Affrontare la violenza nelle relazioni affettive da punti di vista giuridici, psicologici e sociali: è stata questa la finalità dell’incontro promosso da Area Democrazia per la Giustizia con il patrocinio dell’Asp di Catanzaro, organizzato in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
L’iniziativa, ospitata nell’aula magna della Corte d’Appello di Catanzaro, ha riunito figure professionali provenienti da settori diversi ma complementari: la psicologa Valentina Pirrò del consultorio familiare di Soverato; la pm Graziella Viscomi, da quattro anni impegnata nel contrasto ai reati contro le fasce deboli; il vice ispettore Vincenzo Varano, referente per i codici rossi nel commissariato di Catanzaro Lido; la docente Rossella Marzullo, pedagogista dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e autrice del saggio “Abissi e disarmonie”.
A moderare gli interventi il giornalista Gaetano Mazzuca.
Il ruolo dei servizi territoriali: “Professionisti pronti a formare altri operatori”
Ad aprire i lavori è stato il commissario straordinario dell’Asp, Antonio Battistini, che ha evidenziato l’elevato livello di competenze raggiunto dalle équipe socio-psico-pedagogiche dell’azienda sanitaria. Un patrimonio professionale — ha spiegato — che potrebbe diventare punto di riferimento anche per la formazione degli operatori di altri territori.
Pirrò: “Primi anni di vita decisivi, famiglie senza ruoli generano fragilità”
Nel suo intervento, la psicologa Valentina Pirrò ha ricostruito la nascita delle dinamiche relazionali disfunzionali, mettendo in luce il peso del contesto familiare, dell’ambiente sociale e delle influenze culturali.
Ha ricordato la centralità dei primi tre anni di vita nello sviluppo emotivo dei bambini, sottolineando come l’assenza di ruoli definiti e la tendenza della famiglia contemporanea ad “annullare il conflitto” contribuiscano alla creazione di relazioni instabili o poco sane.
Viscomi: “La violenza non risparmia nessuno. Investire nei servizi sociali”
La sostituta procuratrice Graziella Viscomi ha portato la sua esperienza diretta nella repressione dei reati contro le vittime vulnerabili. Ha ricordato che la violenza di genere non fa distinzioni: “Colpisce tutte, magistrate, psicologhe, farmaciste”.
Pur riconoscendo che sul piano della repressione sono stati compiuti progressi, la pm ha insistito sulla necessità di investire nella fase precedente al reato: “Serve più prevenzione, più servizi sociali capaci di intercettare il problema prima che esploda”.
Varano: “L’ammonimento del questore chiude l’80% dei casi. I cittadini collaborino”
Il vice ispettore Vincenzo Varano ha richiamato l’attenzione sull’importanza delle misure preventive. L’ammonimento del questore, ha spiegato, permette di risolvere “circa l’80% dei casi”, impedendo il degenerare di situazioni già fragili.
Da qui l’appello ai cittadini: “Quando si è a conoscenza di un contesto pericoloso bisogna segnalarlo. Anche in forma digitale, attraverso l’app YouPol”.
Marzullo: “Relazioni malate tra analfabetismo emotivo e perdita del linguaggio”
La docente Rossella Marzullo, già giudice onorario del Tribunale dei minori di Catanzaro e oggi collaboratrice del protocollo ‘Liberi di scegliere’, ha delineato le difficoltà che emergono nei contesti familiari segnati da devianza e violenza.
Secondo la studiosa, alla radice delle “relazioni malate” vi sono fattori come l’incapacità di alfabetizzare le emozioni, la mancanza di astrazione e compassione, la progressiva erosione del vocabolario con cui ci si relaziona agli altri.
Per questo, ha concluso, è indispensabile “rivedere i dispositivi educativi”, restituendo centralità all’educazione affettiva e alla responsabilità condivisa.











