A mente fredda il verdetto del primo round della finalissima playoff impone al Catanzaro una riflessione profonda, ma non cancella la fiducia del suo condottiero in vista degli ultimi novanta minuti della stagione. La sconfitta casalinga complica in modo evidente la rincorsa verso la massima serie, soprattutto per come si è sviluppata la sfida, rimasta in totale equilibrio per quasi ottanta minuti prima delle fiammate decisive di Hernani e Caso. Alberto Aquilani ha voluto separare il risultato dall’atteggiamento espresso dai suoi calciatori sul rettangolo verde.
Il tecnico ha riconosciuto lo spessore dell’organico avversario, ma ha rifiutato categoricamente una bocciatura della prestazione complessiva, sottolineando quanto l’impegno sia stato massimale. “Sapevamo che sarebbe stata una montagna da scalare e la scalata è già iniziata. Secondo me abbiamo fatto una buona partita con tutte le difficoltà del caso” ha detto l’allenatore, evidenziando le complessità strutturali di un match di tale portata. Nella sua disamina, Aquilani ha evidenziato come i lombardi abbiano fatto valere una netta superiorità sul piano dell’atletismo e del tasso tecnico, caratteristiche emerse proprio nei momenti cruciali della ripresa. “È una squadra che ha un motore diverso. Lo avevamo visto già all’andata e durante tutta la stagione. Hanno forza negli strappi e qualità importanti”.
La delusione più grande per la sponda giallorossa resta legata alla gestione dei singoli episodi, in particolare alla clamorosa traversa colpita da Pittarello quando il punteggio era ancora fermo sullo zero a zero e alle successive occasioni non capitalizzate. “Non mi sembrava una partita da 2-0. Abbiamo avuto occasioni con Pittarello, Pontisso e Di Francesco. Gli episodi sono andati dalla loro parte” ha rimarcato il tecnico con un pizzico di rammarico.
I limiti della manovra e lo scontro tra le rose
Entrando nel dettaglio delle dinamiche di gioco, Aquilani ha individuato con precisione gli aspetti tattici e di ritmo che hanno impedito alla sua squadra di scardinare l’assetto difensivo avversario. Secondo la sua lettura, la manovra della squadra ha peccato di eccessiva flemma, impedendo di capitalizzare i momenti di potenziale sbandamento dei brianzoli. “La palla girava troppo piano. Avevo la sensazione che alzando i ritmi loro potessero andare in difficoltà . Ci è mancato lo spunto, il guizzo. Contro una squadra così certe differenze si vedono” ha ammesso con schiettezza, evidenziando come a questi livelli ogni minima esitazione rischi di essere pagata a caro prezzo.
Un altro fattore determinante nell’economia del doppio confronto risiede nella profondità e nell’esperienza internazionale della panchina ospite, capace di inserire elementi di assoluto valore a gara in corso per spaccare la partita. Su questo specifico punto, il tecnico ha tracciato un bilancio realistico delle differenze strutturali esistenti tra le due società , nate da programmazioni e investimenti profondamente divergenti all’inizio del campionato. “La panchina del Monza è da squadra che può vincere il campionato di Serie B. Hanno tanti giocatori che arrivano dalla Serie A. È una squadra costruita per vincere. Noi però ce l’abbiamo messa tutta e abbiamo poco da recriminare”.
Il patto con la piazza e la strategia per il ritorno
Nonostante lo scenario attuale costringa il Catanzaro a inseguire una vera e propria impresa sportiva nella sfida di ritorno, l’allenatore respinge con fermezza l’idea di una resa anticipata. La strategia per preparare la trasferta in Lombardia non passerà da stravolgimenti tattici o eccessive pressioni psicologiche, bensì dalla ricerca di una serenità interiore che permetta ai calciatori di esprimersi al massimo delle proprie potenzialità . “Non abbiamo niente da perdere. Andremo a Monza sereni, a giocarcela e a vedere quello che succede” ha scandito l’allenatore, tracciando la rotta emotiva per i prossimi giorni. Sul piano prettamente metodologico, l’indicazione è altrettanto chiara e improntata alla massima linearità . “Non bisogna cercare troppe cose tattiche. Dobbiamo affrontarla con semplicità e leggerezza”.
L’ultimo pensiero è dedicato all’incessante supporto ricevuto dal pubblico del Ceravolo, capace di applaudire e sostenere i giocatori anche dopo il duplice fischio finale, a testimonianza di un legame viscerale con la squadra. Questo atteggiamento della tifoseria rappresenta lo stimolo maggiore ma anche il motivo di sofferenza più acuto per il tecnico romano. “Il dispiacere più grande è non essere riusciti a regalare qualcosa di incredibile a questa città e a questa gente. È questo che fa male” ha concluso Aquilani, promettendo implicitamente che la squadra darà tutto fino all’ultimo secondo utile prima di consegnare il verdetto definitivo alla storia di questo campionato.








