10 Agosto 2026
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Antonio Perrotta è morto dopo il pestaggio a Sangineto: aveva 32 anni. La Procura acquisisce i video, caccia agli autori

Il giovane di Fuscaldo era stato aggredito nella notte tra l’8 e il 9 agosto. Dopo il ricovero a Cetraro e il trasferimento all’Annunziata di Cosenza, è deceduto. La Procura di Paola acquisisce le immagini delle telecamere.

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È morto dopo alcune ore di agonia Antonio Perrotta, 32 anni, giovane originario di Fuscaldo, rimasto gravemente ferito in seguito a un pestaggio avvenuto a Sangineto nella notte tra sabato 8 e domenica 9 agosto.

La dinamica dell’aggressione resta ancora da chiarire. Sull’episodio sono in corso accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria, chiamata a ricostruire cosa sia accaduto e soprattutto a individuare chi abbia partecipato alla violenza.

Perrotta, secondo quanto riferito nelle prime ricostruzioni, lavorava come addetto alla sicurezza presso il Castello, noto locale della movida dell’Alto Tirreno cosentino. Non è però ancora accertato se il pestaggio sia avvenuto all’interno o all’esterno della struttura, né se l’aggressione sia collegata all’attività svolta quella sera dalla vittima.

Il trasporto in ospedale e il trasferimento a Cosenza

Dopo essere stato aggredito, il 32enne sarebbe stato soccorso da un amico e accompagnato all’ospedale Iannelli di Cetraro.

Le sue condizioni sono apparse subito particolarmente gravi. I sanitari, dopo i primi accertamenti, hanno disposto il trasferimento nel reparto di rianimazione dell’Annunziata di Cosenza, dove il giovane è stato ricoverato nel tentativo di salvargli la vita.

Il quadro clinico, tuttavia, non ha lasciato spazio a un recupero. Dopo alcune ore, Antonio Perrotta è deceduto.

La Procura acquisisce le immagini

La morte ha trasformato l’indagine sul pestaggio in un procedimento per un fatto dalle conseguenze mortali. La Procura di Paola sta lavorando alla ricostruzione della sequenza degli eventi e, secondo quanto riportato nelle prime notizie sul caso, avrebbe disposto l’acquisizione delle registrazioni degli impianti di videosorveglianza presenti nella zona dell’aggressione.

Le immagini potrebbero consentire agli investigatori di stabilire con maggiore precisione dove sia avvenuta la violenza, chi fosse presente e quale sia stata la successione dei fatti.

Al momento, però, ogni ricostruzione sulle responsabilità individuali deve essere considerata provvisoria. L’indagine dovrà accertare la posizione delle persone eventualmente coinvolte e le circostanze che hanno preceduto e accompagnato l’aggressione.

Una famiglia lasciata nel dolore

La morte di Perrotta lascia la compagna e un figlio di pochi mesi.

Restano da chiarire i motivi dell’aggressione e l’esatta dinamica del pestaggio. Gli accertamenti della Procura e l’analisi delle immagini di videosorveglianza dovranno ora fornire elementi utili alla ricostruzione dell’accaduto e all’identificazione dei presunti responsabili. Le indagini sono in corso.

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