3 Agosto 2026
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Disabilità visiva e lavoro: il successo del progetto “Lavoro in Vista” abbatte le barriere dell’occupazione

Quattro percorsi personalizzati tra formazione tifloinformatica e tirocini in azienda per trasformare l'accessibilità in autonomia professionale. Promossa da S.A.M. OdV con l'UICI di Cosenza e SocialNet, l'iniziativa finanziata dalla Regione Calabria e dal Ministero del Lavoro si conclude con risultati concreti.

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Trovare un impiego quando le piattaforme digitali risultano inaccessibili e il mercato del lavoro si dimostra impreparato sulla disabilità visiva rappresenta una delle barriere più complesse nell’accesso alle opportunità professionali. A Cosenza, l’iniziativa annuale “Lavoro in Vista” ha offerto una risposta concreta a questo problema, dimostrando come l’impiego di tecnologie adeguate e una corretta impostazione metodologica consentano un pieno inserimento operativo. Il progetto, promosso dall’associazione S.A.M. (Sicurezza Autonomia e Mobilità OdV) insieme alla sezione provinciale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e alla cooperativa SocialNet, ha accompagnato quattro persone con disabilità visiva attraverso itinerari su misura. L’intervento è stato finanziato dalla Regione Calabria mediante le risorse statali del Fondo per le Non Autosufficienze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’attività formativa si è sviluppata su tre indirizzi chiave, individuati per coniugare aspirazioni personali, fruibilità e richieste del mercato: ottanta ore dedicate al giornalismo, centodieci alla progettazione sociale e cento alla formazione per operatore amministrativo e segretariale. I moduli hanno alternato didattica teorica, simulazioni e project work avvalendosi di strumenti tifloinformatici. Ogni percorso è stato preceduto da una fase d’ascolto e valutazione delle competenze per la stesura dei Piani Assistenziali Individualizzati.

“All’inizio ero terrorizzato – racconta uno dei partecipanti – Non sapevo se sarei stato all’altezza. Alla fine ho scoperto che il problema non era la disabilità. Era che nessuno mi aveva mai insegnato a usare gli strumenti giusti”.

La rete dei tirocini e l’integrazione nelle realtà aziendali

Il punto di forza dell’impianto progettuale ha riguardato il ribaltamento della logica dell’adattamento passivo, puntando a strutturare contesti operativi e metodologie didattiche intorno ai bisogni specifici di ciascun lavoratore.

“Non volevamo chiedere ai partecipanti di adattarsi ancora una volta a un mondo che li aveva già lasciati ai margini – afferma Giovanni Bilotti, presidente di SAM OdV – Volevamo fare l’opposto: costruire intorno a ciascuno di loro le condizioni per esprimere capacità, desideri e talento. Dietro ogni tirocinio non c’è una pratica amministrativa, ma una persona che, forse per la prima volta, ha potuto pensare al proprio futuro senza sentirsi fuori posto”.

Il nucleo operativo si è concretizzato nei tirocini di inclusione sociale svolti presso quattro aziende e realtà partner del territorio: Lionice S.r.l., Top Call S.r.l., Associazione PIEFFE e I.Ri.Fo.R. Cosenza. Gli enti ospitanti, attivi nei settori dell’amministrazione, dell’editoria, del business aziendale e del terzo settore, hanno garantito un affiancamento costante tramite tutor dedicati.

“Il tirocinio è stata la parte più dura – racconta un altro partecipante – Ma anche quella che mi ha fatto capire che il lavoro non è un’idea astratta. È una cosa che puoi fare, se qualcuno ti dà una possibilità e ti mette nelle condizioni di riuscirci”.

“Abbiamo fatto le stesse cose degli altri. Con gli strumenti giusti. E con qualcuno che ci credeva” aggiunge un altro dei coinvolti.

Un patrimonio di competenze per il territorio e le prospettive future

L’approccio integrato ha dimostrato come la sinergia tra enti del terzo settore, aziende private e istituzioni pubbliche costituisca la chiave per rendere esigibile il diritto al lavoro delle persone con disabilità.

Per Bilotti, il valore del progetto sta proprio nella rete costruita: “Non basta dire che una persona con disabilità ha diritto al lavoro. Bisogna rendere quel diritto possibile. Servono imprese disponibili, formazione accessibile, professionisti preparati e istituzioni capaci di accompagnare davvero le persone. Questi quattro ragazzi non avevano bisogno di compassione, ma di fiducia e occasioni concrete. Quando quelle occasioni sono arrivate, hanno dimostrato quanto potevano dare”.

La conclusione del percorso di dodici mesi non esaurisce l’impatto dell’iniziativa, che lascia sul territorio una rinnovata sensibilità e competenze operative spendibili.

“Non considero questa esperienza un punto di arrivo – conclude Bilotti – Abbiamo aperto una porta che per troppo tempo è rimasta chiusa. Ora abbiamo il dovere di non richiuderla e di fare in modo che altre persone possano attraversarla”.

Un percorso che ha restituito prospettive concrete ai beneficiari, come sintetizzato da uno dei quattro tirocinanti: “Prima non sapevo cosa aspettarmi dalla vita. Adesso so cosa voglio fare. E so che posso farcela”.

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