18 Luglio 2026
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Caso La Rada, l’imprenditore Cascasi: “Basta, mi arrendo. Così si uccide il turismo a Vibo Marina”

L’imprenditore denuncia il mancato riscontro dell’Autorità portuale e annuncia di voler rinunciare all’investimento dopo il sequestro dello stabilimento

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Dopo il sequestro di ombrelloni e lettini dello stabilimento balneare La Rada di Vibo Marina e l’annuncio dell’avvio del procedimento di revoca della concessione demaniale, arriva la replica di Francesco Cascasi, che affida a una lunga lettera aperta la propria versione dei fatti, contestando l’operato dell’Autorità di Sistema Portuale e denunciando quella che definisce una gestione amministrativa contraddittoria.

Nella missiva, l’imprenditore sostiene che la gestione della concessione da parte della Gramaca Srl fosse da tempo conosciuta e autorizzata dall’Autorità Portuale e attribuisce l’attuale situazione alla mancata risposta alle richieste di proroga dell’autorizzazione al sub-affidamento previste dall’articolo 45-bis del Codice della Navigazione.

“Scoprono oggi ciò che sapevano dal 2021”

Cascasi esordisce dando conto della comunicazione ricevuta dall’Autorità Portuale. “Oggi sono io direttamente portatore di un’altra notizia, ancor più dirompente di quella di ieri: in data odierna l’Autorità Portuale ha comunicato l’avvio del procedimento per la revoca della concessione in capo a La Rada perché, guarda caso, ieri avrebbero appurato, in seguito al sequestro, che vi sarebbe stata l’abusiva sostituzione di altri nel godimento della concessione”.

Secondo l’imprenditore, la contestazione riguarderebbe la gestione dello stabilimento da parte della Gramaca Srl, ritenuta priva dell’autorizzazione al sub-affidamento.

Cascasi, però, respinge questa ricostruzione e afferma che l’Autorità Portuale fosse perfettamente a conoscenza della situazione. “Cominciamo con ristabilire una verità: dal 2021 l’Autorità Portuale sa, per averla autorizzata, che la concessione rilasciata alla Rada viene gestita dalla Gramaca”.

La ricostruzione della vicenda

Nella lettera viene ripercorsa l’intera storia amministrativa dello stabilimento. La società La Rada Srl, scrive Cascasi, è titolare della concessione demaniale sin dal 2000, con scadenza fissata al 31 dicembre 2027.

Dal 2011, invece, la gestione operativa del lido sarebbe stata affidata alla Gramaca Srl in forza di un contratto tra le due società. L’Autorità Portuale, secondo quanto riferito dall’imprenditore, avrebbe autorizzato il sub-affidamento nel novembre 2021, con validità fino al 31 marzo 2026, termine coincidente con quello del contratto.

Prima della scadenza, il 2 marzo 2026, La Rada avrebbe presentato domanda di proroga dell’autorizzazione. “Nessuna risposta o comunicazione arriva dall’Autorità Portuale”, scrive Cascasi, aggiungendo che sarebbero stati successivamente inviati due solleciti, l’11 giugno e il 6 luglio.

“L’istruttoria era ancora aperta”

Secondo la ricostruzione dell’imprenditore, soltanto il giorno del sequestro sarebbe arrivata una comunicazione ufficiale. L’Autorità Portuale, riferisce Cascasi, avrebbe spiegato che l’istruttoria sulla richiesta di proroga non era ancora conclusa e avrebbe concesso 15 giorni di tempo per fornire ulteriori chiarimenti riguardanti alcune demolizioni richieste in esecuzione di una sentenza del Consiglio di Stato.

Per Cascasi è proprio questo l’aspetto più contraddittorio dell’intera vicenda. “Così mentre il 16 luglio ci dice che l’istruttoria sulla richiesta di proroga è in atto e concede 15 giorni per rispondere, il giorno dopo cambia idea, scopre che la Gramaca è priva di autorizzazione e decide che La Rada e la Gramaca se ne devono andare”.

“Uno strabismo amministrativo”

La critica all’operato dell’Autorità Portuale diventa ancora più netta nelle pagine successive della lettera. “Oggi, con un evidente strabismo amministrativo, l’Autorità Portuale cade dalle nuvole e dopo aver scoperto che la concessione della società La Rada è esercitata dalla Gramaca ne preannuncia la revoca”.

Cascasi evidenzia inoltre come negli ultimi anni la Gramaca abbia intrattenuto numerosi rapporti con la stessa Autorità Portuale, partecipando ai procedimenti riguardanti la vicina Meridionale Petroli, presentando osservazioni, diffide, richieste di risarcimento danni e un ricorso al Tar di Reggio Calabria.

Secondo l’imprenditore, tutti elementi che dimostrerebbero come l’amministrazione fosse pienamente consapevole del ruolo svolto dalla società nella gestione dello stabilimento.

“Mi arrendo, è una sconfitta per Vibo Marina”

Il finale della lettera assume toni profondamente amari. “Per parte mia ho già deciso di dire basta, mi arrendo”. Cascasi sostiene di avere investito risorse economiche e personali per sviluppare una struttura destinata a valorizzare il turismo della città. “Ho investito risorse spirituali ed economiche per un investimento sul turismo a Vibo Marina in grado di creare occupazione e mi trovo a dover dire alle persone che si sacrificano per portare avanti il Lido La Rada che dovranno trovarsi un’altra occupazione”. La conclusione è affidata a un’amara riflessione. “Non mi pare un buon risultato, soprattutto per la città”.

La vicenda resta ora all’esame delle autorità competenti. Da un lato prosegue il procedimento amministrativo avviato dall’Autorità di Sistema Portuale sulla concessione demaniale; dall’altro, le società interessate hanno annunciato di voler far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti, contestando la ricostruzione amministrativa che ha portato al sequestro delle attrezzature dello stabilimento balneare.

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