La corsa verso la Serie B del Crotone si interrompe bruscamente in terra campana, lasciando dietro di sé il sapore amaro dell’occasione perduta. Dopo l’1-1 contro la Casertana, Emilio Longo traccia un bilancio lucido e privo di alibi. Secondo l’allenatore, l’esito del confronto non è stato deciso dal fischio finale, ma da un avvio di gara dove i rossoblù hanno espresso un calcio superiore senza però riuscire a infliggere il colpo del ko definitivo.
“Abbiamo impattato benissimo la gara, trovato il vantaggio e probabilmente non abbiamo avuto la capacità di superare l’avversario nel nostro momento migliore. Il gol col passare dei minuti è diventato un peso da difendere e loro, per struttura, ci sono venuti sopra” ha detto Longo evidenziando come la gestione psicologica del vantaggio sia diventata un limite invalicabile per una squadra che, col passare dei minuti, ha smarrito la fluidità iniziale.
Il limite del cinismo e il divario di esperienza
Il tema ricorrente della stagione pitagorica emerge con forza anche nell’analisi del post-partita. La capacità di trasformare la produzione offensiva in reti pesanti è mancata proprio nel momento più alto della tensione agonistica. Longo non usa giri di parole per identificare il problema strutturale che ha condizionato non solo la sfida del Pinto, ma l’intero percorso in campionato.
“Il rammarico più grande è stato il poco cinismo. Nei primi 25 minuti c’è probabilmente la nostra uscita dal tabellone nazionale. Dovevamo essere più bravi, più cattivi, perché con un cinismo diverso anche la classifica finale sarebbe stata diversa e questa partita magari l’avremmo giocata in casa”, ha spiegato il tecnico. Oltre alla scarsa cattiveria sotto porta, è emersa una netta differenza di “mestiere” tra le due compagini. Mentre la Casertana ha dimostrato di saper gestire la sofferenza con la malizia dei veterani, il Crotone ha pagato lo scotto della giovane età dei suoi interpreti. “A un certo punto si vedeva che eravamo più giovani e meno esperti della Casertana. Loro sanno soffrire e portare a casa il risultato anche senza giocare meglio degli altri. Noi siamo stati meno mestieranti”, ha ammesso Longo.
Emergenza infermeria e assenza di alibi
La preparazione alla sfida non è stata priva di ostacoli, con diverse defezioni che hanno limitato le rotazioni a disposizione dello staff tecnico. Nonostante le condizioni fisiche precarie di alcuni elementi chiave, tra cui Pasquale Gallo, colpito da un attacco influenzale proprio alla vigilia, l’allenatore rivendica la bontà delle proprie decisioni tattiche e difende l’operato del gruppo, sottolineando come ogni calciatore abbia dato fondo alle proprie energie.
“La squadra ha dato tutto quello che aveva. Nel secondo tempo abbiamo provato a difendere il vantaggio e lo abbiamo fatto anche discretamente bene, ma non è bastato. Ai ragazzi posso solo fare un plauso perché, con tutto quello che avevano a disposizione, hanno dato il massimo”, ha affermato Longo. Anche sul fronte arbitrale, il tecnico ha preferito mantenere un profilo istituzionale, nonostante i dubbi sulla rete del pareggio campano: “L’arbitro è stato una componente della partita. Sul gol ho rivisto l’episodio da diverse angolazioni e qualche dubbio rimane, ma evidentemente il VAR ha valutato bene. Non usciamo per colpa dell’arbitro. Non andiamo avanti perché nel secondo tempo la Casertana ci è venuta addosso e noi non siamo riusciti a ripartire”.
Bilancio di una stagione di transizione
Con l’eliminazione dai playoff si chiude un’annata complessa, segnata da un ridimensionamento societario che ha costretto lo staff a lavorare su basi differenti rispetto al passato. Nonostante l’amarezza finale e le scintille nervose esplose al termine del match, Longo promuove il percorso umano e professionale dei suoi uomini, sottolineando la crescita collettiva mostrata nella seconda parte del torneo.
“È stata una squadra che mi ha dato molte soddisfazioni. La società ha ridimensionato molto, ma i ragazzi si sono messi subito dentro il progetto con disponibilità assoluta. Nella seconda parte di campionato siamo stati protagonisti e forse meritavamo qualcosa in più. Non spetta a me giudicare il mio lavoro: io provo solo a migliorare i calciatori che alleno”, ha concluso l’allenatore, rimandando alla società le valutazioni sul futuro.







