Aveva 49 anni Massimo Mesiani, nato a Locri, nel Reggino, e residente da tempo a Milano. È morto nella notte tra sabato e domenica dopo un violento incidente stradale nella zona di Lampugnano, all’incrocio tra via Benedetto Croce e via Quattrocchi.
Mesiani viaggiava in sella alla sua Suzuki SV1000 quando si è scontrato con una Citroën C3 condotta da un uomo di 43 anni. L’urto è stato molto violento: il motociclista è stato sbalzato per diversi metri ed è finito sull’asfalto. Per lui i soccorritori non hanno potuto fare nulla. L’automobilista, invece, è stato trasportato in codice verde all’ospedale San Carlo.
La dinamica è ancora oggetto degli accertamenti della Polizia locale. Secondo le prime ricostruzioni riportate nelle cronache, la moto procedeva lungo via Quattrocchi mentre la vettura impegnava l’incrocio. Dopo l’impatto, la Citroën è finita sullo spartitraffico centrale, abbattendo anche un palo semaforico. Gli investigatori stanno acquisendo gli elementi utili a stabilire con precisione la sequenza dell’incidente.
Dal ristorante di Angera alla vita milanese
Prima di lasciare il mondo della ristorazione, Mesiani aveva gestito il Bohemian Rhapsody di Angera, sul lago Maggiore, in provincia di Varese. Il locale era stato aperto nel 2019 e la sua attività nel settore aveva preceduto l’esperienza di Angera.
Il suo nome era diventato noto anche al di fuori dell’ambito locale nel febbraio 2021, durante la fase più dura delle restrizioni legate alla pandemia di Covid-19. Mesiani aveva aderito alla mobilitazione di alcuni esercenti contrari alle limitazioni imposte alle attività di ristorazione e aveva scelto di mantenere aperto il proprio locale, affiggendo sulla porta un volantino di protesta.
La protesta contro i Dpcm
In quell’occasione Mesiani aveva spiegato alla Prealpina, in un’intervista del febbraio 2021, le ragioni della sua decisione. Sapeva, aveva detto, di poter essere sanzionato, ma sosteneva di voler continuare a lavorare per poter sostenere i costi dell’attività, dagli stipendi dei dipendenti alle utenze.
“Devo pagare gli stipendi ai dipendenti oltre alle bollette“, aveva spiegato nell’intervista, contestando anche l’entità dei ristori ricevuti fino a quel momento. La dichiarazione è stata successivamente ripresa dalla stampa nel ricostruire la sua vicenda personale. Mesiani sosteneva inoltre che il ristorante fosse stato adeguato alle misure di sicurezza previste durante la pandemia e che il distanziamento tra i tavoli consentisse, a suo giudizio, di lavorare garantendo la sicurezza dei clienti. Quelle parole accompagnavano la scelta di non aderire alle chiusure previste dai provvedimenti allora in vigore. La protesta gli aveva procurato anche sanzioni da parte delle forze dell’ordine, secondo quanto riportato dalle cronache successive. La sua posizione era quindi diventata parte del dibattito pubblico sulle conseguenze economiche delle restrizioni per bar e ristoranti.













