10 Agosto 2026
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“Botulino scambiato per ubriachezza”. La famiglia di Luigi Di Sarno chiede giustizia: “Poteva essere salvato”

Secondo i legali, al Pronto soccorso del Tirrenia Hospital di Belvedere Marittimo i gravi sintomi neurologici sarebbero stati sottovalutati. Gli avvocati: “Stava morendo per l’infezione sotto gli occhi dei medici”

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A un anno dalla morte di Luigi Di Sarno, il cinquantaduenne deceduto per un’intossicazione da botulino verosimilmente contratta dopo aver mangiato un panino sul lungomare di Diamante, la famiglia torna a chiedere verità e giustizia. Al centro della vicenda c’è quanto sarebbe accaduto durante il passaggio dell’uomo al Pronto soccorso del Tirrenia Hospital di Belvedere Marittimo. Secondo gli avvocati Angelo Pisani, Sergio Pisani e Maria Napolano, che assistono i familiari, Di Sarno sarebbe stato vittima di una “catena di errori e sottovalutazioni”. Una ricostruzione riportata dall’Ansa e fondata, sostengono i legali, sui documenti sanitari, sugli audio inviati dallo stesso paziente e sulla testimonianza dell’amico che lo accompagnava.

“Sintomi scambiati per ubriachezza”

“I sintomi del botulino furono scambiati per ubriachezza. Luigi Di Sarno versava in un drammatico e conclamato decadimento neurologico: soffriva di paralisi palpebrale, biascicava, non riusciva a respirare e non poteva neppure deglutire, ma il referto parlava di un paziente ‘lucido e tranquillo’”, affermano i difensori della famiglia. La contestazione riguarda dunque la valutazione compiuta al momento dell’accesso in ospedale. Sintomi che, secondo i legali, avrebbero dovuto far scattare immediatamente accertamenti più approfonditi sarebbero stati invece ricondotti a una presunta condizione di ubriachezza o a un disagio di natura psicologica.

“La famiglia chiede verità su una morte che si doveva e si poteva evitare”, dichiarano gli avvocati. “L’autopsia ha accertato il decesso per tossina botulinica. I medici di turno avrebbero liquidato quei sintomi attribuendoli, secondo prove in nostro possesso, a una presunta ubriachezza o a un disagio psichico, arrivando a consigliargli una visita dallo psicologo”.

Gli audio della vittima e l’amico presente in ospedale

Un ruolo centrale nella ricostruzione potrebbe essere svolto dagli audio inviati da Di Sarno nelle ore della sua agonia. Registrazioni che, secondo la difesa, documenterebbero direttamente le difficoltà nel parlare e il progressivo aggravamento delle sue condizioni neurologiche. “A smascherare le omissioni del verbale sanitario sono gli audio inviati dalla vittima e la testimonianza chiave dell’amico presente ai fatti”, sostengono i legali, che hanno formalmente chiesto alla Procura di ascoltare immediatamente l’uomo che accompagnò Di Sarno al pronto soccorso. La sua testimonianza potrebbe consentire agli investigatori di ricostruire le condizioni effettive del cinquantaduenne, le informazioni fornite al personale sanitario e le valutazioni compiute durante la permanenza nella struttura ospedaliera.

“Stava morendo sotto gli occhi dei medici”

“Luigi non era ubriaco, stava morendo di botulismo sotto gli occhi dei medici”, dichiarano gli avvocati Pisani e Napolano. La famiglia chiede che venga chiarito se una diagnosi tempestiva e la conseguente somministrazione dell’antitossina avrebbero potuto cambiare il corso degli eventi. Le accuse formulate dai legali rappresentano, allo stato, la posizione della famiglia. Spetterà alla magistratura verificare la ricostruzione, acquisire le testimonianze e accertare l’eventuale esistenza di omissioni o responsabilità sanitarie. “A distanza di un anno pretendiamo giustizia”, concludono i difensori. “Non si può morire per una diagnosi del tutto ignorata”.

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