a una nuova Biblioteca provinciale centrale, affidando la gestione a un direttore individuato tra il personale della Provincia.

Il progetto risolve sulla carta il problema della governance futura, ma lascia aperta la questione più ingombrante: chi paga i debiti del vecchio ente? Nel testo si parla del trasferimento dei beni e del patrimonio librario, ma non viene indicato chi dovrebbe farsi carico del passivo accumulato. E lo scioglimento di un’associazione non cancella automaticamente i diritti dei creditori. Anche il fondo regionale resta, per ora, un contenitore senza una cifra definita: lo stanziamento dovrebbe essere determinato ogni anno con la legge di stabilità. La riforma, dunque, potrebbe salvare il servizio bibliotecario, ma non offre ancora una risposta completa alla crisi finanziaria del soggetto che oggi possiede e gestisce il patrimonio.

Salvare l’ente o mettere in sicurezza i libri

È questa la domanda che nessuno può più evitare. Quando si parla di “salvare il Sistema Bibliotecario”, si intende mantenere in vita l’attuale associazione oppure garantire che i libri, gli archivi e i servizi restino accessibili anche attraverso un nuovo soggetto? Le due cose non coincidono.

Il commissariamento proposto da Pitaro punta al risanamento dell’attuale ente, seguito da una nuova governance e da un comitato scientifico. La proposta De Cicco, invece, immagina il superamento definitivo dei vecchi sistemi e il trasferimento delle funzioni alle Province. Nel primo caso servono risorse immediate, accordi con i creditori e la disponibilità dei Comuni. Nel secondo occorre una legge, una disciplina per i debiti e una transizione capace di evitare che il patrimonio resti sospeso tra il vecchio e il nuovo soggetto. Neppure il contributo dei privati può bastare. La scheda pubblica dell’Art Bonus registra 24.200 euro di erogazioni da parte di sei mecenati: un segnale di attenzione verso il presidio culturale, ma una goccia rispetto alle dimensioni del passivo.

Le carte che adesso devono essere scoperte

Le dimissioni di Romeo hanno almeno un merito: hanno reso impossibile continuare a fingere che il problema possa essere rinviato. Ora servono un inventario aggiornato del patrimonio, una ricognizione certificata di debiti e crediti, l’elenco dei Comuni morosi, la verifica delle ingiunzioni pendenti e un parere sulla procedura necessaria per nominare il commissario. Poi Regione, Comune capoluogo, Provincia, Camera di Commercio e sindaci dovranno mettere per iscritto quanto sono disposti a versare e quale modello intendono sostenere.

“Non parlo di un commissario liquidatore”, assicura Pitaro. “Parlo di una figura che abbia il compito di rimettere in piedi il Sistema Bibliotecario”. È una dichiarazione importante. Ma da oggi dovranno parlare soprattutto gli atti. Perché una biblioteca può anche sopravvivere alla fine del proprio ente gestore. Quello che Vibo non può permettersi è che, mentre la politica discute su chi debba presiederlo, il Sistema muoia e i suoi libri restino chiusi insieme ai suoi debiti.

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