“Quattro uomini hanno trovato la morte tra le fiamme. Quattro vite consegnate al rogo sulla Statale 106, in quella Calabria dove lavoro povero, migrazione e violenza diventano troppo spesso un’unica ferita aperta”. Con queste parole il vescovo di Cassano Ionio e vicepresidente della CEI, monsignor Francesco Savino, interviene sulla strage di Amendolara in cui quattro braccianti hanno perso la vita in un incendio che ha coinvolto un minivan. Un quinto uomo è sopravvissuto riuscendo a mettersi in salvo.
“Non bastano cordoglio e parole di rito: qui serve dire basta”
Il presule richiama con forza la necessità di una reazione netta della società civile e delle istituzioni. “Dinanzi a quanto è accaduto ad Amendolara non bastano il cordoglio, la pietà, la commozione di circostanza. Non bastano le parole educate, i comunicati composti. Qui bisogna pronunciare una parola sola: basta”, afferma Savino. Un “basta” che, nelle sue parole, diventa condanna di un sistema sociale ed economico che continua a produrre sfruttamento e invisibilità.
Caporalato e zone grigie: “Un sistema che si alimenta di silenzi e omertà”
Nel suo intervento, il vescovo denuncia il radicamento del caporalato come struttura stabile e non come fenomeno episodico. “Il caporalato non è una deviazione marginale, è una forma moderna di schiavitù”, sottolinea Savino, aggiungendo che tali dinamiche “crescono nelle zone grigie, tra connivenze opache e silenzi interessati”. Secondo il presule, la violenza non è sempre esplicita: “Talvolta organizza il bisogno, amministra il ricatto e decide chi può lavorare e chi deve tacere”.
“Basta con il silenzio sporco delle convenienze”
Tra i passaggi più duri del suo intervento, Savino denuncia l’indifferenza diffusa attorno allo sfruttamento dei lavoratori migranti. “Io dico con forza: basta con il silenzio sporco delle convenienze. Basta considerare normale che uomini venuti da lontano vivano e muoiano come corpi senza storia”, afferma. “Non erano manodopera anonima – aggiunge – erano figli, fratelli, padri. La loro morte ci impedisce ogni neutralità”.
L’appello allo Stato: “Serve presenza prima delle tragedie”
Il vescovo chiede un cambio di approccio da parte delle istituzioni. “Chiedo allo Stato di esserci con tutta la sua forza non soltanto dopo il sangue, ma prima: nelle campagne, nelle filiere agricole, nei luoghi di reclutamento, negli alloggi indegni”, afferma Savino. E avverte: “Servono controlli veri e continui. Nessuno deve essere lasciato solo davanti a reti di sfruttamento e ricatto”.
“Una rivolta delle coscienze contro l’indifferenza”
Savino invoca infine una mobilitazione morale del territorio. “Invoco una rivolta delle coscienze, una sollevazione morale di questa terra”, dice il vescovo, chiedendo che la tragedia non venga archiviata come un fatto di cronaca. “Chi sfrutta va fermato, chi copre va smascherato, chi tace deve interrogarsi”, afferma.
“La cenere parla di noi”
Nel passaggio finale, il presule richiama il valore umano e spirituale delle vittime. “Quattro corpi sono stati ridotti in cenere. Ma quella cenere ora parla. E ci consegna una sola parola: basta”, conclude Savino, chiedendo verità, giustizia e un cambiamento profondo nella coscienza collettiva.









