Il procedimento giudiziario legato alla drammatica vicenda consumatasi lo scorso primo giugno nei pressi di una stazione di servizio ad Amendolara, nel Cosentino, entra in una nuova fase.
Gli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli, legali difensori di Safeer Ahmed e Ali Raza — i due trentunenni accusati di aver ucciso quattro braccianti (un connazionale e tre cittadini afghani) dandoli alle fiamme —, hanno presentato formalmente ricorso in Cassazione.
L’iniziativa legale arriva dopo che, nel mese di giugno, il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva confermato la misura cautelare in carcere, rigettando l’istanza di scarcerazione avanzata dalla difesa.
La strategia difensiva: verso l’incidente probatorio e la revisione del movente
Parallelamente al ricorso davanti ai giudici di legittimità, i legali stanno valutando la richiesta di un incidente probatorio. L’obiettivo della difesa è procedere all’ascolto di testimoni chiave coinvolti nella vicenda, ritenuti fondamentali per ricostruire la dinamica dei fatti e le ore immediatamente precedenti alla tragedia.
Il vero nodo centrale della strategia difensiva riguarda la contestazione della matrice del delitto. Gli avvocati puntano infatti a dimostrare che alla base del quadruplice omicidio non vi fosse un contesto riconducibile allo sfruttamento lavorativo o al caporalato, ipotesi emerse nelle prime fasi delle indagini, bensì dissidi di natura strettamente personale tra le persone coinvolte.













