Il trattore fermo sulla strada e il quaderno dei debiti in farmacia raccontano la stessa paura: lavorare e non riuscire più a sostenere le spese. La protesta contro il caro carburanti porta gli agricoltori sulle strade della Calabria, ma dalle voci raccolte tra i manifestanti emerge un disagio che supera i confini delle aziende agricole. Riguarda il futuro dei figli, i costi delle attività, le famiglie che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Nella mattinata di oggi è scattata la mobilitazione contro il caro carburanti e si è tradotta in presidi e blocchi stradali a singhiozzo, con circa duemila partecipanti complessivi. Uno dei punti più partecipati è Passovecchio, alle porte di Crotone: qui Lino Polimeni è andato tra gli agricoltori, raccogliendo rabbia, richieste al governo e amarezza verso chi considera la protesta soltanto un ostacolo alla circolazione.
Trattori a Passovecchio, lunghe code sulla statale 106
Dalle otto del mattino, la presenza dei mezzi agricoli alla rotatoria di Passovecchio ha rallentato il traffico lungo la statale 106 e la 107, con ripercussioni anche sulla 107 bis e sugli accessi a Crotone dai comuni vicini. Nel presidio si contano circa 400 partecipanti. L’Ansa riferisce di brevi momenti di tensione, rientrati senza conseguenze. Durante le iniziative viene garantito il passaggio dei mezzi di emergenza e soccorso. Disagi anche nel Cosentino, nei pressi dello svincolo Firmo-Sibari dell’A2 del Mediterraneo. Dopo un corteo di trattori e camion, le forze dell’ordine hanno impedito il blocco dell’autostrada. Il presidio è rimasto nell’area, sotto il monitoraggio degli agenti.
“Io non posso fermarmi”: la protesta di chi rischia di perdere il lavoro
Tra le testimonianze raccolte da Lino Polimeni c’è quella di un agricoltore chiamato Massimiliano durante il confronto. Non nasconde i dubbi sull’efficacia della mobilitazione: “Io penso che qui non risolveremo niente, però si inizia da qui”. Il suo racconto tocca soprattutto il futuro della figlia, che ha scelto gli studi in scienze agrarie. Una scelta che dovrebbe rappresentare una continuità e una speranza, ma che oggi lo mette davanti alla domanda più difficile: quali prospettive può offrire questo lavoro? Non è la protesta di chi può permettersi una pausa senza conseguenze. “Io non me lo posso permettere”, dice. E insiste: “Ma io non posso fermarmi”. È la contraddizione che attraversa il presidio: interrompere il lavoro per chiedere le condizioni necessarie a continuarlo.
La rabbia verso i cittadini e l’appello alle associazioni
Nel confronto con Polimeni affiora anche la distanza tra chi manifesta e chi resta in coda. Massimiliano racconta contrasti con alcuni automobilisti e manifesta amarezza per la scarsa comprensione incontrata. Il disagio sulle strade diventa così un punto di frizione tra persone colpite, in modi diversi, dagli stessi rincari. Gli agricoltori chiedono solidarietà; chi deve raggiungere il posto di lavoro o rispettare un appuntamento subisce i rallentamenti. Dal presidio arriva anche un richiamo alle associazioni di categoria, perché le divisioni non indeboliscano le rivendicazioni: “Alla fine siamo tutti agricoltori”, ricorda Massimiliano.
“Bombe economiche”: la richiesta al governo su accise e Iva
Un altro agricoltore intervistato da Polimeni allarga il campo della protesta: “La gente è stanca, non ce la fa più”. L’auspicio è che la mobilitazione coinvolga anche pescatori, autotrasportatori e consumatori. Il messaggio al governo Meloni è diretto: intervenire sul peso fiscale dei carburanti, con richieste di taglio delle accise e rimozione dell’Iva. È una rivendicazione dei manifestanti, che descrivono l’impatto dei rincari con un’immagine netta: “Non arrivano le bombe, ma arrivano le bombe economiche”. Il gasolio, però, è soltanto una delle voci contestate. Le aziende denunciano l’aumento dei costi di fertilizzanti, energia, trasporti e produzione, che comprime i margini e rende sempre più difficile sostenere l’attività.
Il farmacista: “Dal 16 del mese mi chiedono credito per i medicinali”
La testimonianza che porta il racconto oltre i campi arriva da un farmacista, presente a titolo personale. Lo precisa subito a Polimeni: “Non rappresento l’ordine, rappresento me stesso”. Poi descrive ciò che osserva nel proprio lavoro: “Dal 16 del mese in poi la gente mi chiede credito per acquistare i farmaci”. Accanto alla sua postazione, racconta, tiene una “libretta”, sulla quale annotare i conti da saldare. È una testimonianza individuale, ma restituisce la concretezza delle difficoltà denunciate in piazza: non soltanto serbatoi da riempire, anche medicinali da pagare.
Gli organizzatori: “Una protesta civile, le famiglie si uniscano”
La mobilitazione “L’Italia scende in piazza” è promossa dal Movimento popolare nazionale insieme a Popolo di Calabria, Movimento territorio e agricoltura, Gda Associazione Tutela Agricoltori, Gruppo agricoltori del Crotonese e Comitati riuniti agricoli – Cittadini italiani. I promotori Giancarlo Greco e Antonio Zangari collegano il caro carburanti alle importazioni che contestano come sleali e allo squilibrio tra i prezzi riconosciuti ai produttori e quelli praticati al dettaglio. Di fronte alle tensioni, il loro richiamo è esplicito: “Invitiamo tutti a una protesta strettamente civile”. E aggiungono: “Chiediamo la massima tranquillità e rivolgiamo un invito aperto a tutte le famiglie affinché si uniscano a noi in modo pacifico”. Il presidio crotonese, secondo quanto riferito dall’AGI, potrebbe proseguire anche nei prossimi giorni. Sulle strade resta una domanda che riguarda anche chi oggi attraversa quelle code: quanto può reggere un territorio se produrre costa sempre di più e il reddito non basta a coprire le spese?













