21 Settembre 2026
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Centri di permanenza per il rimpatrio, medici calabresi nel mirino: “La salute non è un reato”

L’Asmev regionale difende i sanitari indagati per i presunti falsi certificati: “Agire in scienza e coscienza, senza logiche politiche”

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“Esprimiamo solidarietà ai medici  coinvolti nell’inchiesta sui presunti falsi certificati di non idoneità al trattenimento in un Centro di permanenza per il rimpatrio”. Così Cosmo De Matteis,  dell’Associazione “Asmev Calabria” (Onlus di medici volontari operanti su territorio nazionale e in diversi contesti esteri, tra i quali l’Eritrea in Africa).

A cosa servono le visite

De Matteis aggiunge: “Le visite per l’idoneità dei migranti irregolari prima di essere trasferiti nei Centri di permanenza per il rimpatrio servono per attestare se vi siano condizioni che rendono la persona incompatibile con la detenzione nel centro. Sono controlli medici finalizzati a verificare che una persona non abbia malattie contagiose, problemi di salute cronici, disturbi psicologici o psichiatrici che non potrebbero essere curati dentro a un CPR, anche perché in molti casi non ci sono ambulatori medici al loro interno, ma solo presidi sanitari con un medico presente per alcune ore al giorno. I medici sottoposti all’inchiesta, s’ipotizza, avrebbero volontariamente firmato certificati incompleti o attestato condizioni non vere, come una patologia o un rischio per la salute, per evitare che i migranti entrassero nei CPR, facendoli risultare non idonei”.

“Agire in scienza e coscienza”

Poi conclude: “Rammentiamo che i medici hanno il dovere etico e giuridico di agire in scienza e coscienza, con l’unico obiettivo della tutela della vita e della salute. I medici valutano solo lo stato di salute dei pazienti, non sono deputati ad esprimersi su altre questioni. La loro azione medica non può essere sottoposta a logiche di parte e di natura politica. Esprimiamo, per queste ragioni,  tutta la nostra solidarietà ai medici coinvolti nell’inchiesta, perché la cura non è un reato e non deve discriminare nessuno, conclude De Matteis.

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