La Commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti e agli illeciti ambientali e agroalimentari ha approvato all’unanimità la Relazione sullo stato di attuazione degli interventi di bonifica del Sin di Crotone-Cassano-Cerchiara. Il documento, presentato oggi in plenaria, include un’analisi ambientale, amministrativa e giudiziaria sull’area e sulle criticità ancora presenti.
Il presidente della Commissione, Jacopo Morrone, ha ringraziato i relatori di maggioranza e minoranza, Andrea Dara (Lega) e Nicola Irto (Pd), insieme al team di consulenti che ha elaborato la relazione. “L’attenzione della Commissione si è concentrata sui siti che richiedono approfondimenti ulteriori rispetto ai lavori delle precedenti commissioni”, ha spiegato Morrone, sottolineando la necessità di verificare l’avanzamento dei lavori, i risultati raggiunti e l’eventuale necessità di nuovi interventi.
Il Sin di Crotone, incluso tra i siti di bonifica di interesse nazionale, copre una vasta area a terra e in mare, equivalente a circa 3.266 campi da calcio, dove persistono criticità legate alla presenza storica di industrie chimiche e metallurgiche.
Rifiuti pericolosi e ostacoli alla bonifica
Nel 2025 l’ordinanza sullo smaltimento dei rifiuti emessa dal commissario straordinario è stata annullata dal Tar, lasciando aperto il problema della gestione dei rifiuti fuori regione. La sentenza chiarisce che solo la Regione può modificare il provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) e che la scelta della discarica per i materiali pericolosi spetta ai soggetti responsabili della bonifica.
Dal marzo 2026, inoltre, l’Ue limiterà ulteriormente l’esportazione dei rifiuti, vietando l’invio all’estero di materiali che possano essere gestiti in modo sostenibile nel Paese di origine. La relazione sottolinea quindi l’urgenza di individuare soluzioni interne per permettere il prosieguo della bonifica.
Emergenza sanitaria e tutela delle comunità
Secondo gli studi dell’ISS, nelle aree del Sin si registra un aumento di malattie associate a metalli pesanti presenti in concentrazioni molto superiori ai limiti. Il relatore di maggioranza, Dara, ha evidenziato l’importanza di un controllo sanitario costante e di interventi rapidi: “Non sono numeri: si tratta della vita quotidiana di comunità che da oltre vent’anni attendono giustizia e sicurezza”, ha dichiarato.
La relazione richiede un coordinamento nazionale forte e tempistiche certe per la bonifica, evitando che il territorio resti bloccato tra ricorsi, procedure e atti contraddittori.
Responsabilità istituzionali e necessità di atti concreti
Il relatore di minoranza, Nicola Irto, ha sottolineato che ora è il momento delle scelte operative: “Rimuovere e trasferire i materiali contaminati non è un dettaglio tecnico, ma un’urgenza per tutelare salute pubblica e sicurezza ambientale”. La Regione Calabria aveva già indicato nel Paur del 2019 la necessità di trasferire i rifiuti in impianti idonei, a tutela delle comunità locali.
Irto ha concluso ribadendo che ignorare le evidenze scientifiche e i dati del rapporto Sentieri sarebbe un errore politico e morale. “Le comunità del Crotonese devono avere presto una bonifica radicale, sicura e definitiva, basata sul principio secondo cui chi inquina paga”.









