31 Agosto 2026
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Catanzaro, allarme giallorosso: la difesa è già un caso. Sette gol incassati e un mesto zero in classifica

Due reti subite dal Südtirol in Coppa Italia, tre a Vicenza e altre due a Pisa: il conto è già pesante. Le Aquile producono, segnano e passano in vantaggio, ma non riescono mai a proteggere il risultato

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La verifica conferma il dato, ed è un dato che comincia a fare rumore: sette gol incassati nelle prime tre partite ufficiali. Due dal Südtirol nel 2-2 del Ceravolo in Coppa Italia, prima dell’eliminazione ai rigori; tre dal Vicenza nella sconfitta per 3-2 al Menti; altri due dal Pisa nel 2-1 dell’Arena Garibaldi. I gol della serie dal dischetto, naturalmente, non entrano nel conteggio. La media è impietosa: 2,33 reti subite a partita. Restringendo l’analisi al campionato, il Catanzaro ha raccolto cinque palloni dalla propria porta in 180 minuti. Risultato: due sconfitte consecutive, cinque gol incassati e un mesto zero in classifica. È presto per trasformare un problema in una sentenza, ma non per chiamarlo con il suo nome: la fase difensiva non funziona.

Il vantaggio diventa una condanna

L’aspetto più preoccupante non è soltanto il numero dei gol subiti. È il modo in cui arrivano. Il Catanzaro è passato in vantaggio due volte a Vicenza e una volta a Pisa, ma ha sempre consentito agli avversari di rientrare e ribaltare il risultato. Al Menti, D’Alessandro e Verrengia avevano portato per due volte avanti le Aquile. Il Vicenza ha risposto prima con Cuomo, poi con Pietrelli, entrambi di testa, e infine ha completato la rimonta con Morra, capace di infilarsi tra due difensori e segnare il 3-2.

A Pisa la storia si è ripetuta in forma ancora più brutale. Al 22’ Iemmello ha colpito da capitano vero, trasformando in gol il cross di Candela. Il vantaggio, però, è durato appena cinque minuti. Canestrelli ha pareggiato di testa e al 31’ Leone ha attraversato il cuore della difesa, presentandosi davanti a Pigliacelli per il 2-1. In meno di dieci minuti il Catanzaro è passato dal controllo della partita all’ennesima rincorsa. Non è una coincidenza: sta diventando una pericolosa abitudine.

L’area di rigore è terra di conquista

Tre dei cinque gol subiti in campionato sono arrivati di testa. Cuomo e Pietrelli a Vicenza, Canestrelli a Pisa. Un dato che denuncia difficoltà evidenti nella marcatura dentro l’area, nella lettura delle traiettorie e nella protezione del secondo pallone. Il problema, però, non può essere scaricato esclusivamente sui tre difensori. Difende tutta la squadra. Se gli avversari riescono a crossare senza pressione, se il centrocampo non filtra le verticalizzazioni e se gli esterni arrivano in ritardo nelle chiusure, la linea arretrata viene continuamente esposta.

A Pisa i segnali erano arrivati molto prima del pareggio. Tramoni aveva trovato lo spazio per calciare a colpo sicuro, costringendo Pigliacelli alla deviazione e Verrengia al salvataggio sulla linea. Leris aveva sfiorato il gol di testa e lo stesso Canestrelli aveva già impegnato severamente il portiere giallorosso. Il gol dell’1-1, dunque, non è stato un fulmine isolato. Era stato annunciato da una serie di situazioni nelle quali il Pisa aveva occupato l’area del Catanzaro con troppa facilità.

Troppi errori, troppo poco equilibrio

La squadra di Gorgone prova a costruire dal basso, ma quando perde precisione finisce per consegnare occasioni agli avversari. Anche all’Arena Garibaldi un passaggio superficiale di Ruggero ha rischiato di spalancare al Pisa la strada del terzo gol. È questo il nodo da sciogliere: il Catanzaro vuole giocare, ma spesso lo fa senza una rete di sicurezza. Quando l’azione offensiva non riesce, la squadra si allunga; quando perde il pallone, la riaggressione è debole; quando arretra, difende troppo vicino a Pigliacelli e lascia agli avversari il tempo per scegliere la giocata.

Non manca la qualità. Iemmello continua a segnare, Alesi e Koffi creano movimento, Mosti accompagna l’azione e nella ripresa di Pisa le Aquile hanno costruito diverse occasioni, trovando sulla propria strada un Confente decisivo. Anche il pareggio di Mosti, poi cancellato dal Var per fuorigioco, aveva mostrato la capacità della squadra di reagire. Ma il calcio non premia soltanto chi produce. Premia chi sa governare i momenti della partita. E il Catanzaro, per ora, non ci riesce.

Lo zero che deve far scattare l’allarme

Dopo due giornate non esistono verdetti, ma esistono indicazioni. Quella che arriva da Vicenza e Pisa è chiara: il Catanzaro segna abbastanza per raccogliere punti, ma difende troppo male per conservarli. Cinque gol realizzati nelle prime tre gare ufficiali dimostrano che la squadra possiede soluzioni offensive. I sette subiti raccontano, però, una fragilità che rischia di vanificare tutto il resto.

Il mercato può ancora offrire qualche correttivo, soprattutto in termini di esperienza, fisicità e personalità. Ma Gorgone dovrà intervenire anche sull’organizzazione collettiva, sulle distanze tra i reparti e sulla capacità di proteggere l’area. Perché il problema non è soltanto aver perso a Vicenza e Pisa. Il problema è averlo fatto dopo essere passati in vantaggio. Tre volte avanti nelle prime due giornate, due sconfitte e zero punti: il Catanzaro ha già imparato a costruire. Adesso deve imparare, con urgenza, a non distruggere da solo ciò che riesce a creare.

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