Una presunta frode sui carburanti con epicentro nel Crotonese, ramificazioni in diverse province della Calabria e collegamenti fino al Veneto. È uno dei casi più rilevanti che emergono dal bilancio della Guardia di finanza sui controlli effettuati negli ultimi cinque mesi lungo la filiera dei prodotti energetici. L’indagine condotta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Catanzaro ha portato alla denuncia di 29 persone e a un sequestro preventivo, anche per equivalente, superiore agli 8 milioni di euro, tra disponibilità finanziarie, beni immobili e mobili. Al centro degli accertamenti c’è il gasolio agricolo agevolato che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato ottenuto attraverso documentazione falsa e successivamente destinato a soggetti che non avevano diritto alle agevolazioni fiscali.
L’indagine partita dagli strani consumi di carburante agricolo
A mettere gli investigatori sulle tracce del presunto sistema sono stati alcuni consumi anomali di carburante agevolato da parte di aziende agricole. Gli approfondimenti della Guardia di finanza avrebbero quindi consentito di ricostruire un meccanismo che, secondo gli investigatori, faceva capo a una presunta associazione per delinquere operante nel Crotonese, con estensioni in altre province della Calabria e in Veneto. Il sistema contestato sarebbe stato basato sull’acquisto di prodotti energetici con accise e Iva agevolate mediante la presentazione ad Arcea, l’Agenzia della Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura, di documentazione ritenuta falsa. Le carte avrebbero attestato il fittizio esercizio di attività agricole caratterizzate da un elevato fabbisogno di carburante, in particolare le cosiddette “serre”. Il gasolio agevolato sarebbe finito ad autotrasportatori e imprese.
Una volta ottenuto attraverso il regime fiscale agevolato, il carburante, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato ceduto a soggetti che non ne avevano diritto. Tra i destinatari indicati dalla Guardia di finanza figurano autotrasportatori e imprese di movimento terra, che avrebbero così potuto utilizzare prodotto acquistato beneficiando di una tassazione prevista per finalità differenti. L’attività investigativa si è conclusa con il sequestro preventivo per oltre 8 milioni di euro e il deferimento all’autorità giudiziaria di 29 soggetti.
Le ipotesi di reato indicate dalla Guardia di finanza riguardano, a vario titolo, la sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa sui prodotti energetici, l’associazione per delinquere e l’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Le responsabilità delle persone coinvolte dovranno naturalmente essere accertate nel prosieguo del procedimento e nel contraddittorio tra le parti.
Dai “designer fuels” ai distributori clandestini
Le modalità individuate dagli investigatori sono diverse. Una delle più insidiose riguarda i cosiddetti “designer fuels”, prodotti petroliferi che vengono qualificati fraudolentemente con denominazioni differenti per tentare di sottrarli agli obblighi fiscali. I controlli hanno portato anche alla scoperta di depositi clandestini, distributori abusivi e sistemi organizzati per commercializzare illegalmente carburanti destinati a utilizzi agevolati. In diverse operazioni sono stati intercettati carichi dichiarati formalmente come olio lubrificante o altri prodotti, ma che secondo gli accertamenti contenevano in realtà gasolio destinato all’autotrazione.
Prezzi alla pompa, 2.279 violazioni contestate
Il caso calabrese si inserisce in una più ampia offensiva della Guardia di finanza contro le frodi nel settore dei carburanti, rafforzata nel quadro delle tensioni sui mercati energetici internazionali. Tra il 1° marzo e il 31 luglio 2026, i reparti delle Fiamme gialle hanno concluso 1.371 interventi in materia di accise sui prodotti energetici, denunciando complessivamente 265 persone. I sequestri hanno superato i 20 milioni di chilogrammi di prodotti energetici, equivalenti a oltre 20mila tonnellate, mentre sono stati accertati consumi ritenuti in frode per più di 6,5 milioni di chilogrammi.
L’attività della Guardia di finanza non si è concentrata soltanto sulle frodi fiscali. Un secondo fronte riguarda infatti la trasparenza dei prezzi praticati dai distributori. Sempre tra marzo e luglio sono stati effettuati 3.428 interventi negli impianti di distribuzione stradale, con 2.279 violazioni contestate a 937 operatori. Le irregolarità riscontrate hanno riguardato soprattutto la mancata esposizione dei prezzi e le differenze tra i valori comunicati e quelli effettivamente applicati agli automobilisti. Parallelamente sono stati sottoposti ad approfondimento oltre 400 contesti, tra depositi fiscali, depositi commerciali e altri operatori della filiera. Un dispositivo di controlli che, nelle intenzioni della Guardia di finanza, punta a colpire contemporaneamente l’evasione delle accise, il mercato clandestino dei carburanti e le irregolarità che possono incidere sulla concorrenza e sui prezzi pagati dagli automobilisti.












