2 Luglio 2026
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Violante alla Scuola di politica: “Non basta vietare il digitale, serve educare i cittadini”

Alla Scuola “Conoscere per decidere” l’ex presidente della Camera riflette su democrazia, diritti umani, intelligenza artificiale e crisi dei corpi intermedi

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Una riflessione ampia sulla crisi della democrazia, sul futuro dei diritti umani e sul rapporto sempre più complesso tra tecnologia, potere politico e potere finanziario. È il cuore dell’intervento di Luciano Violante alla Scuola di politica “Conoscere per decidere”, nell’incontro che si è svolto al Polo Liceale Campanella-Fiorentino di Lamezia Terme, dedicato ai grandi nodi del tempo presente e alle trasformazioni che stanno cambiando il modo stesso di intendere la partecipazione democratica.

Violante ha richiamato il lavoro svolto nel percorso formativo di quest’anno, incentrato sulla crisi della democrazia e sulle diverse interpretazioni dei diritti umani nelle varie aree del mondo. Uno dei temi da approfondire nel prossimo percorso, a suo giudizio, riguarda proprio il rapporto tra universalità dei diritti e contesti culturali: fino a che punto i diritti possono essere letti alla luce delle culture locali e dove, invece, deve restare fermo un nucleo comune valido per tutti?

La nuova transizione: il potere digitale

Nel suo intervento Violante ha proposto una lettura storica di lungo periodo. L’Occidente, ha ricordato, ha già attraversato grandi trasformazioni: il passaggio dall’assolutismo agli ordinamenti liberali e democratici e, successivamente, l’affermazione del capitalismo industriale. Oggi, secondo la sua analisi, siamo entrati in una terza transizione, segnata dalla nascita di un nuovo centro di potere fondato sull’intreccio tra tecnologie digitali, politica e finanza.

È un assetto nuovo, capace di incidere in profondità sulla vita delle persone e sulla qualità della democrazia. Per Violante, questa concentrazione di influenza e controllo rappresenta una sfida inedita per la tutela dei diritti umani, perché le tecnologie digitali non si limitano più a organizzare servizi o comunicazioni, ma orientano comportamenti, informazioni, relazioni sociali e partecipazione pubblica.

Giovani e digitale: “Serve una pedagogia, non solo divieti”

Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato il rapporto tra giovani e tecnologie digitali. Violante ha sostenuto che la risposta alle trasformazioni in corso non può consistere soltanto in divieti o limitazioni. Il punto decisivo, ha spiegato, è educativo.

Da qui il richiamo alla necessità di costruire una vera “pedagogia digitale”, capace di coinvolgere genitori, insegnanti e ragazzi. Non basta impedire o vietare: occorre fornire strumenti critici per comprendere il funzionamento delle tecnologie, i loro effetti sulla vita individuale e collettiva e il modo in cui possono condizionare libertà, autonomia e capacità di giudizio.

La pedagogia, in questa prospettiva, è più efficace del semplice divieto perché punta alla consapevolezza e alla responsabilità. Il divieto può produrre timore o obbedienza formale; l’educazione, invece, può formare cittadini capaci di usare le tecnologie senza esserne dominati.

Intelligenza artificiale, etica e limiti del mercato

Richiamando anche i contenuti dell’Enciclica di Papa Leone XIV e il contributo di studiosi intervenuti nel dibattito internazionale sull’intelligenza artificiale, Violante ha posto il tema dei limiti etici e politici allo sviluppo tecnologico.

I sistemi digitali e le nuove forme di intelligenza artificiale, secondo la riflessione proposta, possono arrivare a individuare opportunità e vulnerabilità che sfuggono al controllo umano. Per questo lo sviluppo tecnologico non può essere lasciato esclusivamente alle logiche del mercato, della competizione internazionale o della convenienza economica.

Le regole sono necessarie, ma non bastano. Violante ha insistito sul fatto che l’investimento educativo resta decisivo, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. La tecnologia va governata non solo con norme, ma con una cultura democratica capace di comprenderne rischi, potenzialità e conseguenze.

La crisi dei corpi intermedi

Un altro tema centrale è stato quello della trasformazione dei corpi intermedi. Partiti politici, sindacati e organizzazioni associative, un tempo decisivi nella mediazione tra cittadini e istituzioni, hanno progressivamente perso parte della loro funzione originaria.

In molti casi, ha osservato Violante, questa funzione è stata assunta dalle piattaforme digitali, che oggi organizzano una parte rilevante delle relazioni sociali, dell’informazione e della partecipazione pubblica. È un cambiamento profondo, perché modifica il modo in cui si formano le opinioni, si costruisce il consenso e si sviluppa la partecipazione civica.

Violante ha inoltre evidenziato come molti corpi intermedi tendano oggi ad assumere una struttura più verticale che orizzontale, rendendo più difficile il rapporto diretto con la società civile e con i cittadini. Anche da qui passa, secondo la sua analisi, la crisi della rappresentanza democratica.

Europa e nuovo ordine multilaterale

Nella parte finale del suo intervento, Violante ha allargato la riflessione al contesto internazionale e al ruolo dell’Europa. La sua indicazione è chiara: l’Unione Europea deve rafforzare i propri meccanismi decisionali per poter agire con maggiore efficacia nelle crisi internazionali.

L’Europa, secondo Violante, dovrebbe assumere un ruolo più attivo nella costruzione di un ordine multilaterale fondato sulla tutela dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto. La capacità dell’Unione di incidere sul piano mondiale non dipende soltanto dalla sua forza economica, ma dalla possibilità di elaborare una visione politica comune e di trasformarla in decisioni efficaci.

La democrazia si difende con la cultura

La riflessione di Luciano Violante si è sviluppata attorno a una convinzione di fondo: le sfide poste dalla rivoluzione digitale non possono essere affrontate soltanto con norme e divieti. La difesa della democrazia richiede prima di tutto un grande investimento culturale ed educativo.

Formare cittadini consapevoli, dotati di spirito critico e capaci di utilizzare le tecnologie senza esserne dominati diventa, in questa prospettiva, una priorità democratica. Per Violante, pedagogia, formazione culturale e ricostruzione di comunità partecipative sono strumenti essenziali per preservare la qualità della vita democratica e garantire il rispetto dei diritti umani nel nuovo contesto tecnologico.

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